‘Ndrangheta, don Panizza invita la stampa a parlarne di più

In Calabria esiste un problema d’informazione. Le notizie di una regione, stretta nella morsa criminale, spesso non trovano spazio nei quotidiani nazionali e, a volte, nemmeno in quelli locali. Per don Giacomo Panizza, il sacerdote antimafia che vive a Lamezia Terme, la battaglia per la legalità dev’essere portata avanti da tutte le forze sane del territorio, cittadini e istituzioni. Anche l’informazione, in questo senso, deve fare la sua parte. Don Panizza, che ha partecipato alla marcia della Pace a Polistena – accogliendo l’invito di don Pino De Masi (referente di Libera) e dell’associazione “Il Samaritano”, dal palco di piazza della Repubblica ha denunciato la serie di attentati ed intimidazioni mafiose che da un mese e mezzo interessano Lamezia, la città in cui il prete opera da 30 anni. “Nella stessa strada dove opera la mia comunità (“Progetto Sud” e centro Luna Rossa, destinatario della bomba fatta esplodere la notte di Natale, ndr), da tempo stanno avvenendo attentati e i giornali, nulla. In Calabria – ha aggiunto don Panizza – c’è bisogno di dar voce a tutte le persone che vengono colpite, a tutti coloro i quali vengono calpestati. I mass media hanno dato la notizia solo a seguito dell’intimidazione che ha colpito la mia comunità. I giornali hanno parlato solo di noi, ma la ‘ndrangheta occupa il territorio e non la si combatte dando spazio solo ad alcuni”. Don Panizza si è poi rivolto ai giovani “responsabili del cambiamento”. Prendendo spunto dal messaggio del Papa, in occasione della Giornata mondiale della pace, il parroco li ha invitati a impegnarsi e desiderare il cambiamento. Senza i giovani “che mi hanno aiutato da quando sono arrivato in Calabria, non avrei potuto fare nulla nei confronti dei tossicodipendenti, degli immigrati, degli ammalati” ha aggiunto, spiegando pure che l’ambizione di questi giovani dovrebbe essere quella di restare in Calabria, nella propria terra, dove far valere le singole capacità. Alla manifestazione anche Francesco Azzarà, il volontario di Emergency recentemente liberato, dopo il rapimento in Darfur avvenuto lo scorso agosto.

Francesco Azzarà ha definito questo tipo di iniziative come “atti concreti” grazie ai quali è possibile vincere la ‘ndrangheta. Non si è dimenticato poi di ringraziare tutte le persone che sono state vicino ai suoi familiari durante il suo rapimento. “Se hanno sofferto di meno – ha aggiunto il giovane calabrese – è stato anche grazie alla vostra vicinanza”. Poi ha proseguito la lunga marcia silenziosa per le vie della città. Una marcia che nasce dall’impegno di don Pino De Masi, che da 24 anni porta avanti l’iniziativa che si svolge ogni capodanno. “L’impegno per la giustizia e per la pace che si rinnova è l’unico – ha chiarito don De Masi – perché non c’è più tempo per perdere tempo. In una regione in cui stranamente nel suo dialetto non esiste un tempo futuro, c’è un tempo che invece va osato: è il nostro tempo. Questo in cui bisogna forzare l’aurora a nascere. Siamo qui a cantare la speranza in un mondo senza pace e in una terra dove la delinquenza organizzata, l’illegalità diffusa, i soprusi, rendono impossibile la vita delle persone. Siamo qui proprio per dare voce a quei giovani che vogliono uscire dalla rassegnazione”. In marcia anche il presidio di Libera e Valle del Marro, la cooperativa che lavora sui terreni confiscati alla ‘ndrangheta. Tanti i cittadini che hanno preso parte alla manifestazione illuminando con le fiaccole accese per la pace e per la libertà dalle mafie, le strade di tutta la città. Perché la fiamma della speranza ancora non si è spenta nemmeno in Calabria, in una terra difficile dove la gente onesta cerca il riscatto, il cambiamento. E l’invito di don Pino è stato proprio questo: partecipare uniti al cambiamento, desiderarlo, fare di tutto per ottenerlo. Prima del corteo la messa del vescovo della diocesi di Oppido-Palmi, Luciano Bux, che ha richiamato i giovani alla “responsabilità”. “La pace – per mons. Bux – deve stare prima di tutto dentro di noi”. Il 2012 a Polistena è stato salutato così: con i colori della pace con i sorrisi della gente che non si piega alla mafia. Pochi i politici locali presenti. Forse non se la sono sentita di sfidare… il freddo pungente!