Rossi Doria, dalla strada al Governo

“La mia casa è sgarrupata, sgarrupate le pareti,sgarrupato è il tetto, sgarrupato è il pavimento e certe volte mi sento sgarrupato pure io“. Questo è il tema che Gennarino, alunno di una scuola ’sgarrupata’, termine che in dialetto napoletano sta ad indicare “disastrata, che cade a pezzi”, proprio come la sua vita: lo consegna ad un maestro di strada, il mitico Marco Tullio Sperelli di ’Io speriamo che me la cavo’. Quello era un film che odorava di neorealismo e attualità.
Oggi, è la scuola sembra proprio non essersela cavata dopo i taglidel duo Gelmini – Tremonti che, prima di tornare a casa, ha tagliato circa 8 miliardi di euro e 130 mila posti di lavoro scomparsi. Tra le ’fredde’ figure dell’altrettanto ’freddo’ Governo tecnico del professor Monti, tra i vari ministri e sottosegretari in doppio petto, a viale Trastevere spunta un personaggio di “cuore”. Definito a ragione ’maestro di strada’, Marco Rossi Doria, napoletanissimo fondatore del progetto Chance per combattere la dispersione scolastica, è stato voluto come sottosegretario dal neo Ministro all’Istruzione, Francesco Profumo.
Lui il maestro di scuola elementare, napoletano, abituato a girare nei vicoli dei quartieri Spagnoli, di Forcella, della Sanità alla ricerca di scugnizzi da educare: uno a cui la cattedra e il registro stanno stretti, perché se la vita di un bambino è per strada, allora la strada deve diventare la sua scuola. “Non sto insegnando a leggere, scrivere e far di conto. Seguo i ragazzi in quanto giovani cittadini e non più come alunni. Cittadini che crescono al contatto con molte esperienze e altre cose del mondo. Sono cose fuori dalla scuola. Occasioni o la mancanza di occasioni. E sto guardando giovani cittadini che esplorano il loro futuro mondo da dentro e non di lontano. Giovani cittadini. Muniti di volontà e circondati da penurie e incertezze. Li seguo per quello che apprendono ed imparano oltre e fuori le mura delle scuole. O per quello che usano della scuola fuori dalle sue mura. O per le rare volte che sono ascoltati a scuola per quel che sanno del mondo”.
Cittadini di domani, perché oggi i ragazzi di Rossi Doria hanno spesso conosciuto il carcere magari per piccoli scippi, sanno già come si fa il palo allo spacciatore del quartiere, scorazzano a bordo di motorini in lungo e largo per Napoli. Anche a loro banchi e libri forse stanno stretti. Da venti anni Rossi Doria si occupa di formare altri suoi colleghi che hanno deciso di sposare la sua ’missione’. Già perché per lui il mestiere di insegnante è questo una missione frutto di una vera e propria vocazione. “Educare è un mestiere dannatamente serio e che ha a che fare molto seriamente con chi siamo: si tratta prioritariamente di incontro, di relazione umana e la qualità dell’incontro tra chi insegna e chi impara, tra chi educa e chi è educato è certamente biunivoca, ma soprattutto ha a che fare moltissimo con quel che, da dentro, ci ha spinto ad insegnare. Davanti ai più piccoli e ai più giovani, presto o tardi, per quanto si voglia o si possa rimandare la domanda, ci si trova disarmati come davanti a sé stessi e ci si chiede di nuovo, chi sono io?”.
La strada come la terra paterna. Marco è figlio di cotanto padre, quel Manlio Rossi Doria antifascista, meridionalista, amico e fratello dei contadini. Il professore che proponeva una riforma agraria adeguata per restituire dignità a chi lavorava le terre dell’Osso del Mezzogiorno. Stessa grinta e obiettivi diversi, ma non troppo: perché la libertà e la dignità di ogni essere umano parte dalla sua formazione. Napoli, ma non solo. Marco Rossi Doria è stato maestro di strada anche in Africa, in Sudan: non solo Napoli, quindi, ma anche realtà geograficamente differenti, con povertà diverse, eppure sempre seguendo lo stesso obiettivo.
L’abbandono precoce della scuola nella civilissima Italia consegna numeri agghiaccianti. Mediamente in un anno la dispersione scolastica si arricchisce di 900.000 persone: cioè oltre il 20% di giovani tra i 16 e i 24 anni, una percentuale che segna un più 5% rispetto alla media Europea. Un fenomeno che riguarda chiaramente gli strati più poveri della popolazione, quelli tristemente destinati ad ampliarsi, dove completare gli studi dell’obbligo diventa una spesa insostenibile. “La scuola italiana – scrive Rossi Doria in un racconto pubblicato in ’Consiglio di classe. Gli scrittori raccontano la scuola italiana’ (Ediesse 2009) – resta una delle scuole più ‘di classe’, una scuola che non emancipa chi ne ha più bisogno. Come e più che ai tempi di Don Milani”.
E snocciola cifre “E’, infatti, sempre maggiore, almeno del doppio, la probabilità per un ragazzo il cui genitore ha un alto livello di istruzione di completare bene l’intero corso degli studi se paragonata con la probabilità di un ragazzo il cui padre ha solo l’istruzione di base. Il rapporto cambia, tuttavia, da paese a paese: 2,1 volte per la Germania, 2,4 volte per il Regno Unito, 2,8 per l’Olanda, 3,3 per Spagna e Francia, 3,6 volte nella media dell’Europa a 27. Ma ben 7,7 volte per l’Italia!”. Certo Rossi Doria non è ministro, così come è altrettanto certo che non basta essersi lasciati alle spalle due Ministeri ’sforbicioni’ per ritornare a pensare una scuola che non sia inquadrata come azienda, secondo gli ultimi quindici anni da governi di destra e di sinistra. Rossi Comunque Doria a viale Trastevere può e deve aprire un barlume per permettere alla principale istituzione italiana di poter quanto meno dire: “io speriamo che me la cavo”.

(pubblicato su www.lindro.it)