Aspettando nell’hotel angoscia

“No, non ho notizie. Non ce la faccio più, spero solo che ci dicano qualcosa”. La donna strappa pezzi di parole al pianto per urlare al telefonino la sua disperazione. E’ uno dei familiari dei dispersi del naufragio della “Costa Concordia”. Insieme agli altri, italiani e stranieri, è ospitata all’”Hotel Sole”, l’albergo dell’angoscia al centro di Orbetello. E’ qui che aspetta notizie che non arrivano, è qui, in questo albergo di tre piani che d’inverno non apre mai, che non perde di vista per un attimo il cellulare in attesa di uno squillo. L’annuncio che era giusto sperare, che una mamma, un figlio, un marito, ce l’ha fatta, è stato ritrovato. Nella minuscola e decadente hall dell’albergo ci sono i volontari della Croce Rossa e alcuni funzionari della Costa-Crociere particolarmente solerti nel blindare i familiari dei dispersi da ogni contatto con i giornalisti. La proprietaria dell’albergo non affitta stanze ai cronisti, e quando li vede li invita ad allontanarsi. Strane cose accadono attorno al naufragio del “Titanic italiano” , troppi misteri e qualche omertà di troppo. Ma il buco nero che a quattro giorni dalla tragedia fa più impressione, è quello sul numero dei dispersi. Quanti sono nessuno è in grado di dirlo con certezza. Sono 16, dice la prefettura. Una cifra che però non quadra con altre notizie e altri numeri che circolano. Una parla di sette passeggeri e sei membri dell’equipaggio ancora da trovare. Guido Westervelle, ministro degli Esteri tedesco, non esclude “altre tristi notizie”, riguardo alle vittime del suo paese. I tedeschi imbarcati, informa la filiale della Costa Crociere in Germania, erano 566, e le vittime sarebbero almeno 12. Non si hanno notizie, informano ambienti diplomatici Usa, di due turisti americani, e dalla Francia un portavoce del ministero degli Esteri fa sapere che si teme per la sorte di 4 francesi. Gli italiani dati per dispersi sono cinque. Quanta gente c’è ancora nella pancia della nave in bilico su un costone a 30 metri di profondità e col rischio che le onde (fino a domani le previsioni danno mare piatto, da giovedì e per tutto il week-end vento e onde fino a 2 metri) la facciano scivolare a 70 metri? “Abbiamo 36 ore di tempo per cercare i dispersi – ci dice un operatore della Capitaneria di Porto – poi tutto sarà più difficile”. Nessuno darà queste notizie ai disperati dell’Hotel del Sole, che passeggiano nervosi col cellulare tormentato tra le mani sotto le vetrine di un negozio che beffardamente si chiama “Antica marineria”.
Piangono e aspettano e si raccontano le storie dei loro cari. Piccole grandi storie di coraggio e umanità. Nicole Servel, turista francese di 61 anni, non dimenticherà mai il gesto del marito. “Avevamo un solo giubbotto di salvataggio e me lo ha dato. Tu non sai nuotare mi ha detto. Ci siamo lanciati in acqua insieme, faceva molto freddo, lui mi tranquillizzava con lo sguardo. Mi sono adagiata sul suo corpo, poi non l’ho più visto”. Giuseppe Girolamo, 30 anni e la passione per la musica, era il bassista dei “Dee Dee Smith”, uno dei gruppi musicali che allietava le serate dei crocieristi. I suoi amici di Alberobello lo stanno cercando su Facebook convinti che sia ancora vivo, forse sotto choc ricoverato in qualche ospedale. La mamma e lo zio sono arrivati ieri a Grosseto per avere notizie. “Forse – ci dice uno di loro – farà come quei turisti giapponesi, erano dati per dispersi, ma stavano a Roma e hanno telefonato”. E’ la “Spoon River” del mare di fronte all’Isola del Giglio scritta da chi ancora spera. Dove c’è posto per Rosina D’Introna, sposa trentenne in viaggio col marito e cinque familiari. Non sapeva nuotare, ma si è buttata dalla nave col giubbotto. Quando gli altri cinque sono arrivati a riva, di lei più nessuna traccia. Svanita. E dove sarà William Arlotti, che era in viaggio con la figlia Daiana di cinque anni e la fidanzata Michela. Sua cugina Sabrina ha il cuore devastato dal dolore e dalla rabbia. “Nessuno dei tre aveva un salvagente, li hanno chiesti a un marinaio che ne ha rimediati solo due. William ha voluto che li indossassero la figlia e la fidanzata”. E si è perso tra le onde insieme alla sua Daiana. E che beffa la sorte di Maria Grazia Trecarichi e Lucia Virzì. I familiari erano stati rassicurati, i loro nomi comparivano nella lista dei passeggeri salvati, ma loro non davano notizie, non telefonavano, come volatilizzate. “Ho ricevuto la telefonata di Maria Grazia – racconta un amico chiamato al cellulare nella notte del naufragio – era poco dopo la mezzanotte. Mi ha detto che era a bordo della nave ormai inclinata, era con la sua amica e stavano scivolando verso il mare. Sentivo anche Lucia urlare, disperarsi perché non sapeva nuotare. Poi ho sentito solo un tonfo”.

(pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 17 gennaio 2012)