Appuntamento con il boss/12

Le cose non sono cambiate a Trapani. La realtà è sempre la stessa. I modus operandi sono sempre identici. Le stragi sono un brutto ricordo ma non sono servite a cancellare il fenomeno mafioso che, probabilmente, può essere attenuato e non debellato. Cosa nostra non è né la ‘ndrangheta né la camorra e il fatto che si sia resa così invisibile la rende ancora più forte e impenetrabile. La filosofia della nuova Cosa nostra sta in Alessio, nelle sue ragioni che quasi legittimano l’organizzazione.
Alessio si occupa di tutto e ciò diventa normale nelle piccole realtà. Non a Palermo ma a Trapani, dove le vie di comunicazione sono sempre precarie, dove gli interventi strutturali arrivano tardi, dove la comunicazione è solo locale e non interessa i media nazionali. Quaggiù è normale che gli imprenditori vadano a cercare i mafiosi e non viceversa. Chi ha bisogno di lavorare ha bisogno di persone come Alessio, che gli garantiscono questa possibilità. Oggi Cosa nostra non è rappresentata solo dalla parte armata, ma assistiamo all’attualizzazione di un pensiero antichissimo.
Nel Dna di Alessio ci sono i metodi di una filosofia mafiosa che in parte si è dato da solo. Intelligente quanto ipocrita nella lettura della realtà. Una realtà che non esiste, che è sbagliata, che quel cacciatore tenta di riportare alla normalità. E lui sa tutte queste cose. Guarda dal buco della serratura il mondo e si sente il sovrano della sua provincia. Quello che lo circonda è suo, frutto di omicidi e sangue. Quante lacrime sopra questa ricchezza che non serve a nessuno. Le regole sono ormai sconvolte. Ma avrà lasciato qualche traccia e quel cacciatore che non dorme la notte per mettere a posto i pezzi del puzzle, sa di poter seguire anche la strada dei suoi averi, dove lo porterà?