Libero taxi in libero mercato

Il momento economico per l’Italia è molto difficile. Lo è per il presidente del Consiglio Mario Monti, chiamato a gestire una fase delicatissima. Ed è ancora più difficile se si pensa che, in un editoriale, il Washington Post sostiene che il futuro dell’economia mondiale dipenderà dalla capacità dell’Europa di risolvere la sua crisi del debito e probabilmente non riuscirà a farlo fino a quando l’Italia non rimetterà in ordine i suoi conti.
Una battaglia e una scommessa quella a cui si sta dedicando il Presidente del Consiglio. Una scommessa perché tra gli obiettivi della fase 2 del governo ci sono le liberalizzazioni.
Campo minato, lobby in azione,spinte, pressioni e c’è già chi giura che Monti non ce la farà. Molta della carta stampata ha già titolato che l’uomo che ha battuto Bill Gates cadrà sotto i colpi di tassisti farmacisti, notai….Non c’è che dire, il cammino sembra segnato ma sarebbe opportuno ricordare che il professore potrebbe riservarci qualche sorpresa come la domenica della conferenza stampa sulla manovra dove, per tutto il pomeriggio, lanci di agenzia avevano fornito notizie su cosa si stava decidendo e poi gran parte di quello annunciato e pubblicato su siti on line non era presente nel discorso del Presidente Monti.
Quindi attenti ma intanto proviamo a capire cosa ruota, per esempio, intorno al mondo dei taxi sui quali, forse, si deciderà proprio oggi in Consiglio dei Ministri.
16 dicembre giornata di sciopero generale
. Non ci sono mezzi in giro. La scelta è tra andare a piedi o chiamare un taxi. Non se ne trovano. Per 20 minuti provo con tutti i radio taxi. Niente da fare: o i centralini sono occupati o non ti rispondono proprio o dopo 10 minuti di attesa al telefono ti dicono “non ci sono taxi disponibili”. Alla fine stremata in netto ritardo su tutto provo il telefono di un posteggio ed oplà il taxi c’è ed arriva in pochi minuti.
Ma come non c’erano taxi? Chiedo al tassista che mi spiega che forse al posteggio ci sono quelli che non hanno il radio taxi (oramai delle mosche bianche) e comunque mi dice che pochi conoscono i numeri dei posteggi, che non viene fatta la pubblicità giusta sul servizio. E soprattutto mi dice che le cooperative, che raccolgono il maggior numero dei taxi, è contraria al numero unico che ridurrebbe questi contrattempi, chiamiamoli così, e che aprirebbe il mercato a tutti senza discriminazione su chi ha la radio o meno.
Natale altra ricerca affannosa di un taxi. Una signora molto gentile mi risponde che “è Natale sono pochissimi a lavorare”. Perdo quasi la speranza di trovare un mezzo quando in una deserta Piazza Mazzini, a Roma, arriva un taxi. Un miraggio ma un viaggio veramente interessante nel mondo del trasporto della capitale.
Il Comune di Roma obbliga al riposo forzato tra Natale e Capodanno per cui degli 8000 taxi in circolazione ce ne dovrebbero essere solo 4000 divisi nei vari turni.
Ma il problema , secondo il mio tassista natalizio, è che mentre una volta ognuno lavorava per sé adesso il business sono le cooperative. Mi dice “ si faccia un conto su una cooperativa con 2000/2500 macchine. Ognuna paga 170 € mese ( una media di oltre 350000 euro mensili ndr). Per entrare nella cooperativa si pagano dagli 8000 ai 12000 euro ( una parte sono la quota di ingresso ed una parte per l’impianto radio)”. Che dire un bel volume d’affari!
Insomma gestire una cooperativa di taxi è un potere e se ne era già accorto Bersani (la città di Roma bloccata per giorni dalla rivolta dei tassisti e che fece il giro del mondo) e ne sta sentendo la presenza anche Monti.
I taxi non si liberalizzano non solo perché ce ne sono a sufficienza ma soprattutto perché si toglierebbe il predominio di alcuni così come non si vuole il numero unico perché in questo modo il cliente non dovrebbe passare per i numeri dei radio taxi .
Secondo il tassista natalizio le macchine a sufficienza ci sono ( 8000 taxi e circa 4000 vetture noleggio con conducente) ma non sono utilizzati con cognizione.
Ma soprattutto si è contrari alle liberalizzazioni perché finiribbe “l’affare” delle cooperative. Una gestione che porta nelle tasche delle cooperative, solo a Roma, oltre 500 mila euro mese per un giro d’affari annuo di oltre 50 milioni di euro. Il problema infatti è che ci sono tanti tassisti che non solo hanno pagato la licenza ma hanno versato una quota di ingresso “salata” per entrare nelle cooperative e che ogni mese, al di là di quanto incassano, devono la loro quota di “affiliazione” che serve, tecnicamente, per coprire le spese di servizio e assistenza. Se il mercato si liberalizza hanno paura che non recupereranno più quanto hanno speso (perché sanno che devono rimanere vincolati alla loro centrale radio) e chi è a capo delle cooperative sa che perderà il proprio potere, che significa soldi, vantaggi elettorali, scambi di favori. Insomma la rappresentazione del familismo amorale di Banfield. Una fotografia della “famiglia” da proteggere a tutti i costi. E chi è disponibile a perdere tutto questo?