Appuntamento con il boss/2

U “Zu Cicciu” aveva fatto conoscere suo figlio agli amici. Era ovvio che, dopo la sua scomparsa, tutto doveva passare nelle mani del rampollo. E ora prima di prendere una decisione bisognava parlare con lui, almeno farglielo sapere.
La sua, in fondo, è stata sempre una posizione privilegiata. Portava gli ordini del padre. Ma sempre di comandare si trattava. Quando arrestarono Totò Riina, erano tutti molto nervosi per le ripercussioni che il fatto avrebbe avuto su Cosa Nostra.
“Finchè non si riuniscono le provincie e fanno di nuovo il coso….ora fanno quello che vogliono, perché neanche più rapporti con lui ci danno”.
Ha sempre saputo arrivare al momento giusto. I pizzini, con i nominativi di quattro agenti della polizia penitenziaria da eliminare “a fine mese”, erano stati scritti di suo pugno. E nessuno ha mai fatto obiezioni.
“Digli che se ne parlerà verso fine mese farlo, perché ancora non è ora. Io prima mi devo vedere con i Corleonesi”.
Il rispetto o ce l’hai o no. E lui è un uomo d’onore, proprio come suo padre. È un fatto di sangue.
E’ uomo di comando ma sa essere operativo, spara da quando era ragazzino. Uccidere non è un problema per lui. È forte, intoccabile, protetto nella sua interminabile latitanza. Ha certamente dimostrato di essere “il capo”, dentro e fuori l’organizzazione. Ha dettato le regole dei nuovi business e ha saputo farli fruttare.
Non è stato tradito ed è ancora venerato. Dell’ultimo padrino, per ora, non si può fare a meno, perché sarebbe Cosa Nostra a farne le spese. Forse quel cane di bronzo con la testa mozzata è l’ultimo compagno fedele al suo fianco …

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