Angela Napoli: “Reggio comune da sciogliere”

“Non c’è più tempo da perdere: nel rispetto di tutte le norme e di tutto il garantismo possibile, bisogna valutare la possibilità dello scioglimento per mafia del Comune di Reggio Calabria”. Angela Napoli, membro della Commissione parlamentare antimafia e da poco eletta coordinatrice regionale di Fli in Calabria, ha appreso da poco la notizia che il Viminale ha già avviato le procedure chiedendo al prefetto della città dello Stretto una ampia relazione . “Ho presentato una interpellanza ai ministri di Interno, Giustizia e Tesoro. Il livello di infiltrazione è ormai documentato dalla vicenda Multiservizi, la società di Comune e privati dove la famiglia Tegano era uno dei soci più forti. Ma c’è anche altro, tanto altro”.   

Onorevole, sarà travolta   da attacchi e polemiche.   

 Li aspetto, conosco i loro metodi. Qui non è più questione di lotta politica e di schieramenti, il livello di infiltrazione della ‘ndrangheta nella vita politica e nelle istituzioni è provato da inchieste giudiziarie e condanne.

Cosa deve succedere ancora?  Ci dica cosa è già successo.   

 Qui c’è un signore, Zumbo, che viene arrestato perché informava i mafiosi su inchieste e arresti. È un uomo che è stato in contatto con settori dei servizi segreti, ha gestito beni sequestrati ai mafiosi, è stato collaboratore di importanti uomini politici della maggioranza che governa la Regione. Sua moglie è stata arrestata per la vicenda mafia e Multiservizi, c’è bisogno d’altro? Sul Comune grava un buco di bilancio di 170 milioni di euro e, sullo sfondo, c’è la tragica vicenda del suicidio della dottoressa Fallara. L’ex consigliere comunale Marcianò, oggi alla Provincia, è tra i protagonisti dell’inchiesta “Meta” per i suoi rapporti con il clan Alvaro di Sinopoli. Un altro consigliere comunale viene fotografato in compagnia di un picciotto di mafia mentre si trastulla con un revolver, per un altro viene chiesto il rinvio a giudizio per aver favorito l’assunzione in una società del Comune della parente di un imprenditore accusato di mafia. Mi fermo per chiedermi cos’altro deve succedere perché lo Stato faccia tutto quello che deve fare per capire chi comanda a Reggio?  

  Chi comanda, onorevole?  

 Un sistema di mafia, massoneria e affari, con l’intervento, quando è necessario di servizi segreti deviati. Si approfondisca la vicenda del tritolo trovato anni fa in un ufficio del Comune quando sindaco era Scopelliti, ci si chieda chi dirigeva il centro del Sismi, ad esempio.    Ogni volta che si parla di    mafia e politica in Calabria, il governatore Scopelliti va su tutte le furie e accusa i giornalisti di lavorare per conto di lobby e di essere una cricca.    Una cricca fatta da Stampa, Fatto Quotidiano e Sole 24 ore, sarebbe una cosa veramente ridicola. Scopelliti farebbe bene a chiedere che si accertino i fatti. Io non l’ho votato e per le elezioni regionali non sono andata al seggio perché non mi piacevano i candidati. Un anno fa hanno arrestato Santi Zappalà, altri nomi erano chiacchierati, eppure non si volle fare pulizia.   

 Chi è Giuseppe Scopelliti?

 Un ragazzo che ho cresciuto ai tempi del Fronte della Gioventù. Devo dire che la sua prima esperienza da sindaco non la giudico negativamente. I problemi sono arrivati dopo, quando si è attorniato di persone che pensavano solo agli affari, quando si è fatto risucchiare nelle nebbie del sistema Reggio. Un tumore che divora tutte le istituzioni, dalla magistratura alle forze dell’ordine, dall’università alla Regione. Qui Scopelliti ha riprodotto lo stesso schema, con gli stessi uomini e gli stessi dirigenti che aveva con sé al Comune. Altro che modello Reggio, ha vinto il sistema Reggio.

 (pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 24 novembre 2011)

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