I “Bad Boys” di Legnano sono un locale di ‘ndrangheta

(di Luca Rinaldi)

80 anni di carcere per 13 imputati con tre assoluzioni. Questo è il bilancio finale del processo scaturito dall’operazione “Bad Boys” che aveva portato alla luce una delle locali di ‘ndrangheta in Lombardia, e precisamente quella operante nel varesotto tra Legnano e Lonate Pozzolo.

Dopo un anno si è chiuso, presso il tribunale di Busto Arsizio, il processo con rito abbreviato che ha così riconosciuto l’esistenza di una associazione di stampo mafioso, operante almeno fino al 2009 nella zone di Legnano, Lonate Pozzolo e tutta la zona del Basso Varesotto e Alto Milanese.

La sentenza è arrivata nel pomeriggio, dopo tre ore di camera di Consiglio, dal collegio giudicante presieduto da Toni Novik, che ha sostanzialmente confermato le contestazioni dei Pubblici Ministeri che rilevavano l’esistenza di associazione a delinquere di stampo mafioso e associazione semplice. La sentenza del tribunale stabilisce che a far parte della locale di ‘ndrangheta siano: Vincenzo Rispoli (considerato il capo della locale di Legnano e Lonate Pozzolo, così come rilevato anche nell’inchiesta ‘Infinito’), Emanuele De Castro, Nicodemo Filippelli, Pasquale Rienzi, Antonio Esposito, Ernestino Rocca e Fabio Zocchi.

La condanna più pesante è quella carico di Antonio Rispoli, 11 anni (i pm ne avevano chiesti 15), poi quella a carico di Nicodemo Filippelli, 10 anni, Zocchi, 9 ed Emanuele De Castro con Antonio Esposito, condannati a 7 anni. 7 anni inflitti invece a Rienzi e Rocca, mentre per tutti questi il tribunale ha stabilito tre anni di libertà vigilata una volta terminata la pena e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Per gli imputati definiti invece “minori” le pene vanno dai 2 anni ai 5 anni, fino ai tre assolti, tra cui il fratello di Vincenzo Rispoli, Francesco. E’ stata disposta inoltre la confisca di 200mila euro di beni nella disponibilità degli imputati.

Il processo Bad Boys è durato poco più di un anno e ha sostanzialmente confermato tutte le ipotesi accusatorie dei Pubblici Ministeri. A margine della sentenza il pm Giovanni Marbone precisa che le condanne sono decurtate di un terzo perchè il procedimento si è svolto con rito abbreviato e che tutte le accuse provano l’esistenza della presenza della ‘ndrangheta operante nel varesotto.

Non è dunque bastata la penultima udienza, in cui uno degli avvocati difensori ha cercato di convincere il collegio giudicante che “I calabresi si ritrovano tra di loro e tendono a scambiarsi favori all’interno del loro gruppo, ma questo non significa che sono degli ‘ndranghetisti. L’accusa non porta nessun elemento che possa essere considerato una prova se non parole comprate (riferendosi a quelle dei pentiti, nda) e intercettate“. Si attende ora il deposito delle motivazioni della sentenza, intanto gli avvocati difensori fanno sapere che ricorreranno in appello.

(lucarinaldi.blogspot.com)