Per lo Stato mio padre non è vittima di mafia

(di Antonella Folgheretti)

“Certo che si tratta di un lutto. Un lutto plurimo, che si è ripetuto. E continua a ripetersi ogni volta che ci penso”. Milly Giaccone è la figlia del professore Paolo Giaccone, medico legale ucciso a Palermo dalla mafia l’11 agosto del 1982 perchè non si era piegato a falsificare una perizia che avrebbe scagionato un killer legato a Cosa nostra. Paolo Giaccone era uno dei più grandi esperti di medicina legale. Divideva il suo impegno tra l’istituto di Medicina legale (che dirigeva) e le consulenze per il Palazzo di giustizia. Aveva ricevuto l’incarico di esaminare un’impronta digitale lasciata dai killer che nel dicembre 1981 avevano scatenato una sparatoria tra le vie di Bagheria con quattro morti come risultato. L’impronta era di un killer della cosca di Corso dei Mille ed era l’unica prova che poteva incastrare gli assassini. Il professore Giaccone rifiutò ogni ‘pressione’: venne ucciso.
Oggi ad essere vittima, ma della devastante burocrazia, quel ‘buco nero’ che inghiotte umanità e scarta le emozioni, è la figlia. A Milly, dirigente medico dell’azienda ospedaliera ‘Ospedali riuniti Villa Sofia-Cervello’, a Palermo, a maggio dello scorso fu detto che aveva diritto al collocamento a riposo per limiti di servizio (è stata assunta il 3 novembre del 1989) grazie alla legge che tutela le vittime della mafia. Il 28 marzo 2011 il viceprefetto Maria Pedone della Prefettura di Palermo certifica, su richiesta dell’ente, che Milly è “familiare di ‘vittima della criminalità organizzata’”: l’azienda ospedaliera la manda in pensione lo scorso primo aprile. Ieri, però, Milly Giaccone ha una sorpresa: riceve una comunicazione dall’Inpdap che le revoca il vitalizio. La causa? Paolo Giaccone non rientra, a dire dell’istituto, non rientra nella categoria delle vittime di “terrorismo mafioso e criminalità organizzata”.
“Ma Paolo Giaccone, allora, è vittima di cosa? Forse che esistono vittime della criminalità organizzata di serie A e di serie B? O forse c’è chi pensa che mio padre si è ‘suicidato’ – racconta a Blogsicilia Milly Giaccone – per far sì che i propri figli possano “godere” delle agevolazioni previste per le vittime di mafia? L’abbiamo pagata ogni giorno della nostra vita questa ‘agevolazione’”
Paolo Giaccone è universalmente considerato un martire della legalità. “Ancora oggi non riesco a esprimere liberamente la mia sofferenza, il gravissimo senso di smarrimento, di perdita – ricorda commossa Milly -. In quei giorni, ma anche dopo, c’era chi mi chiedeva di non pensarci. Dovevo esserci anch’io quel mattino, perchè ogni giorno noi due, io e lui, facevamo insieme il tragitto da casa all’ospedale, dove facevamo il nostro lavoro, lui professore ed io studentessa in Medicina. Mi ha salvato la vita un mal di pancia di mia madre. Io, dopo un confronto con mio padre, quel mattino rimasi insieme a lei. E non c’ero, quando l’hanno ammazzato. Oggi dico che se fossi stata con lui mi sarei risparmiata lo strazio dei lunghi anni che sono seguiti. A quei tanti ‘ci vuole pazienza’ sussurrati alle mie spalle da colleghi e superiori in questi anni di lavoro in ospedale. ‘Ci vuole pazienza’ – ricorda Milly, chiamata anche ‘la dottoressa dalla denuncia facile’ – perchè io, che ho sempre voluto fare il medico, per emulare papà, sono sempre stata criticata al minimo errore: ‘certo, uno sta qui a scoppiare, poi arriva lei, e, con una leggina, va avanti’. Proprio a me, alla mia famiglia, che per pudore non abbiamo mai neanche voluto avviare la causa civile per risarcimento danni contro chi ci ha tolto papà”.
E anche alla luce di quello che sta succedendo in queste ore, penso a quanto sia inutile anche quell’intitolazione del Policlinico a papà. Quasi una beffa. Ho sempre cercato di immaginare quello che era accaduto nel vialetto alberato, tra le auto posteggiate fuori dall’ospedale. Papà che cammina piano, guardingo come era ormai abituato a fare, consapevole com’era di avere un destino segnato. Papà colpito da due proiettili a sinistra e, dopo, un altro colpo a destra”.
“Se ancora ci penso mi sento avvolta dal gelo – continua la figlia del professore Giaccone -. Come quello che ho sentito quando la voce scostante e quasi indisponente del viceprefetto Pedone, ieri, mi ha confermato, senza grandi spiegazioni, che mio padre non rientra fra le ‘vittime del terrorismo mafioso’”.(pubblicato su Blogsicilia il 10 agosto 2011)