Todo modo in Calabria

Cosa deve più succedere in Calabria perché la politica abbia un sussulto di dignità? Cosa deve succedere ancora? Francesco Morelli è il secondo consigliere regionale arrestato per mafia, prima di lui è finito in manette Santi Zappalà. Entrambi eletti nelle lostre Pdl-Scopelliti presidente, entrambi supervotati, entrambi portatori di consensi e quote di potere alla maggioranza che governa la Calabria e al suo governatore.  Nelle carte dell’inchiesta milanese sulla cosca Lampada si traccia un quadro drammatico dei rapporti tra mafia e politica in Lombardia e in Calabria. Non è solo Morelli, basta leggere i giudizi pesantissimi che vengono dati su altri consiglieri regionali e uomini della giunta, i documentati rapporti che questi intrattengono con esponenti della ‘ndrangheta per mettersi le mani nei capelli. I giornali hanno scritto tutto, tutto è noto, nessuno può dire di non sapere. Tutti hanno la possibilità di giudicare e decidere.

Ieri si è riunito il Consiglio regionale. Un normale cittadino si sarebbe aspettato che la maggioranza riconoscesse i proprio errori, che il governatore si presentasse in aula per ammettere di aver sbagliato nella selezione degli uomini. Scopelliti era il candidato alle scorse elezioni, era anche il coordinatore regionale del Pdl e il capo della lista che porta il suo nome. Toccava a lui decidere le candidature, scegliere, valutare, dire dei sì e dei no. Tutto era nelle sue mani. Ma ha scelto male, ha preferito i portatori di consensi. I voti, come i soldi, non hanno odore. Avrà pensato così. E l’opposizione? Il Pd, Italia dei Valori? Ci saremmo aspettati ordini del giorno, prese di posizione, scontri epici. Zero assoluto. I capigruppo hanno deciso di tacere e di affidarsi ad un documento letto dal presidente dell’Assemblea, Francesco Talarico. Queste le sue parole: “Vogliamo ribadire, dagli elementi che sono a nostra conoscenza, che i reati contestati non sono relativi all’esercizio del mandato di consigliere regionale ed alla sua (di Morelli, ndr) funzione di Presidente della Commissione bilancio”. Si tratta di “responsabilità personali”. Come se Morelli avesse offerto protezione e vantaggi al giudice Giglio, la promozione della moglie prima al comando di una Asl sciolta per mafia, poi ai vertici della burocrazia regionale, da solo e a titolo personale, senza l’aiuto, ampiamente dimostrato nelle carte dell’inchiesta, del capogruppo del Pdl e dello stesso governatore Scopelliti. Tace l’opposizione, parlotta solo Idv e dice parole incomprensibili per chiosare un passaggio della pm Ilda Boccassini sulla trasversalità politica della ‘ndrangheta. “La suddetta affermazione, dal tenore molto presuntivo, rischia di ingenerare ulteriore sfiducia dei cittadini nei confronti del mondo politico e istituzionale”. Affermazione presuntiva? Ma dove siamo, che significa? Ma è presuntiva la penetrazione dei Tegano nella più importante società di servizi del Comune di Reggio? E’ presuntivo il ruolo di Giovanni Zumbo, spione al servizio delle cosche e collaboratore di uomini politici al vertice della Regione? Sono presuntivi i cinque pentiti-cinque che parlano dell’appoggio elettorale al governatore Scopelliti? E questa sarebbe l’opposizione? Manca il Pd, ma alla presa di posizione di Idv c’è una infastidita risposta del capogruppo Sandro Principe. Ecccola: “Dopo che il presidente Talarico ha pronunciato il suo discorso, per come d’accordo, nessuno è intervenuto per confermare il generale consenso. Dispiace assai che, con comportamenti discutibili, da parte di taluni, si sia tentato di interpretare il ruolo di primi della classe, sminuendo il senso di responsabilità che collettivamente deve indurre a fronteggiare tali situazioni”. “Generale consenso!”: c’è da rimanere basiti. Piccoli battibecchi, scaramucce, in un assurdo politichese da paglietta meridionali e mai un cenno di sdegno, una critica, un voler approfondire il male che ha già divorato la Calabria intera: il rapporto stretto mafia e politica. E allora ha ragione il pentito Roberto Moio quando afferma che “la ‘ndrangheta è la politica e la politica è la ‘ndrangheta”. E purtroppo non è finita qui, perché nei prossimi giorni assisteremo a cose da voltastomaco. Convegni antimafia, eruditi dibattiti già programmati, alcuni discetteranno di “zona grigia”. Andate a vedere la platea degli oratori da chi sarà composta.

Povera Calabria, con il suo Consiglio regionale trasformato in una sorta di Eremo Zafer, quello immaginato da Sciascia in Todo Modo. Qui cardinali, ministri e intellettuali, riuniti nel ritiro spirituale ritenevano che tutto fosse ammesso per salvare la Chiesa (IL POTERE), soprattutto il silenzio e l’omertà