Il partito degli onesti

(di Elia Fiorillo)

Angelino Alfano, ex guardasigilli, attuale segretario “acclamato” del Pdl, va ripetendo che vuole “un partito degli onesti”. Le buone intenzioni però si frantumano sulle logiche del consenso, leggi voti. I repulisti costano caro. Certo, possono essere vincenti sul medio, lungo periodo, ma comunque costano. Le annunciazioni senza riscontri oggettivi da parte della pubblica opinione, viceversa, servono solo ad aggravare situazioni già di per se compromesse. Insomma, si perde di credibilità tout court.

Mercoledì prossimo alla Camera si discuterà e voterà sulla mozione di sfiducia all’attuale ministro delle politiche Agricole, Francesco Saverio Romano. La Procura di Palermo ha chiesto contro di lui il rinvio a giudizio per concorso esterno in associazione di stampo mafioso. Brutta storia. Già il capo dello Stato, all’atto del giuramento di Romano, in una nota affermava: “Chiarire presto pesanti imputazioni a suo carico”. Insomma, quello fu “un giuramento con la condizionale”.

Il “partito degli onesti” cosa farà mercoledì? Non potrà fare altro che rigettare la mozione di sfiducia individuale voluta dalle opposizioni. Stessa cosa farà la Lega che “si turerà il naso e voterà no”, come ha tenuto a precisare il Senàtur. Lo stesso ministro degli Interni, che con grande tenacia si sta impegnando a combattere la mafia, non potrà fare altro che la stessa cosa di Bossi. Quella mozione di sfiducia, se dovesse passare, vorrebbe significare la fine del governo Berlusconi. Quindi no, al di là del merito: al di là di Napolitano.

Il problema vero è che l’opinione pubblica non comprende certi passaggi, complessi da afferrare anche a chi la politica la segue con interesse. Perché Alfonso Papa del Pdl è stato spedito in carcere e Marco Milanese, sempre del Pdl, ex braccio destro del ministro Tremonti, no? La valutazione che il Parlamento fa per concedere la carcerazione non è di merito, come dovrebbe. Se, cioè, esistono gli estremi per l’ipotesi della persecuzione giudiziaria, ma per mille altre motivazioni politiche che con la “persecuzione” non hanno niente a che vedere.

Oltre al “Partito degli onesti”, Angelino Alfano ha annunciato di volere una nuova legge elettorale che metta da parte la “porcata”, ovvero l’attuale legge elettorale, così definita dal suo estensore, Roberto Calderoli. Per Alfano c’è bisogno di una nuova legge che spinga dal basso gli eletti, facendola finita con le cooptazioni volute dall’alto. Le intenzioni dell’ex ministro della Giustizia non si possono che condividere. Per fare questo però c’è bisogno all’interno del Pdl – ma per la verità non solo in questo partito -, di regole chiare che non devono essere assolutamente aggirate. Ragionando per assurdo “il porcellun”, come qualcuno ha pur invocato a sua estrema difesa, poteva (e doveva) portare in Parlamento solo personaggi assolutamente “al di sopra di ogni sospetto”. Non è stato così. Ha certo aperto a categorie lontane dalla politica, ma per fatti a volte miserevoli, non ha bloccato però i tanti inquisiti, o rinviati a giudizio, o condannati che certamente era meglio se restavano a casa loro.

Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, vecchio marpione della politica, sa bene che se non vai sul concreto gli annunci si trasformano in boomerang. Propone, allora, una commissione per valutare le candidature. Per vedere se in certi casi non ci sia una vera e propria persecuzione giudiziaria verso il candidato inquisito. Fa bene Alemanno a fare una tal proposta, ma al di là di certe azioni persecutorie della magistratura che pur ci possono essere, è bene inserire nelle liste anche i “i non chiacchierati” dalla voce del popolo. E’ possibile che con tanta bella e rappresentativa gente che ha il nostro Paese bisogna ricorrere ai soliti noti per confezionare le liste elettorali?

“La politica non conosce né risentimenti personali, né lo spirito di vendetta, la politica conosce solo l’efficacia”. E’ una vecchia massima questa, sempre attuale però. Forse, nella scelta dei candidati, i responsabili dei partiti la dovrebbero tenere ben presente. Al di là delle beghe interne, dei posti al sole da assegnare, c’è bisogno che la politica sia efficace. E l’efficacia non può che camminare sulle gambe di donne ed uomini seri, non chiacchierati, che guardano alla politica come ad un servizio da fare, non per se stessi e i propri compagnucci, ma per la collettività.