Bankitalia, un Paese sotto ricatto

Oggi si decide il destino del governatore di Banca d’Italia. Una telenovela che dura da mesi fatta di ripicche e ricatti.

Tremonti e il suo candidato Vittorio Grilli, amato anche da Bossi perchè “milanese” (ma che le voci di corridoio dicono non avere un pedigree formativo adatto), contro il candidato del Presidente Napolitano ma anche di tutto il Consiglio Superiore di Bankitalia, cioè l’attuale direttore generale  Fabrizio Saccomanni, uomo di Draghi ma anche con una formazione adeguata al ruolo. E poi il terzo incomodo Lorenzo  Bini Smaghi attuale membro della BCE e che con la nomina di Mario Draghi al vertice della stessa banca toglierebbe un posto alla Francia all’interno del board.

E così questa candidatura sale anche perché Berlusconi deve trovare una soluzione che accontenti il presidente francese Sarkozy.

La lettera firmata per Saccomanni era già pronta ma è stata ritirata di fronte alle risse interne al Governo e al problema francese che il premier italiano ha sottovalutato fino a qualche settimana fa o comunque fino a quando Bini Smaghi lo ha messo di fronte al problema  probabilmente paventando questa situazione:“o la poltrona di Governatore o io non lascio la BCE e saranno fatti tuoi!”.

Tremonti si  è battuto sempre per il suo delfino Grilli (suo uomo di fiducia insieme a Milanese) anche per una sorta di “astio” personale nei confronti di Mario Draghi che, come dicono le voci di Palazzo Koch, ha sempre oscurato  il ministro in tutti i consessi internazionali.

Il Presidente Napolitano ha parlato ieri proprio di nomina nel rispetto della “continuità”.Insomma un altro alto là a Berlusconi che oramai deve prendere le decisioni in funzione dei ricatti a cui  è  sottoposto.

Tremonti e Bossi da una parte, per cercare di tenare ancora unita una maggioranza che fa acqua da tutte le parti, e  Sarkozy dall’altra per non avere”grane” internazionali che finirebbero di indebolire completamente i suoi rapporti all’interno della Comunità Europea . E al passaggio di consegne tra Trichet e Draghi c’erano la Merkel e Sarkozy ( che hanno anche approfittato per parlare della crisi) ma, forse, non c’era nessun rappresentante del governo italiano.

Adesso spuntano anche due nomi, interni al palazzo di Via Nazionale, e cioè Visco e la Tarantola e si era anche pensato di ripescare Lamberto Dini! La nomina della Tarantola (che viene dalla sede di  Milano e che si  sempre interessata della vigilanza sul sistema bancario )potrebbe rappresentare la  continuità interna e forse un modo per uscire dall’empasse dove si  è cacciato il premier e che potrebbe piacere al Quirinale che, in questi giorni, ha richiamato continuamente Berlusconi su riforme, decreto sviluppo, coesione. Insomma il Presidente del Consiglio  sente il fiato sul collo. Il vicolo in cui si trova è sempre più stretto, il Paese brucia e le fiamme si avvicinano sempre di più. Ma la nomina della Tarantola potrebbe dare adito a più di un attrito all’interno del direttorio a meno che non nasconda un accordo per farsi che altri possano inserirsi  nel caso di abbandono di qualcuno (leggasi Bini Smaghi e Saccomanni ndr)

Un uomo,Belusconi, che vive, e fa vivere il Paese, sotto ricatto. Dai vari Lavitola ai Tarantini alla D’Addario o a Ruby.E adesso anche il Ministro degli Esteri viene smentito  non dalla CNN o dalla BBC ma dalla televisione albanese che per molti  è ancora quella della canzone di Battiato “ascoltavamo radio Tirana…” quasi come se stessimo parlando di extraterrestri!

E per cercare di arginare fughe precipitose dalla nave e soprattutto per cercare appoggi il buon Ministro dell’Economia ha trovato i soldi per Ministri e Sottosegretari per evitare decurtazioni al loro stipendio. E pensare che non ci sono i soldi, come ha ammesso lo stesso Berlusconi, per varare un piano di sviluppo che salvi l’Italia.

(pubblicato su www.lindro.it)