Referendum e campagna elettorale

(di Elia Fiorillo)

Le ipotesi sono tante sui perché Diego Della Valle ha pubblicato a pagamento il suo manifesto contro l’attuale classe politica. Pubblicità a se stesso ed alle sue attività imprenditoriali? Tirata di volata a Montezemolo per palazzo Chigi e, per converso, sua ipoteca alla carica di presidente di Confindustria? Si potrebbe continuare con altri interrogativi più o meno credibili. Resta il fatto che Della Valle ha azzeccato i sentimenti della gran parte degli italiani. E gli esorcismi vari gridati contro l’imprenditore marchigiano dai vari esponenti la “casta” non servono. Ci vuole ben altro. Ma cosa?

Le firme raccolte per il referendum elettorale sono proprio innumerevoli. La “porcata”, leggi legge elettorale, voluta all’epoca da Calderoli per conto della Lega e Forza Italia – e accettata bene o male da tutto lo schieramento politico italiano -, è arrivata alla fine della sua esistenza. O il Parlamento la cambierà oppure il referendum la sopprimerà. Non ci sono dubbi su come gli italiani si esprimeranno se avranno la possibilità di dire la loro nel segreto di un’urna. La maggioranza lo sa e prova a correre a ripari un po’ tardivi. Anche l’opposizione lo sa, ma le divisioni nel suo interno non sono di poco conto. L’ex avversario di Bersani nella corsa a segretario del P.d., Arturo Parisi, non gli risparmia frecciate per non aver sostenuto adeguatamente il referendum. I Radicali rischiano la cacciata dal P.d. dopo l’exploit in aula sul voto al ministro Romano. Se la ride solo Di Pietro perché pensa che, comunque, ne uscirà bene. Anche sul fronte dell’opposizione ci vuole altro. Ma cosa?

Tra tanta confusione ed incertezza pare che una faccenda sia indubitabile: l’inizio della campagna elettorale. E la data del suo avvio è venerdì 30 settembre. Quel giorno tre sono gli eventi significativi che danno la misura dell’accelerazione incontrovertibile, che potrebbe portare alle elezioni anticipate nel 2012. Due accadimenti li abbiamo già raccontati. Il terzo episodio riguarda Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica. Ha provato in tutti i modi a far ragionare la classe dirigente del Paese utilizzando soprattutto la moral suasion. Stavolta il presidente Napolitano ha fatto due affermazioni importanti e pesanti politicamente. La prima riguarda la Padania. “Non esiste un popolo padano” e non può esistere una divisione dell’Italia, perché non c’è “spazio nelle leggi e nella Carta per una via democratica alla secessione”. Ha ricordato anche il separatista siciliano Andrea Finocchiaro Aprile fatto arrestare dal governo Bonomi. Insomma, ha affrontato la questione Bossi/Lega non con il ricorrente minimalismo da folclore locale. L’altro punto trattato dal capo dello Stato è sulla necessità di una riforma elettorale per “un ritorno di fiducia” nell’elettorato.

Cosa fare per parare un venerdì che pone interrogativi un po’ a tutti? La maggioranza deve decidere quali sono le sue priorità. Due cose non si può più consentire: il tirare a campare e fare annunciazioni non praticabili. Non è plausibile pensare di realizzare riforme costituzionali in una situazione del genere e, per di più, con i voti contati. Certo, la priorità per il Paese è far fronte alla crisi economica che non ammette ragionamenti d’opportunismo politico. Il balletto non esaltante tra Berlusconi e Tremonti non può continuare. C’è bisogno che il Paese sappia la verità sulle politiche economiche da mettere in essere per evitare una deriva tipo Grecia. Anche sulla legge elettorale è tempo di decidere. L’ideale sarebbe provare a modificarla con il consenso di tutti. Insomma, sarebbe il caso che la maggioranza facesse un programma di fine legislatura. Poche cose concrete che potessero smentire il jaccuse di Della Valle.

Non è che l’opposizione si trovi in una situazione migliore di quella della maggioranza. “Il potere logora chi non c’è l’ha”, diceva l’ineffabile Giulio Andreotti. Forse sarebbe il caso di mettere da parte le invettive e le invocazioni all’andata via di Berlusconi – tanto non se ne va –, con l’individuazione di un vero programma di governo alternativo e con l’identificazione della coalizione pronta a realizzarlo.

Gli elettori, sia di centro che di sinistra o di destra, al di là delle simpatie personali e politiche, ben capiscono quando li si vuole prendere per i fondelli. E reagiscono.