Mafia: ucciso il nuovo boss americano arrivato da Castellammare del Golfo

Qualche anno addietro in gran segreto era tornato dagli States nella sua città siciliana, Castellammare del Golfo, dove vivevano i suoi cari. Si dice che sia giunto qui per avere la “benedizione” dei “padrini” siciliani per diventare quello che un mafioso castellammarese di solito diventa in America, e cioè un capo mafia, un boss, uno che comanda e lui giovanissimo, 35 ani, il “boss bambino” non a caso era anche soprannominato, era pronto a fare la scalata. Lo scorso 25 novembre però la sua ambizione è finita male, ucciso, e il suo corpo gettato in un fiume ghiacciato a Montreal, in Canada, che era la sua seconda città. Salvatore “Sal” Montagna, quarantenne, è finito così, la sua non è stata una uscita di scena da boss, quasi  il suo è stato l’omicidio di uno qualsiasi della malavita americana. Solo al funerale la “famiglia” ha cercato di rimettere le cose in ordine, tributandogli l’ultimo saluto come si deve, come quello che si riserva ad un capo mafia.

Forse in tutto questo c’è una coerenza per come Sal Montagna ha trascorso la sua vita, tra alti e bassi, in attesa di fare il salto di qualità, per questo era venuto in Sicilia per tornare negli Usa con il “timbro” di autenticità mafiosa marchiato sulla “pelle”. A New York aveva cominciato a far “carriera” diventando l’erede dei Bonanno, ma gli è stato fatale il ritorno a Montreal,  in Canada, dove, dopo avere patito un arresto, e una espulsione per immigrazione clandestina, da New York, voleva cominciare a comandare anche lì, profittando che un paio di faide avevano tolto di mezzo i vecchi boss e nel frattempo altri erano finiti arrestati, ma qualcuno non ha perso tempo a ricordargli le “regole”, quelle che una volta violate si pagano con la “vita”, sentenze di morte che vengono subito eseguite, senza attendere appelli.

“Ironworker” era pure soprannominato in America, faceva l’operaio (e veniva chiamato dagli italo americani Sal l’operaio) in una azienda che lavora metalli a Brooklyn, e dove presto da dipendente era diventato titolare. A Montreal era stato costretto a tornare da New York dopo essere finito nei guai per una “immigrazione clandestina”, la sua, dunque era stato cacciato via ma dal Canada cercava di tenere lo stesso le fila della “famiglia” di New York e intanto a Montreal si era messo a fare estorsioni, e pensava anche a rapimenti (a scopo di estorsione). La sua morte sarebbe maturata all’interno di una guerra per il predominio della mafia di Montreal, che lo aveva visto contrapporsi a due boss locali, Raynald Desjardins e Joseph Di Maulo. Il corpo di Sal Montagna è stato ripescato nel fiume Assomption, a Charlemagne, nella zona nordorientale di Montreal, ucciso a colpi di pistola.

I Bonanno sono stati tra i primi noti mafiosi in America, come Al Capone a Lucky Luciano. A Castellammare del Golfo, città originario del clan Bonanno, di Salvatore Montagna, quasi nessuno si ricorda, anche oggi che è morto. Ma non certo perchè “Sal” partì da Castellammare per gli Usa quando aveva 15 anni, di più perché una volta negli States ha fatto una «certa» carriera, diventando, secondo l’Fbi il nuovo capo della mafia americana, e dunque è questo il serio motivo perchè nessuno a Castellammare del Golfo abbia voglia di parlarne. Il suo rione castellammarese è quello di San Giuseppe, nella parte alta del paese. Qui sarebbero tornati da qualche tempo ad abitare i genitori di Sal, ma quale sia la casa non si può sapere.

 Una mafia quella americana che non molla le sue origini. Di Castellammare sono stati i più potenti capi mafia Usa, a cominciare da quel Joseph Bonanno che ispirò a Mario Puzo il libro sul «padrino». A Castellammare del Golfo ha raccontato il pentito Nino Giuffrè i picciotti americani venivano ad «imparare il mestiere» o c’erano quelli di Castellammare che andavano negli Usa a “formare” i picciotti. Certamente in America c’è una regola che dentro Cosa Nostra continua ad essere rispettata, ed è quella che per diventare “padrini” bisogna essere nativi della Sicilia, o figli di genitori siciliani, meglio ancora poi se si è di Castellammare del Golfo.

«Cosa Nostra – dichiarò a suo tempo il vice questore e capo della Mobile di Trapani Giuseppe Linares, a margine di una conferenza stampa dopo un blitz antimafia (operazione Tempesta) proprio nel castellammarese – è come l’Araba fenice: risorge sempre dalle ceneri». «Ci sono precisi rapporti dell’intelligence – riferisce un italiano diventato esperto di sicurezza in America, Antonio Nicaso – che confermano come a seguito di faide e guerre di mafia e soprattutto dopo gli scompaginamenti determinati da arresti e condanne, la mafia ha deciso di affidarsi a Montagna, un nuovo uomo». Nicaso è perfetto conoscitore della realtà mafiosa americana, lavora in Canada, dove le cosche newyorkesi già ai tempi di Bonanno avevano impiantato una cosca a Montreal. Dove Sal Montagna è cresciuto.

La mafia e le sue origini castellammaresi. Ne parlò in un verbale il boss di Caccamo Nino Giuffrè dopo avere deciso di collaborare con la giustizia: «Si è deciso di ritornare alle origini a quel vincolo strettissimo che le prime potenti cosche del trapanese avevano con i picciotti di oltreoceano. Castellammare è fra l’altro un punto di incontro tra i Paesi arabi e l’America. Posso tranquillamente dire che Castellammare, oltre ai traffici normali, droga e tutto il resto, diciamo che é un punto dove si incontrano diverse componenti che girano attorno alla mafia. È un punto di incontro della massoneria, dei servizi segreti deviati».

Quanto sia potente la cosca castellammarese lo si deduce da una storia degli anni ’90, quando a Castellammare si rifugiò un narcotrafficante di recente catturato, Saro Naimo, «un uomo potente», Totò Riina diceva che era «più potente del presidente degli Stati Uniti». L’attuale capo della mafia trapanese, il latitante Matteo Messina Denaro aveva pensato di rivolgersi a lui in quel periodo per cercare di riprendere un antico sogno della mafia siciliana, cioè quello di far passare la Sicilia sotto la bandiera americana. Il pentito e suo ex braccio destro Vincenzo Sinacori ne ha parlato in un verbale, Matteo venne prese per folle, ma il tentativo fu fatto lo stesso, solo che Naimo fece sapere a Messina Denaro che non poteva essere più tempo di queste cose. 

Sal Montagna era ritenuto dall’Fbi il boss attivo della famiglia Bonanno, una delle più grandi famiglie mafiose di New York. Sposato, con tre figli, nel 2009 era tornato in Canada dagli Usa dopo essere stato arrestato per immigrazione clandestina e condanna per rifiuto di testimonianza sul gioco d’azzardo illegale. In quell’occasione si dichiarò colpevole di reati minori, ma questo non gli permise di rimanere negli States. Il suo arrivo in Canada precedette di pochi mesi una serie di delitti di membri della famiglia Rizzuto, oggi decimata. E “Sal” è finito in questo elenco. La mafia americana adesso come quella siciliana cerca il suo capo.