In ricordo di Rita Atria

(di Matteo Scirè)
La giovane Rita Atria aveva bisogno di respirare quel “fresco profumo di libertà” di cui parlava Paolo Borsellino, per questo si ribellò alla sua famiglia e al contesto mafioso in cui era nata e cresciuta. Una scelta coraggiosa, dettata inizialmente dal desiderio di vendetta nei confronti degli assassini del padre e del fratello, che sfociò in un bisogno autentico di giustizia e di legalità.

L’incontro con Paolo Borsellino, allora procuratore a Marsala, le diede la forza di intraprendere un percorso difficile, per una ragazza di soli 17 anni. Al giudice raccontò tutto della sua famiglia e della mafia di Partanna, il piccolo centro in provincia di Trapani in cui viveva. Rita aveva capito che su di lui poteva contare non solo come magistrato capace, ma anche come punto di riferimento per una nuova esistenza libera dalla cultura mafiosa e dai condizionamenti di Cosa nostra. Le sue rivelazioni, insieme a quelle di sua cognata Piera Aiello, consentirono alla magistratura e alle forze dell’ordine di arrestare decide di boss.

Dalla località protetta in cui si trovava, a Roma, Rita fu costretta a sopportare il peso della delegittimazione e della solitudine. Durante il processo gli imputati tentarono di farla passare per pazza e anche la madre la ripudiò, ma nonostante questo Rita trovò le motivazioni e le risorse interiori per andare avanti fino al 19 luglio del 1992, giorno della strage di via D’Amelio. La notizia della morte di Paolo Borsellino fu per lei una doccia fredda, un dolore insopportabile che lei stessa descriverànell’ultima pagina del suo diario prima di lasciarci, il 26 luglio del 1992:
“Ora che è morto Borsellino, nessuno può capire che vuoto ha lasciato nella mia vita.
Tutti hanno paura ma io l’unica cosa di cui ho paura è che lo Stato mafioso vincerà e quei poveri scemi che combattono contro i mulini a vento saranno uccisi. Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c’è nel giro dei tuoi amici, la mafia siamo noi ed il nostro modo sbagliato di comportarsi.
Borsellino, sei morto per ciò in cui credevi ma io senza di te sono morta”.