San Marino, terra della mafia

(di Luca Rinaldi)

La banca della micro Repubblica travolta dallo scandalo del riciclaggio. Il Segretario di Stato si difende e accusa il governo italiano: “Noi abbiamo sempre dimostrato disponibilità, ma qualcosa non funziona. I rapporti sono spesso difficili”

Mafia, banche, Italia e San Marino. Questi gli ingredienti che da qualche giorno tengono banco nel piccolo stato del Monte Titano, dove il 29 luglio scorso, in seguito all’ordinanza della Dda di Catanzaro “Decollo Money” è stato arrestato il presidente del Credito Sammarinese Lucio Amati con l’accusa di riciclaggio. Con la stessa accusa era stato arrestato l’8 luglio anche Walter Vendemini, direttore della banca di Amati. Nella vicenda, entra la ‘ndrangheta calabrese con Vincenzo Barbieri e il sodale Francesco Ventrici, che avrebbero aperto un conto per il tramite dello stesso Vendemini, al Credito Sammarinese intestate a Barbieri, nonostante ques’ultimo fosse già noto a cronache, ma soprattutto a tribunali come affiliate alla ‘ndrangheta.

Barbieri aveva individuato la banca sul Monte Titano come approdo per il riciclaggio dei proventi del narcotraffico internazionale e la banca, in serie difficioltà finanziarie, non si è tirata indietro. Scrivono i magistrati nell’ordinanza del 29 luglio “Una banca, quindi, assolutamente già in ginocchio, che ha pensato di poter rialzarsi, ricorrendo ai depositi del crimine organizzato transnazionale, del tutto indifferente all’inquinamento del sistema finanziario e bancario sammarinese che ne sarebbe derivato, ma comunque sempre assicurando al proprio direttore generale prebende annue tra i 200 e i 300mila euro e al manipolo di faccendieri-intermediari le provvigioni e minimi fissi stipendiali concordati”

In tutto gli arresti sono stati 11 e l’operazione non è sicuramente un fatto isolato. San Marino già negli scorsi anni si è vista al centro di alcune inchieste riguardanti la criminalità organizzata, e i nomi delle carte della inchiesta “Decollo Money” si rincorrono anche nelle inchieste della vicina Emilia Romagna. Tant’è che alcuni di questi si sono ritrovati tra gli arrestati e gli indagati dell’ operazione “Due Torri Connection”, culminate con 14 arresti e che ha documentato un fitto giro di narcotraffico internazionale da Bologna alla Colombia, passando per la Spagna.

Un problema, quello delle infiltrazioni della malavita organizzata, che ha visto San Marino aprire gli occhi in ritardo, soprattutto politicamente. Una politica che ha trovato la consapevolezza di riconoscere il fenomeno, ma rimane in difficoltà davanti alle questioni pratiche del problema, come la disponibilità di personale della magistratura inquirente, una reale collaborazione anche tra le polizie dello stesso Stato e individuare strumenti forti per la prevenzione e il contrasto.

Gli arresti riguardanti i soggetti sul territorio di San Marino, sono stati richiesti dalla Dda di Catanzaro e fatti poi eseguire dal magistrato della Repubblica di San Marino, Rita Vannucci. Collaborazione che è poi stata sottolineata anche nella conferenza stampa alla presenza degli inquirenti, della stessa Vannucci e del procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso.

Ma non sempre la collaborazione e la trasparenza dei rapporti tra Italia e il piccolo Stato di San Marino è così disponibile e aperta. A testimoniarlo sono le difficoltà che si hanno per giungere alla firma e alla ratifica degli accordi di tipo economico, finanziario, fiscale e per la repressione della criminalità organizzata.

Un punto che spesso divide le opinioni dei diretti interessati che si addossano colpe di mancate firme e mancate ratifiche l’un l’altro. Sul tema ha risposto il Segretario di Stato per gli Affari Esteri e Politici della Repubblica di San Marino.

(lucarinaldi.blogspot.com)