L’impresa a strozzo

E’ di pochi giorni fa la notizia la notizia dell’ultimo caso di un imprenditore morto suicida. Nel padovano, il titolare cinquantaduenne di un’azienda edile si è tolto la vita, come spiega in poche righe ritrovate dai familiari dell’uomo, per liberarsi anche del tormento dei problemi economici che gravavano sulla sua impresa. Storie di ordinaria disperazione ai tempi della peggiore crisi economica di cui l’Italia abbia memoria dal dopoguerra. Ed è anche un segno evidente di come l’ instabilità economico-finanziaria si stia diffondendo a macchia d’olio anche nelle regioni ritenute, fino a poco tempo fa, la culla della media e piccola impresa.

Secondo un’elaborazione di Confesercenti, dal 2009 ad oggi sono state oltre 567 mila le attività di commercio al dettaglio, pubblici esercizi ed artigianato che hanno visto il proprio nome sparire dal registro imprese. Cosi come aumenta incessantemente il numero di imprese che si rivolgono al giudice fallimentare (+ 46% nel primo trimestre 2010). Disoccupazione, degrado delle condizioni di vita, caduta del potere di acquisto delle famiglie, maggiore pressione sul welfare sono solo alcune delle possibili ricadute di un quadro del genere. Che rappresenta, e questo è tanto taciuto quanto grave, anche un terreno incredibilmente fertile per far prosperare, come puntualmente sta accadendo in questi ultimi anni, il fenomeno strisciante ed odioso dell’usura.

Di questo ed altro si è parlato ieri a Palazzo Valentini, sede della Provincia di Roma, in occasione della seconda edizione del No Usura Day. Una giornata promossa da Sos Imprese, Confesercenti e Rete per la legalità, con la collaborazione di numerose altre associazioni e protagonisti di questa lotta contro un nemico silenzioso e letale. Dalla dettagliata relazione dall’eloquente titolo ’Il volto pulito dell’usura’, a cura di Lino Busà – presidente di Sos Imprese – e Bianca La Rocca, emergono dati inquietanti che, per certi versi, sicuramente sorprendenti, almeno per i non addetti ai lavori.

Sorprendente constatare che un fenomeno di cui si sente parlare veramente molto poco abbia proporzioni enormi. Almeno 200.000, si stima, i commercianti coinvolti in rapporti usurari; 40.000 gli usurai in attività nel 2010, contro i circa 25.000 di dieci anni prima; non meno di 20 miliardi di euro, la somma pagata ogni anno dai commercianti. Pochi dati che ci danno l’idea delle dimensioni di questo vortice oscuro. Un giro criminale che negli ultimi anni non è solo cresciuto in quantità, nutrendosi delle incertezze della crisi, ma è anche evoluto sotto il profilo qualitativo. Sta progressivamente scomparendo la figura, ancora presente in tanta ’letteratura’ criminale, del ’cravattaio’, lo strozzino di quartiere che agisce in solitario, per lasciare il posto ad associazioni criminali di grandi dimensioni, radicate tanto sul territorio quanto in ambienti professionali di alto livello.

Quella di oggi è l’usura degli insospettabili: spesso sono gli stessi attori della ’comunità degli affari’ a vivere nel territorio grigio, nel labile confine tra legalità e illegalità, che disponendo di grandi quantitativi di denaro non resistono al farlo fruttare in una delle maniere più proficue. Non resistono al “fare i soldi, con i soldi, soprattutto quando il denaro è degli altri”, come recita il rapporto. Aumenta la richiesta di prestiti, si alza il livello di quanti operano in questo settore criminale: rapporti intrecciati in una rete fitta ed impenetrabile, dalla quale è molto difficile uscire ma anche – ed è questo l’aspetto più inquietante – essere scoperti.

Perfino la legislazione arranca dietro la rapidità con cui il fenomeno usura si adatta al contesto in cui si muove. A partire dalle disposizioni in materia di usura contenute nella legge 108 del 1996. Ne abbiamo parlato con Bianca La Rocca, responsabile comunicazione e ufficio stampa di Sos Imprese – e con Lino Busà, del rapporto annuale ’Le mani della criminalità sulle imprese’ – che ci spiega come “la legge, nata con grande aspettative, e che in un primo momento ha dato anche dei risultati concreti, con il tempo ha perso molto delle proprie potenzialità. Ha fallito nel risarcimento danni alle vittime che, ormai, è ridotto ad un farraginoso iter burocratico, mentre le vittime, spesso ridotte sul lastrico, devono attendere anni per riuscire ad ottenere il riconoscimento del danno e, spesso, le domande vengono rigettate per un semplice cavillo burocratico. Questo atteggiamento deprime le vittime che, in alcuni casi, si pentono di avere denunciato l’usuraio. Il secondo fallimento riguarda il capitolo della prevenzione ed informazione. Di fatto, il fenomeno è molto lontano dall’essere percepito in tutta la sua gravità dall’opinione pubblica e dalle Istituzioni e questo ha provocato un calo sistematico delle denunce, poche centinaia l’anno, a fronte di circa 600.000 vittime su tutto il territorio nazionale.”

Come abbiamo già detto, negli ultimi anni il fenomeno dell’usura si è diffuso più o meno capillarmente lungo tutto lo Stivale, e capitale di questo giro, a dispetto dei luoghi comuni che associano questo tipo di criminalità esclusivamente alle regioni del Sud, è proprio Roma: “Purtroppo – continua Bianca La Rocca – sull’usura non esistono zone franche o isole felici. Il mercato del credito illegale è così variegato che va dall’usuraio di quartiere, in gergo cravattaro, all’usura gestita dalle organizzazioni criminali, come la camorra, storicamente sempre presente il questo tipo di reato, e negli ultimi anni anche mafia e ‘ndrangheta, per giungere fino agli usurai dalla faccia pulita. Cioè irreprensibili professionisti, come avvocati, notati, commercialisti o funzionari bancari, che praticano l’usura come un lucroso fondo di investimento. Roma da sempre ha avuto presenti queste diverse tipologie e il fenomeno è radicato anche culturalmente, tanto da rappresentare quasi una normalità. Purtroppo la crisi economica ha aggravato le situazioni di sovra indebitamento che potremmo definire border line.”

Un’ultima battuta su un aspetto particolarmente interessante, ovvero il rapporto tra usura e i severi meccanismi di riscossione creditizia: “Se in linea di principio usare il pugno di ferro contro gli evasori è una cosa ottima, bisogna anche comprendere che certi meccanismi invece di aiutare in questo senso, aggravano le situazioni. Faccio un rapido esempio, per farmi comprendere meglio. Ogni anno gli istituti bancari segnalano migliaia di operazione sospette, la Guardia di Finanza ammette che non più del 10% di tali operazioni vengono monitorate, il che significa che il 90% degli illeciti la fanno sostanzialmente franca. Contemporaneamente, se un commerciante o un imprenditore ha pochi giorni di ritardo su un pagamento, entra automaticamente nella lista dei ’cattivi pagatori’ e si vede chiuse tutte le porte per ottenere un fido o partecipare ad un appalto. Per questo molti preferiscono farsi prestare denaro in nero pur di non vedere fallire la propria attività, senza contare che il denaro frutto di usura e comunque e sempre frutto di un’attività illegale che sfugge a qualsiasi controllo. Forse occorrerebbero minori rigidità, ma una maggiore efficienza in termini di controllo.”

’Silenzio’ e ’vittime’ sono le due parole chiave di questa giornata. Il silenzio che non si rompe solo con la denuncia degli estorsori, ma anche e soprattutto con il ruolo che il mondo dell’informazione e del giornalismo ha il dovere di giocare in questa partita. Non è un caso che il No Usura Day abbia ospitato la prima edizione del concorso ’Giovani reporter contro l’usura’, rivolto a ragazzi dai 13 ai 26 anni. Carlo Antonicelli e Lorenzo Garoffi, vincitori della sezione giovani autori con il cortometraggio ’L’ombra del denaro’ ci raccontano un po’ del loro lavoro: “’L’ombra del denaro’ -spiega Carlo – narra la storia di due persone che sono finite nel giro dell’usura, e racconta la spirale di drammaticità entro cui molte persone in Italia finiscono, e di cui non si sente traccia, perché purtroppo sono storie cosi diffuse e cosi “dentro” la società, storie di persone normali che magari hanno un assegno scoperto, hanno bisogno di liquidità, che per un motivo o per l’altro finiscono nel giro di un usuraio, che spesso è un notaio, un avvocato, una persona influente. Abbiamo raccontato la “microfisica” dell’usura, cercando ci capire tutti gli aspetti psicologici e umani del problema, avendo alla base molti dati che ci ha fornito Sos Impresa, che ci ha aiutato a trovare anche le due testimonianze di Antonio Anile e Fausto Bernardini”.

Il tutto convogliato nei veicolo delle immagini perché, come racconta Lorenzo, “raccontare per immagini può essere a volte sensazionalistico, ma a volte efficace. Le immagini sono state fondamentali per guardare le persone, le vittime; ad ampliare il raggio oltre i dati, perché non si vede mai in faccia chi è vittima di usura, perché si nasconde, e quindi raccontare per immagini da la possibilità di guardare veramente chi ha subito ed è riuscito ad uscirne e non ha paura di cercare una soluzione.” Gli chiediamo infine quanta attenzione sperano possa avere un lavoro come il loro da parte dei mass media, e Carlo risponde sorridendo: “Io penso che non ne avranno nessuna, essendo onesto. Il problema usura andrebbe raccontato perché riguarda la struttura fondamentali dell’economia italiana, ovvero la piccola e media impresa, tuta quella parte del tessuto economico che quando arriva la crisi è in sofferenza. Raccontare questo pezzo di realtà italiana sarebbe molto importante, perché rappresenterebbe lo specchio ideale di qualsiasi politica economica e di contrasto alle mafie. Sarebbe necessario che ci fosse uno spazio sui media per questi temi”.

Se pensare ai numeri emersi in questa giornata fa impressione, immaginare come dietro ogni cifra si nasconda una storia, persone, famiglie e aziende, ci aiuta a capire come, in un modo o nell’altro, chiunque tace si rende automaticamente complice di questo traffico criminale. Eventi come il No Usura Day servono a ricordare che non bisogna mai abbassare il tiro. Ed anzi sarebbe auspicabile che qualcuno accolga l’appello di Vincenzo Vita, che ha proposto di consacrare il 21 novembre come giornata nazionale per la lotta contro l’usura.

(pubblicato su www.lindro.it)