Il Risorgimento non è questione meridionale

“Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani”: non è espressione di debolezza del popolo italiano, bensì la ricerca costante del nostro Paese “di fare un governo per gli italiani”. Lo storico Lucio Villari non poteva non citare Massimo D’Azeglio per chiarire uno degli ’equivoci maggiori del nostro tempo. Pensare che gli “italiani non siano stati protagonisti di un processo di rinnovamento storico e culturale vero, unico”.
Il docente di Storia contemporanea all’Università di Roma Tre, invitato ad un convegno dell’Adic a Gioia Tauro, ha tenuto una vera e propria lectio magistralis sul Risorgimento italiano, cogliendo anche l’occasione per presentare il suo libro ’Bella e perduta, l’Italia del Risorgimento’ (edito Laterza). Il periodo di festeggiamenti per l’Unità nazionale non poteva che finire dissipando ogni dubbio sul Risorgimento e correggendo anche alcune “bugie storiche”.
Villari, con semplicità e abilità nell’esposizione ha distinto il periodo unitario, distinguendolo dal divario che si è creato tra Nord e Sud. Il Risorgimento non è la causa della Questione meridionale, così come la Questione meridionale non è la causa della “questione criminale” e, inoltre, “la Questione meridionale non può inficiare quanto è avvenuto nel 1861”.
“Il Risorgimento è una vicenda così straordinaria che non può essere confuso con nient’altro” ha aggiunto. ’Bella e perduta’ l’Italia del Risorgimento, come suggerisce il titolo dell’ultima fatica, perché “così piena, ricca di storia, umanità e cultura ma, al tempo stesso, divisa politicamente, separata in tante piccole parti sempre dal punto di vista politico”. “La nostra è una storia di civiltà e cultura – ha detto lo storico – ma anche di impoverimento e di mancata indipendenza, il caso italiano è unico da questo punto di vista”.
La divisione tra Nord e Sud non trova, quindi, secondo la tesi di Villari, giustificazione nel Risorgimento. Proprio perché tutti assieme gli italiani, i giovani italiani, hanno lottato per l’unificazione. Mazzini, Garibaldi, Cavour, in questo scenario sono degli eroi. Ma il senso più profondo della giustizia, le basi per l’Unificazione stessa, gli ideali, le idee sono sicuramente frutto di una cultura impregnata di questi concetti. Anticipatore di questo tipo di letteratura è proprio Manzoni. “Tutta l’opera di Manzoni, i ’Promessi Sposi’ in primis, è incentrata sulla creazione di un concetto unitario, impregnata del senso della giustizia e riscatto dei deboli”.
L’Italia giovane come non mai quella del Risorgimento per lo storico. Con i suoi giovani protagonisti. “Mameli, che compone l’Inno d’Italia a 20 anni e muore a soli 22, Ippolito Nievo che a soli 17 anni partecipa al primo tentativo insurrezionale”.
L’errore più grosso, per Villari, è stato quello di far cadere in eccessi di mitizzazione il concetto di Risorgimento. Nell’affanno per i festeggiamenti dell’Unità se ne dimentica il significato profondo, “ci si perde nella retorica che allora non esisteva”. E, invece, il Risorgimento è proprio l’humus delle nostre origini, noi siamo figli di quell’epoca, di un fenomeno che si verificò solo in Italia – nonostante la presenza ingombrante della Chiesa. Il messaggio, “differentemente da quello della dinastia borbonica, è di libertà”. Le ribellioni durante avvenimenti storici particolari, come le Cinque giornate di Milano, bastano per Villari a far pensare che gli italiani erano consapevoli di ciò che stavano facendo:“hanno vissuto con orgoglio quei momenti”.
Certo poi l’Italia avrebbe dovuto superare grosse difficoltà e la sua cultura, la sua storia non l’hanno sempre aiutata e l’evoluzione politica, d’altra parte, ne è testimonianza diretta. Ironicamente, lo storico di origini calabresi, ha ricordato l’esperienza del suo conterraneo Piria. L’intellettuale nato a Scilla, nel 1959 fu, su sollecitazione di Cavour, membro ordinario del Consiglio superiore della Pubblica istruzione, successivamente, nel 1860 , Garibaldi, a capo del Regno delle due Sicile, lo nominò Ministro della Pubblica Istruzione. Per vedere come da questo punto di vista si sono fatti passi indietro basta “confrontare i primi ministri della Pubblica Istruzione con quelli di oggi”, sorride il professore.
Il giornalista Lucio Rodinò, che ha moderato l’incontro col sindaco di Gioia Tauro, Renato Bellofiore, la Presidente dell’Avic Luigia Morgante. Parlando del libro dell’ospite, si è parlato di uno scrittore “in grado di unire la precisione storica ad un racconto scorrevole”. Altrettanto si può dire di questo intervento, chiaro, puntuale, semplice e appassionato: un’esperienza che arricchisce.

(pubblicato.www.lindro.it)