Arrestato il boss latitante Francesco Pesce

Il modo per comunicare e impartire ordini durante la latitanza avveniva attraverso i “pizzini”. Proprio quelli che stava bruciando, insieme ad altri documenti, nel momento in cui i militari dell’Arma hanno fatto irruzione nel bunker di lusso in cui si nascondeva Francesco Pesce, alias “Testuni”. Ciccio Pesce, a soli 33 anni è ritenuto il capo dell’omonima cosca criminale di Rosarno, nella Piana di Gioia Tauro. Il figlio di Antonino Pesce, in carcere, era latitante dal 28 aprile scorso, in seguito all’operazione All Inside che portò all’arresto di decine di affiliati alla potente cosca di Rosarno. A questa seguì l’operazione All Inside 2, possibile anche grazie alla dichiarazioni rese dalla cugina di “U Testuni”, Giuseppina Pesce, la collaboratrice di giustizia che ha rivelato le attività del clan mafioso e l’influenza sul territorio, per poi ritrattare tutto, nonostante le sue dichiarazioni abbiano avuto riscontri oggettivi consistenti tra l’altro nel rinvenimento di 3 bunker a Rosarno. “U Testuni” era diventato sia la mente che l’anima della cosca. Non disdegnava i consensi tanto da essere presidente onorario della Rosarnese calcio, avendo avuto un passato da sportivo. Tramite due prestanome controllava direttamente anche le squadre di calcio di serie D Interpiana e Sapri. Un modo efficace per avere ancora più rispetto e stima da parte della gente. Aria condizionata e internet non mancavano nel bunker di Pesce, che dal suo rifugio aveva continuato a svolgere il ruolo di guida della cosca. “Sono diventato un personaggio”: solo queste le parole pronunciate davanti ai carabinieri durante il suo arresto. Pesce non ha opposto resistenza. Insieme a lui è finito in manette anche il proprietario della DemolSud, Antonio Pronestì, che aveva agevolato la latitanza di Francesco Pesce, permettendogli di creare il bunker sotto la sua azienda di demolizioni. Non poteva abbandonare il suo territorio. Il boss non è uscito da Rosarno dunque, nonostante i controlli delle forze dell’ordine che lo cercavano da mesi. Per il reggente della cosca, la ‘ndrangheta dice che non si può lasciare il paese. Da Rosarno Pesce non si è mai mosso. Stava molto attento però. Aveva messo delle telecamere, sei in tutto, intorno al suo bunker, grazie alle quali controllava perfettamente la zona circostante. La cosca Pesce era stata fortemente indebolita prima con gli arresti nell’operazione All Inside e All Inside 2 e, poi, con l’operazione All Clean, durante la quale sono stati sottratti i beni alla cosca e ai loro prestanomi, con il sequestro di ben 40 imprese e tutto il patrimonio aziendale, beni mobili ed immobili, denaro e titoli tutti appartenenti alla famiglia Pesce. A dimostrazione di quanto potere aveva la cosca, alcune intercettazioni effettuate nel carcere nel 2007. Il boss Antonino, ricordava al figlio Francesco Pesce, come si era impadronito della catena alimentare “Sisa” nel territorio calabrese: Antonino: “Peppe Piromalli era in galera, mio zio era…era là. Tutto io, non c’era nessuno di stà gente qua. Io avevo 20 anni…Ascolta, io, l’ho creata io 30 anni fa, la Sisa là sopra l’ho creata io. Mettemmo una fila di camion lunga da qui a là sotto…domani vedi che sono questi i camion che lavorano. Quelli di Gioia.” Il padre aveva lasciato fuori il figlio a controllare ogni cosa insomma. Tutto fino a martedì sera. Quando è scattato il blitz dei carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria, di una squadra speciale dei Ros, dei militari del nucleo investigativo della compagnia di Gioia Tauro e dello squadrone eliportato cacciatori di Vibo Valentia. I pizzini rivenuti nel bunker sono al vaglio della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria. I dettagli dell’operazione sono stati resi noti nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta nel Comando provinciale dei carabinieri questa mattina, a cui hanno partecipato il procuratore Giuseppe Pignatone, il vice comandante del Ros Mario Parente e il colonnello Carlo Pieroni. Il cerchio si stringe ancora di più. Rimangono latitanti in seguito all’operazione All Inside Marcello Pesce “U ballerinu” e il fratello di Ciccio Testuni, Giuseppe Pesce.