Brunetta e il certificato antimafia

(di Luca Rinaldi)
La dichiarazione è di qualche ora fa da parte del ministro Brunetta: “Basta chiedere a imprese e cittadini documentazione per informazioni che la Pubblica amministrazione già possiede”, afferma il ministro. “Basta certificato antimafia”.Una esternazione che qualcuno sta già definendo shock e che nelle prossime ore farà il giro delle redazioni. Legittimo e sbilanciamoci, anche giusto che se ne parli. Anche se sulla concessione dei certificati antimafia ci sarebbe molto da scrivere e da rilevare.

Però, come la scuola mi ha insegnato (alla fine mi è servita a qualcosa), la politica non sono le dichiarazioni di personaggi che probabilmente parlano con linguaggi e parole messe in bocca da un qualche ghostwriter (nel gergo, il ghostwriter è colui che scrive discorsi), ma è fatta principalemente di atti e fatti espletati all’interno del ‘Palazzo’.

Quindi per ora poco conta l’opinione di un Brunetta qualunque, che ha già destato anche qualche reazione contraria all’interno del suo stesso staff, sulla fine dei certificati antimafia. Piuttosto alle mafie sta facendo molto più piacere l’innalzamento della trattativa privata negli appalti pubblici (proposta da 500.000 a 1,5 milioni di euro all’interno di questo ddl da approvare in Senato, già approvato alla Camera) e il vizietto, vista anche la crisi economica in atto e i tagli agli enti locali, di decidere le gare sul criterio del massimo ribasso. Tutto questo insieme dà alle mafie, che entrano appunto anche in mini appalti come costruzioni di rotonde stradali, piccole banchine, opere di viabilità ed edilizia residenziale, una grande possibilità di affare e di sopravvivenza. In nome di una massima libertà d’impresa, che sembra più un abuso verso gli onesti che il perseguimento di un obiettivo economico.

(lucarinaldi.blogspot.com)