Che la commissione comunale antimafia a Milano non sia un gioco politico

(di Luca Rinaldi)
Ne avevamo scritto su Linkiesta qualche mese fa, chiedendoci se fosse veramente così difficile fare una commissione comunale antimafia in quel di Milano.
Il sindaco Pisapia l’aveva promessa in pompa magna tra i primi provvedimenti dopo aver preso posto a Palazzo Marino, ma a sette mesi dall’elezione il progetto è arenato e la questione, lo si voglia riconoscere o meno è tutta politica.
All’inizio di ottobre si sprecavano i < <è cosa fatta>>, nonostante le divisioni all’interno della stessa maggioranza sulla tipologia della commissione da adottare. Alla fine si è deciso di affiancare un comitato di “studiosi ed esperti” del tema a una schiera di consiglieri che, basandosi su studi e consigli del comitato, dovrebbe rendere operativi atti e soprattutto fatti legislativi per contrastare il fenomeno della criminalità organizzata nel capoluogo lombardo.
A oggi si è insediato il comitato di “esperti”, composto da Umberto Ambrosoli, Luca Beltrami Gadola, Maurizio Grigo, Giuliano Turone e Gherardo Colombo, presieduti dal sociologo e scrittore Nando Dalla Chiesa.
Bene, bravi, bis, 10+. Bel quadretto col sindaco Pisapia che plaude e sorride. E la politica? E la politica ovviamente litiga. Perché fare l’antimafia porta voti, incarichi, magari qualche protezione e qualche garanzia. Oltre all’immancabile mafia dell’antimafia di quelli che hanno sempre la parola giusta al momento giusto per continuare a giocare sul piano politico.
Così si propone David Gentili (PD) per la presidenza e già qualcuno si affretta a chiedere una vicepresidenza per la minoranza, possibilmente PDL. Giocattolo politico fase 1.
Giocattolo politico fase 2. Succede che lo stesso Gentili il 2 dicembre scorso, durante una seduta del consiglio, chieda chiarimenti riguardo la posizione del consigliere del PDL Armando Vagliati, il cui nome emerge nell’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano in contatto con il boss Giulio Lampada e la cosca mafiosa dei Valle.
Monta allora lo sdegno dei ‘garantisti’ a corrente alternata e spunta Carlo Masseroli che ritiene Gentili, in seguito al suo presunto ‘giustizialismo’ < >. Intanto Vagliati replica che < >. E i clichè del ‘non sapevo’ si sprecano.
Insomma, il vero problema dell’antimafia non è provare a capire se tra coloro che siedono in consiglio comunale c’è qualcuno in contatto con qualcuno di poco raccomandabile, ma evitare che chi chiede chiarimenti sia presidente di un organismo antimafia. Strani questi garantisti del 2000 che proteggono sempre i sodali e poi non spendono una parola, per esempio, sulle carceri o i tempi della giustizia…
Pochi giorni fa, lo stesso Gentili rispondendo ai ragazzi dell’associazione “Di Stampo Antimafioso” (che stanno seguendo dall’inizio la vicenda passo-passo), si augura che a gennaio arrivi la commissione antimafia dei consiglieri.
Divisioni politiche nell’antimafia di certo non fanno il gioco della prevenzione e dell’antimafia dei fatti, anche se a questo siamo abituati, vedendo come in alcuni frangenti il lavoro della commissione parlamentare antimafia a Roma risulti inutile e frammentario.
L’augurio è che questa commissione non sia l’ennesima torta da spartire, perchè il problema mafia a Milano esiste (da decenni) ed è serio, e per quanto si voglia fare cultura e sociologia a combatterla seriamente e preventivamente saranno atti e fatti legislativi e poco altro.
Sempre che poi non si voglia fare come quella commissione parlamentare antimafia che non fu in grado di tenere fuori dalla medesima commissione imputati per reati di mafia e nei confronti della Pubblica Amministrazione. Quando si votò lo scempio di non impedire a questi ultimi di sedere nell’antimafia parlamentare era il 2006, il temibile Berlusconi stava all’opposizione, ma solo 21 deputati votarono a favore dell’estromissione degli imputati per mafia dalla Commissione. Per favore, che non succeda anche a Milano, basta l’esperienza di Roma. E per una volta proviamo a non tingere di bassa politica la questione antimafia.

(pubblicato su lucarinaldi.blogspot.com)