Migranti, fra emergenza e solidarietà

“Noi siamo persone come voi. Vogliamo lavorare per vivere, come voi. Siamo in difficoltà quando non c’è lavoro, come voi. Emigriamo per trovare lavoro come tanti di voi in passato e ancora oggi. Abbiamo famiglie, madri, fratelli, figli, come voi”. A Rosarno, nella Piana di Gioia Tauro, i migranti si sfogano così, chiedendo aiuto alle istituzioni e tolleranza ai cittadini italiani. In una lettera aperta mettono nero su bianco i loro stati d’animo, le loro paure ma, nello stesso tempo, rassicurano, non sono dei nemici, non sono diversi dagli italiani: “siamo come voi” ripetono.
Da Nord a Sud quello dell’integrazione resta un problema. Solo qualche giorno fa Firenze diventava teatro di una terribile strage in cui sono morti due senegalesi, mentre altri sono rimasti feriti. L’odio nei confronti dei ’neri’ si manifestava in tutta la sua brutalità. Anche a Firenze, come a Rosarno, però, i migranti hanno dato una lezione agli italiani. Hanno manifestato pacificamente rivendicando i loro diritti, ci hanno ricordato che l’Italia era il Paese dell’accoglienza. Era e non è più. Negli ultimi tempi, il Paese, complice anche la una crisi economica senza precedenti, si è spesso mostrato inadeguato a fare fronte a quella che è diventata l’emergenza migranti.
Negli ultimi anni, anche il governo ha preso provvedimenti più severi, con l’inserimento del reato di immigrazione clandestina (legge 95 del 15 luglio 2009) a fronte di una burocrazia piuttosto lenta per quanto riguarda il rilascio dei permessi di soggiorno. E, ancor prima, con la legge Bossi-Fini la divisione fra italiani e migranti è ancora più netta.
Eppure i problemi rimbalzano di anno in anno, da istituzione a istituzione. Non ci sono soldi né progetti per gli africani e si fa qualcosa solo quando la situazione sta per esplodere o è già esplosa. A Rosarno, per esempio, a due anni dalla rivolta dei migranti, che si ribellarono con la violenza al sistema di sfruttamento cui erano costretti, oggi ancora si va avanti a fatica. Quest’inverno i lavoratori stagionali che raccolgono le arance nella Piana di Gioia Tauro aspettano ancora una casa dove poter fare un bagno caldo la sera, dove potersi riparare dal freddo pungente dopo una giornata di lavoro nei campi e per giunta sottopagati. Una condizione, quella dello sfruttamento, da cui è difficile riemergere.
Il campo di accoglienza messo a disposizione dall’amministrazione comunale di Rosarno ha riaperto i battenti. Ma non c’è posto per tutti, al momento è occupato da un centinaio di migranti, ce ne sono molti di più. E a tal proposito bisogna sfatare un luogo comune. I migranti vivono accampati in tutta la Piana di Gioia Tauro, non solo a Rosarno dove comunque sono in numero maggiore. Circa 450-500 si trovano a Rizziconi e contrada La Spina, altri nei comuni di Candidoni, Melicucco, Taurianova, nelle campagne. Nella Piana ci sono circa 1400 migranti, 1000 nella zona di Rosarno, segno che la questione dovrebbe interessare tutti. La Provincia di Reggio Calabria, durante un vertice in prefettura per la sicurezza pubblica, si è impegnata col primo cittadino di Rosarno, Elisabetta Tripodi, a dare un contributo di venti mila euro in questa fase di emergenza. Mentre è stato annunciato l’arrivo di altri sette container della protezione civile. Il che significa nuovi alloggi. Abdulaye, uno dei migranti di Rosarno – durante il vertice in prefettura a cui ha partecipato – ha consegnato la lettera dei suoi connazionali al prefetto Luigi Varratta, che ha letto il testo ai presenti, stupiti e commossi.
Quest’anno, purtroppo, bisogna fare i conti con una crisi economica generale, che non consente alle istituzioni di sostenere appieno l’emergenza, tantomeno quella agrumicola, per cui i migranti non riescono a lavorare tutti i giorni, se va bene due o tre volte a settimana con un compenso bassissimo. La Regione Calabria, dopo gli annunci e il sostegno formale non ha poi pianificato alcun intervento per l’emergenza migranti. E finchè il governo e la Regione non si faranno carico dell’emergenza le associazioni, i volontari, la provincia e il comune di Rosarno da solo, possono solo provare a tamponare la situazione ma non a risolverla.
Nonostante le difficoltà in questo momento quello che colpisce è la solidarietà di tanti volontari che hanno a cuore la sorte dei ’fratelli africani’. Anche quest’anno, infatti, una donna che è stata battezzata come ’Mamma Africa’, ha riaperto la sua mensa. A 84 anni Norina Ventre prepara un pasto caldo ogni domenica per tutti gli immigrati. Le mensa va avanti con i soldi suoi e quelli dei volontari che l’aiutano. Norina conosce i loro nomi, le loro storie, le difficoltà di chi ha lasciato al proprio paese moglie e figli, di chi è dovuto scappare nonostante la giovane età, di chi è andato via col sogno di costruirsi una vita migliore. Mamma Africa è l’emblema dell’amore e della solidarietà incondizionata.
Come lei Giuseppe Pugliese, dell’associazione Africalabria e la rete dei volontari che lavorano con lui. Quando l’abbiamo chiamato era in Questura a Catanzaro perché erano arrivati i permessi di soggiorno per alcuni migranti. Giuseppe ha un contatto giornaliero con i migranti: lo chiamano, di lui si fidano. Quando gli chiediamo perché fa tanti sacrifici per loro, cosa lo spinge a stare vicino a queste persone, risponde senza lasciare spazio a interpretazioni: “Ognuno sceglie i proprio amici. E io voglio essere amico degli africani. È una questione di giustizia – afferma con estrema convinzione – e sono un compagno. Il mondo occidentale è responsabile del fatto che gli africani lasciano il loro paese d’origine. Noi li abbiamo colonizzati, noi gli succhiamo il sangue. L’Italia era quella che mandava i rifiuti tossici in Somalia”. Giustizia prima di ogni cosa per Pugliese: anche lui, che conosce bene la situazione, è convinto che ci sia bisogno di un serio intervento da parte della Protezione civile nazionale.
Un contributo importante è anche quello dei volontari di Emergency, che stazionano col loro furgoncino due giorni a settimana a Rosarno e fanno anche assistenza sanitaria gratuita ai migranti. “Mettere insieme tutte le forze è l’unico modo per uscire dall’emergenza” aggiunge Pugliese.
Due anni fa Wim Wenders ha girato in Calabria ’Il Volo’, un cortometraggio ispirato alle esperienze di accoglienza ed integrazione di alcuni paesi della Locride. Oggi, questi migranti sono impiegati nelle produzioni artigianali locali e contribuiscono a fare crescere l’economia di quei luoghi. Segno che le politiche di solidarietà e integrazione portano solo vantaggi al Paese. “Gli immigrati sono una risorsa” spiega oggi Pugliese. Se i migranti riuscissero a integrarsi con il resto della popolazione, se vi fossero leggi volte all’inclusione e non all’esclusione, allora l’immigrazione potrebbe davvero diventare una risorsa sia culturale che economica per il Paese.

(pubblicato su www.lindro.it)