Vivere a L’Aquila

L a città delle aquile ( fino agli anni 70 ce ne erano due in gabbia proprio all’ingresso della città), quella che nel suo stemma riporta la frase “Immota manet” sembra proprio “immota” dal 6 aprile del 2009.

Il centro storico, la famosa zona rossa, è inaccessibile (come per i CIE in Basilicata, Sicilia, Campania…e altrove). Nelle altre zone le macerie sono ancora lì. Vedi palazzi puntellati, reti metalliche che isolano, le foto dei morti, fiori a ricordare chi è non c’è più.

Il centro è una ferita aperta dove ancora non inizia la cicatrizzazione e chissà se mai si rimarginerà. Lì Via Sassa dove c’era il Conservatorio e poi il Corso dove si passeggiava la sera e ancora Via Paganica, il Convitto, la sede dell’Università e là dietro c’era la mensa quando io ho iniziato a studiare Medicina….e poi il nostro bar, il Teatro…Quante cose ricordi, amici, i nostri sogni, il lavoro e molti che non rivedrò più.

Tra quelli che ci sono vi racconto la storia emblematica di una mia amica, di quelle storiche ,ci conosciamo da oltre 25 anni.

Sola, separata con due figli e un lavoro a contratto presso un Caf per gli agricoltori. Il 6 aprile del 2009 la sua casa crolla. E crolla tutto il suo mondo. Si adatta a vivere in una roulotte. Riprende a lavorare, piano piano. Decide di fare un mutuo e comprare una casetta di legno da sistemare su un terreno del padre un po’ fuori dalla città. Soldi da cacciare ma almeno un tetto decente per i suoi figli. Ci entra la vigilia di Natale. Una festa. Intanto il lavoro, anche se con difficoltà, va avanti. Ma l’economia di L’Aquila e del suo circondario langue, le aziende chiudono. Poche quelle che vengono ad investire. L’agricoltura è allo sbando e  anche il CAF ha i suoi problemi. Lo stipendio di novembre non arriva e neanche la tredicesima. Il Natale 2010 è triste con la consapevolezza del mutuo da pagare e dei figli da crescere.

Da marzo non viene più pagata e la proposta è lo scivolo per l’uscita anticipata ( visto che ha già 31 anni di lavoro alle spalle e le mancano solo 4 per la contribuzione pensionistica). Ventimila euro e via senza lavoro ad un’età in cui non ti prende più nessuno. Si adatterà a fare qualsiasi cosa per sopravvivere. Pronta a rinunciare a tutto, forse anche a se stessa.

Questa è una delle tante storie che L’Aquila vive ogni giorno. Il “miracolo” non esiste e non è mai esistito. Una città sventrata, spezzata. Cittadini dislocati altrove, niente imprenditoria, nessun aiuto e le famiglie iniziano a morire.

 

(pubblicato anche su www.lauraaprati.com)