Non può più attendere il ticket sanitario.

Altra stangata di sapore fortemente anti-sociale in arrivo dalla manovra finanziaria, con buona pace di Vittorio Feltri che ormai ha preso gusto a dire un po’ ovunque che Tremonti è un “socialista illiberale”. Perché se i tagli ai costi (ed agli stipendi) della politica possono stare a riposare fino alla prossima legislatura (tre anni? un anno? dieci giorni?), i ticket sulla sanità, inizialmente destinati al prossimo anno, scalpitano e arriveranno già dalla prossima settimana. Dal decreto è prevista, infatti, la reintroduzione immediata dei ticket sanitari (attenzione: salvo esenti) sulle ricette mediche e gli interventi di pronto soccorso in codice bianco: rispettivamente, 10 euro su ogni prescrizione di una visita specialistica presso una struttura pubblica e 25 euro per ogni intervento di pronto soccorso riguardante situazioni di non-urgenza, che potrebbero (dovrebbero?) poter essere gestite, ad esempio, dal medico di medicina generale. Una sforbiciata che consentirà di ridurre, nel corrente anno, il finanziamento statale dedicato a queste voci da 486,5 milioni a 105 milioni di euro.

Attualmente i ticket riguardano tre ambiti prestazionali: l’assistenza farmaceutica, il pronto soccorso e le visite specialistiche. Un po’ di storia: il ticket sanitario viene introdotto nel 1989, con due obiettivi principali: sostenere la spesa sanitaria e responsabilizzare i cittadini sull’uso del servizio sanitario nazionale. Evitare prescrizioni inutili, code al pronto soccorso e liste d’attesa infinite. L’esito però è stato un po’ diverso, ed il ticket si è trasformato in un’indispensabile strumento a copertura dei disavanzi sanitari delle varie regioni, come previsto tra l’altro dalla finanziaria del 2001. Il risultato è stato, ad esempio, che alcuni cittadini italiani pagano lo stesso farmaco, o la stessa prestazione ambulatoriale, più di altri, in base alla regione di residenza. E pagare di più non è garanzia di un servizio migliore, anzi. Fatto sta che, dalla finanziaria 2007, tutte le regioni tranne la Basilicata hanno previsto un ticket per gli ingressi in pronto soccorso come “codice bianco”. Ancor più omogenea è la situazione riguardante la fruizione di visite specialistiche a carico del servizio sanitario nazionale: praticamente tutte le regioni hanno fissato l’importo massimo per ricetta a 36,15 euro, applicando la normativa ragionale.

Il rischio tangibile è che, dopo la manovra finanziaria, questi ticket aumentino ancora: come in Campania e nella provincia autonoma di Bolzano, dove ogni “codice bianco” varrà ben 50 euro. Ed il risultato certo è un depauperamento della sanità pubblica a favore di quella privata: vale la pena pagare un ticket cosi salato per una prestazione in struttura pubblica quando, ormai a pochi euro in più, ci si può rivolgere ad un privato? Che, magari (leggi: certamente), è più vicino a casa, ospita i pazienti in una struttura migliore, non prevede lunghe liste d’attesa.

Un emendamento che vale 381,5 milioni: l’abolizione delle province, perentoriamente cassata in una bocciatura bipartisan ad opera dei due più grandi partiti italiani, varrebbe 10 miliardi l’anno.