La strategia della tensione

Cisterna denuncia Lo Giudice. La “strategia della tensione” inaugurata nel 2010 a Reggio Calabria, ha lasciato alcuni interrogativi che potrebbero risolversi a partire dalle indagini su Nino Lo Giudice, a seguito della denuncia del procuratore aggiunto della Dna, Alberto Cisterna. La notizia, sconvolgente quanto inattesa, è arrivata dalla Procura della Repubblica di Perugia che ora porterà avanti le indagini contro “il nano” Lo Giudice. Secondo quanto si è appreso, pare che Cisterna non si sia limitato soltanto a denunciare il pentito che ha puntato il dito contro il suo operato, ma abbia altresì chiesto che venga fatta chiarezza sui “pupari” che avrebbero manovrato il collaboratore di giustizia. Secondo la tesi di Cisterna, Lo Giudice, dunque, non starebbe agendo da solo, ma dietro di lui ci sarebbe una attenta regia che controlla le dichiarazioni rese finora ai magistrati, specie per quanto riguarda alcune notizie che interessano direttamente il numero due del procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso. Secondo Cisterna, già prima del 30 novembre 2010, giorno in cui il pentito accusò il procuratore aggiunto della Dna, sarebbe accaduto qualcosa per cui il collaboratore di giustizia ha invertito la rotta, cominciando ad accusarlo. Ma Cisterna ci ha messo un po’ di tempo prima di denunciare Lo Giudice, anche perché, a sostegno delle sue dichiarazioni ha portato con sé, dinanzi ai magistrati perugini, una serie di documenti e riscontri sulle sue dichiarazioni e su quelle di Lo Giudice. A partire dal presunto gommone preso a Milazzo, alle schede richieste a Luciano Lo Giudice per Massimo Stellato, fino alla presunta bomba nel motoscafo di Cisterna, sono tutte circostanze che il procuratore della Dna ha smontato e con tanto di prove. Dai documenti presentati da Cisterna si capirebbe che le dichiarazioni del pentito sono prive di fondamento. Cisterna ha chiesto inoltre ai magistrati che hanno raccolto le sue dichiarazioni, di fare luce anche su come sia stato possibile che un giornale locale calabrese, nel giugno del 2010, abbia anticipato la causa delle bombe prima ancora che fosse commesso l’attentato a Di Landro e fosse stato messo il bazooka per Pignatone davanti al Cedir. L’altro interrogativo di Cisterna riguarda l’altro pentito, Consolato Villani, pure lui appartenente alla cosca Lo Giudice, che si è recato negli uffici di via Giulia per chiedere di parlare con Grasso e non avendo trovato nessuno si è recato a Bologna e in nessun altra stanza del Cedir di Reggio Calabria. Come mai a Reggio Calabria ci si fidava solo di Grasso? Le dichiarazioni di Cisterna aprono a una serie di interrogativi ma, soprattutto, sollevano un polverone in riva allo Stretto. Perché se si arrivasse alla fase processuale, l’attendibilità delle dichiarazioni di Lo Giudice verrebbe compromessa. E nel mirino, ancora una volta, ci sono le procure.