Attenti alla Mafia del Gargano

(Alessandro Chetta)
Se ne parla meno, anzi pochissimo. E proprio per questo, a riflettori spenti, gli affari possono procedere a gonfie vele. E’ il caso della mafia del Gargano. Consesso criminale in crescita negli ultimi anni, e in sordina, come accadde con la n’drangheta che iniziò ad incrementare la sua egemonia mentre cittadini, magistratura e forze dell’ordine erano sballottate tra guerre cutoliane di camorra e stragi dei corleonesi.
A fare il punto sulle associazioni a delinquere dell’area garganica, provincia foggiana, è il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano. “È strano che non ci sia piena consapevolezza di questo fenomeno, non solo in Italia, ma anche in Puglia”, ha rimarcato nel corso del Vertice nazionale sulla Legalità, svoltosi a Cerignola e organizzato dalla Consulta provinciale degli Studenti.
Sulla mafia garganica, l’esponente di governo ha sottolineato che si tratta di un gruppo se non tra i più pericolosi “certamente il più efferato e sfrontato”. Il pensiero corre all’assassinio di Giovanni e Martino Piscopo, rapiti il 18 novembre del 2010 e ritrovati ammazzati, coi corpi carbonizzati nei boschi del Gargano, dieci giorni dopo.
Efferatezza nel modo di agire che “fa essere molto preoccupati – ribadisce Mantovano -, un’evenienza che ci deve far predisporre tutte le misure di cautela necessarie, perché le scarcerazioni degli ultimi mesi, su cui non esprimo valutazioni, hanno rimesso in circolazione personaggi pericolosissimi. Tutto ci fa presagire un futuro non molto roseo, anzi estremamente impegnativo per le forze di polizia e per la magistratura inquirente. La posta in gioco è molto importante”.