La ‘ndrangheta colpisce don Panizza

La ‘ndrangheta comunica anche con le intimidazioni. Quella ai danni della comunità “Progetto Sud” a Lamezia Terme, è un chiaro messaggio di stampo mafioso. Don Giacomo Panizza, sacerdote antimafia, questo lo sa bene ma ha scelto di andare comunque avanti per la sua strada, convinto che non bisogna piegarsi allo strapotere dei boss. La notte di Natale è stato fatto esplodere un ordigno al centro Luna Rossa, luogo dove opera la comunità coordinata da don Panizza. L’immobile, tutto sommato, ha subito lievi danni. Segno che non si voleva colpire nessuno, almeno non fisicamente. Probabilmente si voleva lanciare un messaggio di sfida contro una comunità che lavora in un palazzo confiscato alla ‘ndrangheta, alla cosca Torcasio.
Perché ai boss non va giù che si parli di legalità. I mafiosi, o chi si comporta da mafioso, non sopporta che qualcuno abbia consensi più di loro. E il lavoro che don Panizza sta facendo va in questa direzione. Nella direzione dell’aggregazione, dell’aiuto, del sostegno, della solidarietà ma, soprattutto, della legalità. Non è la prima volta che il Progetto Sud e don Panizza subiscono intimidazioni. Col centro Luna Rossa si lavora a fianco dei minori stranieri che rimangono senza famiglia. La struttura colpita ospita inoltre la sede regionale della Fish (federazione italiana superamento handicap) presieduta da Nunzia Coppadè.
Tutto è avvenuto la notte di Natale. Oltre che turbare i giovani di don Panizza, l’intimidazione ha sconvolto pure il mondo Cristiano che si apprestava a festeggiare la ricorrenza religiosa. Non ha badato a questo chi ha colpito. Magari scegliendo un giorno simbolico per la Chiesa, proprio per mostrare ancora di più che non si obbedisce ad altra legge che a quella della mafia.
Per il testimone di giustizia Pino Masciari, l’attentato “è una offesa alla Calabria onesta e all’Italia intera. Salutare con la violenza la nascita di Cristo – per l’imprenditore vessato dalle cosche – è un atto di barbarie che non può essere ignorato né tollerato. C’è bisogno di sostenere don Giacomo”. Il sindaco della città, Gianni Speranza, esaminando alcuni avvenimenti di stampo mafioso che hanno interessato Lamezia negli ultimi tempi, ha chiesto da una parte “attenzione massima delle forze dell’ordine” e dall’altra parte £chiediamo ai cittadini di reagire e collaborare altrimenti, in futuro, potrebbero rischiare di essere direttamente coinvolti”. Anche il numero uno di Libera, don Luigi Ciotti è intervenuto a nome di tutti gli aderenti all’associazione “contro le mafie” chiarendo che “toccare quella realtà significa toccare tutti noi”. “A nome delle 1600 associazioni della rete di Libera – ha detto don Ciotti – esprimiamo la nostra vicinanza e richiamiamo alla corresponsabilità di tutti davanti all’intimidazione compiuta a Lamezia Terme”.
Don Panizza è l’uomo di chiesa che lavora con i disabili e con i giovani stranieri scappati dalle guerre nei loro paesi d’origine, dalla fame e in cerca di un futuro migliore. Un palazzo a tre piani pieno di legalità in una zona dove le famiglie di mafia negli ultimi tempi si stanno facendo la guerra, a colpi di attentati, omicidi, sparatorie in pieno giorno. Ed ecco che di fronte a ciò il progetto di legalità che il sacerdote porta avanti da 30 anni a Lamezia rappresenta un ostacolo.
Oggi è necessario, soprattutto alla luce di ciò che è avvenuto, che don Panizza non venga lasciato da solo. C’è bisogno che le istituzioni, le associazioni, i cittadini siano vicini a quest’uomo per contribuire al cambiamento. Perché solo così si può costruire uno scudo contro la ‘ndrangheta, diversamente tonerà a colpire ancora altre persone, altri cittadini colpevoli solo d’essere liberi.