Bagnoli 2011

Se il sogno dei napoletani diventerà realtà lo deciderà il nuovo ministro dell’Ambiente. Toccherà infatti a Corrado Clini dire se la “colmata” di Bagnoli – la spiaggia artificiale costruita decenni fa con 1300 metri cubi di materiali di risulta dell’acciaieria e ricoperta da uno strato di cemento -, è una bomba ecologica dalla quale stare lontani, oppure no. Se bisogna lavorare in tempi rapidissimi per portare via quell’ammasso di arsenico, cadmio e altri veleni, costo stimato nel 2007 60milioni, e spostare altrove la kermesse dell’America’s Cup. Si attendono i risultati di analisi, prelievi, carotaggi, mentre i tempi stringono e le gare d’appalto devono partire per realizzare le strutture che ospiteranno velisti, imbarcazioni e pubblico.

E’ una storia infinita quella dell’area dove sorgeva la Grande Fabbrica di Napoli, l’Italsider. Qui l’ultima colata è stata vomitata nell’ottobre del 1990, poi gli altoforni sono stati spenti. Per sempre. Da allora, ventuno anni fa, la politica ha cominciato a fare piani, macinare finanziamenti, costituire società consigli d’amministrazione, consulenti, appalti e programmi faraonici, per risanare una delle aree industriali più estese d’Italia. E’ cambiato il mondo, sono cambiati i governi nazionali, comunali e regionali, sono crollate la Prima e la Seconda Repubblica, ma Bagnoli è ancora quella “radura piena di ferite” raccontata ne “La dismissione”, il bel libro su Napoli e l’acciaio di Ermanno Rea. Restituire alla città e ai napoletani il milione e 945mila metri quadri del centro siderurgico e i 157mila mq dell’ex Eternit (produzione di cemento-amianto) e realizzare uno dei più grandi parchi urbani d’Europa – 120 ha – contrassegnato da percorsi di archeologia industriale, alberghi, appartamenti, centri culturali, spiagge per tuffarsi in un mare finalmente pulito. Insomma, fare come si è fatto in Germania, nella regione mineraria della Goitzsche, dove 60 km quadrati di miniere di lignite a cielo aperto e fabbriche sono stati trasformati in laghi e parchi pubblici, e nel bacino della Ruhr, 6mila metri quadrati di aree industriali dismesse, bonificate e vendute ai privati per costruire fabbriche verdi, parchi pubblici, centri commerciali e case. “Bagnoli spa”, poi “Bagnoli futura”, è il nome della società di trasformazione urbana di proprietà del Comune di Napoli, della Regione Campania e della Provincia, che avrebbe dovuto fare il miracolo. Come è finita ce lo racconta il debito che ha accumulato, 339milioni di euro, e una impietosa relazione della Corte dei Conti di due anni fa. Che passa al setaccio i due progetti di risanamento dell’area, 2003 e 2007, e rileva “un incremento di costi di 131 milioni, l’86% in più rispetto alla prima previsione” Dove sono andati a finire quei soldi? “Solo in minima parte, 31 milioni, alla bonifica degli arenili e dei fondali, per i quali erano già previsti stanziamenti”. Settantasette milioni e 243mila (il 30% del totale dei finanziamenti pari a 259.358.195,56 euro). Tanti soldi, eppure, rivelano i magistrati contabili, “i lavori dei bonifica dei suoli non sono stati mai completati, la balneabilità delle spiagge non è stata ancora ripristinata perché i fondali marini ed i litorali non sono stati ancora completamente bonificati a causa della colmata, fonte di continuo inquinamento, che non è stata rimossa”. E proprio sulla colmata, la “terrazza a mare”, come la chiamava Tino Sant’Angelo, vicesindaco ai tempi di Rosa Russo Iervolino, dovranno essere costruite le strutture per le gare di vela. Una scelta che spacca anche la maggioranza “arancione” che governa la città. “Bagnoli è un’area enorme – dice il sindaco Luigi de Magistris -, non può rimanere un museo o una realtà che fa paura perché la gente la considera pericolosa. Per la Coppa America noi andiamo avanti, si facciano tutti gli accertamenti, ma chi ha delle responsabilità dica delle parole chiare”. “La scelta di Bagnoli per la Coppa America è stata per me motivo di frizione con l’amministrazione. Sono contrario, sarebbe stato molto meglio puntare sul molo San Vincenzo”, dice Carlo Iannello, giurista e presidente della Commissione urbanistica del Comune. Aldo Velo, ex casco giallo dell’Italsider e animatore delle Assise di Bagnoli insieme all’architetto Aldo Loris Rossi e al filosofo Gerardo Marotta, tutti sostenitori di de Magistris, è netto: “La Coppa America serve solo a ritardare la bonifica della colmata, si sposti altrove e si lavori per restituire il mare e la spiaggia di Bagnoli ai napoletani”. Ritardi che durano da vent’anni, sprechi e “Bagnoli futura”, la società di trasformazione urbana ormai ultimo avamposto di quel potere bassoliniano che de Magistris sta letteralmente spianando. Presidente è l’avvocato Riccardo Marone, ex deputato dell’allora Pds e vicesindaco della città quando Bassolino si trasferì al ministero del Lavoro, che si dimetterà a breve, assicurano. Per sostituirlo, de Magistris starebbe pensando al nome di un esperto urbanista di livello europeo, sulla stessa linea di quanto ha fatto con il Forum delle culture, che Bassolino aveva affidato all’ex assessore Nicola Oddati, dimissionato dall’attuale sindaco che ha nominato Roberto Vecchioni. Ma su Bagnoli e il sogno della Coppa America, incombe l’inchiesta aperta dalla procura di Napoli che ha chiesto di acquisire il materiale di risulta prelevato da Arpac e altri istituti per poterlo analizzare autonomamente. Il rischio è quello del sequestro della colmata. “Se così fosse – assicurano in ambienti dell’amministrazione – salterebbe tutto”. Che fare?  “Abbiamo fatto le operazioni di carotaggio e sia l’Arpac che la società incaricata dalla Bagnolifutura, dovranno dare l’esito al più presto – dice il vicesindaco Tommaso Sodano – che dovrà arrivare entro il 25 novembre prossimo per evitare di dover far slittare le gare d’appalto per i lavori necessari alla Coppa America”.

(pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 20 novembre 2011)