Multiservizi e cosca Tegano

Reggio Calabria, arrestate 11 persone fra cui il direttore di una società partecipata al 51% dal Comune, Giuseppe Rechichi.Nell’operazione della guardia di finanza “Astrea” emerge il ruolo degli “insospettabili” oltre a quello dei Tegano. Sequestrati beni per 50 milioni.
Il governatore della Calabria durante il Consiglio regionale di ieri, prende tempo sulla questione sanità, drammatica per una regione costretta a mille emergenze, soprattutto sul piano sanitario. Scopelliti, anche durante il Consiglio regionale attacca la stampa “non allineata” ma non dice una parola rispetto all’operazione Astrea, che ha portato all’arresto di 11 persone ieri e al sequestro di beni per 50 milioni. Il governatore avrebbe potuto spiegare perché, per esempio, il Comune di Reggio Calabria detiene il 51 per cento di partecipazione nella società Multiservizi (che gestisce la manutenzione ordinaria e straordinaria dell’Ente, igiene, sicurezza pulizia), coinvolta nell’operazione della Guardia di finanza – nucleo di polizia tributaria – proprio perché legata agli ambienti mafiosi e controllata dalla cosca reggina dei Tegano. Ricordiamo che Scopelliti è stato prima sindaco di Reggio e l’Ente ha quote nella società dal marzo del 2002.
Ieri, agli ordini del gip Tommasina Cotronei, sono stati impegnati nell’operazione 150 finanzieri del Gico, coordinati dal procuratore capo Giuseppe Pignatone, dall’aggiunto, Michele Prestipino e dai sostituti Giuseppe Lombardo e Beatrice Ronchi. Il duro colpo è stato dato alla cosca dei Tegano.
Tra gli arrestati risultano infatti il boss Giovanni Tegano, il commercialista Giovanni Zumbo, il direttore della Multiservizi Giuseppe Rechichi, i suoi due fratelli gemelli, Antonio e Giovanni, Rosario Giovanni Rechichi, Maurizio e Antonio Lavilla, il commercialista Roberto Emo, Porzia Maria Zumbo (sorella di Giovanni Zumbo) e l’avvocatessa Maria Francesca Toscano (moglie di Zumbo). Giovanni Zumbo, in particolare, è stato arrestato un anno addietro circa per avere fornito informazioni ai boss Giovanni Ficara e Giuseppe Pelle, sull’operazione “Crimine” e “Infinito”.
Anche in questo caso la figura della donna è emergente. Infatti, i familiari di Giovanni Zumbo, (fra cui la moglie e la sorella), si facevano intestare le quote delle società coinvolte nell’inchiesta. Erano sicure che gli investigatori sarebbero arrivate a loro molto più difficilmente, proprio perché donne e insospettabili. Professionisti disposti a sostenere questo tipo di complicità, insinuandosi nell’ombra, in quella cosiddetta “zona grigia” che è la vera forza della ‘ndrangheta.
Nell’inchiesta “Astrea”, così come emerge nell’ordinanza, è stato accertato che la cosca Tegano, attraverso dei passaggi societari, portati a termine da professionisti insospettabili e con dei prestanome, è riuscita a controllare una parte del capitale privato della società Multiservizi. Si tratta della Rec.Im. Srl, che controlla il 33% del capitale sociale della Gestione dei servizi territoriali srl, che a sua volta controlla il 49% della società mista.
A capo della società o delle società (diverse solo nella denominazione) la cosca dei Tegano ha sempre mantenuto la sua identità grazie alla collaborazione dei complici prestanome.
Nell’operazione non emerge il ruolo della politica ma sicuramente la politica deve sapere che tipo di società entrano in Comune, chi sono gli uomini che la rappresentano.
Anche in questo caso la strada è stata aperta dalle dichiarazioni dei pentiti e dalle intercettazioni, soprattutto quelle captate nello studio di Francesca Toscano, dove si riusciva a dialogare tranquillamente proprio perché si riteneva la figura dell’avvocatessa insospettabile.
La cosca Tegano, giusto per capire di chi stiamo parlando, è stata giudiziariamente ritenuta più volte una delle più potenti e pericolose associazioni di ‘ndrangheta della provincia reggina. Fra tutte si ricordano le sentenze passate in giudicato, relative al procedimento penale contro Paolo De Stefano e quelle relative all’operazione Olimpia. “Impegnata in tutte le guerre di mafia – così come si evince dall’ordinanza di custodia – che hanno caratterizzato la ‘ndrangheta reggina, essa risulta essere tra le più attive nel settore delle estorsioni, nel traffico delle armi e nel controllo di tutte le attività commerciali ed imprenditoriali nel reggino, da sempre operante in comunione di intenti, in sinergia operativa e organizzata con la federata cosca De Stefano, anch’essa stanziata nel quartiere reggino di Archi”.
Sin dagli albori della ‘ndrangheta (almeno da quando se ne parla o la conosciamo, anni ’70 e guerre di mafia a Reggio), protagonisti indiscussi di questo gioco violento sono proprio la cosca dei De Stefano e quella dei Tegano. Le famiglie mafiose hanno saputo adattarsi ai tempi, cambiare volto, rendendosi protagonisti anche di scontri generazionali che comunque, non hanno cambiato nulla dal punto di vista del controllo indiscusso del territorio.
Una cosa è certa: il cerchio continua a stringersi.