Brescia e cocaina

(di Daniele Bonetti)
Dieci ordinanze di custodia cautelare: nove per traffico internazionale di droga (100 chili di cocaina arrivata a Brescia via Spagna dal Sudamerica) e una per riciclaggio di denaro. Di più: la squadra Mobile di Brescia coordinata dal dottor Riccardo Tumminia sospetta che il traffico internazionale di cocaina servisse in qualche modo a finanziare l’attività dell’ndrangheta. Un’idea che poggia le sue basi nel passato di due arrestati, Mario Muscio e Giuseppe Mazzaferro. Se il primo, già ai domiciliari, è noto per presunti legami milanesi con le famiglie Morabito e Papalia, il secondo, residente a Flero, fu arrestato nel 2007 con l’accusa di affiliazione mafiosa. Condannato a 5 anni in primo grado, fu assolto in appello. È lui, a differenza degli altri, l’uomo accusato di riciclaggio perchè avrebbe preso parte ad un furto di barre d’alluminio a Verona solo qualche mese fa.
L’operazione della Mobile nasce lo scorso dicembre quando la Polizia viene a sapere che Giancarlo e Giorgio Rossini, bresciani, gestivano un’intensa attività di importazione di droga dal sudamerica. Mettendo sotto controllo le utenze dei due, si scopre che oltre al filone sudamericano ne esiste uno balcanico che peró genera un flusso meno significativo di sostanze illecite. Le intercettazione permettono di stabilire in quasi 100 chili la cocaina importata da dicembre ai giorni scorsi: un’attività che poteva contare su divers soggetti, tutti oggetto delle ordinanze di custodia. Nelle mani della Polizia che stamane ha impiegato oltre 50 agenti sono finiti oltre a Muscio, Mazzaferro e ai due Rossini anche Florin Beta, romeno, Sandro Murelli, Morris Razio, Mario Merli, Sergio Mapelli e Roberto Lazzaroni. A nessuno di loro, almeno per il momento, è stata contestata l’associazione a delinquere di stampo mafioso.
Nell’operazione odierna è comunque tornata “in vetrina” la ‘ndrina dei Mazzaferro, già legata a Brescia per il presunto ruolo avuto anni fa dal boss Vincenzo Mazzaferro, leader indiscusso della cosca di Marina di Gioiosa Jonica nella mediazione per la liberazione di Roberta Ghidini sequestrata nell’inverno di 20 anni fa. Una mediazione che, forse, gli costó la vita: fu assassinato dagli Ierinó il 14 gennaio 1993.