Trovare un’altra vita

Il 20 giugno è la giornata mondiale del rifugiato. Ieri l’attrice Angelina Jolie ha visitato Lampedusa, che negli ultimi mesi è stato l’emblema del fenomeno immigrazione.

I dati dell’UNHCR ci parlano di 44 milioni  di persone che hanno vissuto lontano dalla propria casa e questo solo nel 2010. Circa un terzo sono rifugiati, 850 mila sono in cerca di asilo.

Gli immigrati, clandestini e non, i rifugiati, i richiedenti asilo sono oramai un grande popolo in movimento che ci scuote e ci fa fare i conti con la nostra staticità. Con una società che ha pensato di essere arrivata. Di potersi sedere e guardare il mondo che passa. E invece no il mondo non solo passa ma ci trascina, cambiano i nostri riferimenti. Non possiamo più vivere chiusi nel nostro orticello, dobbiamo aprire le porte ad un nuovo modo di vivere, a nuove lingue. L’integrazione è il nostro futuro come lo è stato cent’anni fa per altri paesi, come gli Stati Uniti così come ha ricordato la Jolie ieri.

Ma l’immigrazione è anche un fenomeno economico attorno a cui girano interessi legati ai permessi di soggiorno, al caporalato, agli scafisti, ai “venditori” di esseri umani, al lavoro sottocosto, al crimine organizzato.

Datori di lavoro italiani che fanno richieste di lavoratori stranieri dietro un compenso che varia tra i 4 ai 7mila euro a richiesta. Le persone che arriveranno diventeranno poi clandestine, senza documenti e facilmente sfruttabili  e ricattabili. E così si stravolge anche il mondo del lavoro , si cambiano le regole del gioco non solo per gli extracomunitari ma anche per i nostri lavoratori.

La Caritas, inoltre, contraddice alcuni dati del Ministero dell’Interno. Non è vero che i più arrivano dal mare molti arrivano regolarmente in aereo con visti di soggiorno per turismo o studio e dopo 3 mesi diventano clandestini.

Il fenomeno va guardato in tutta la sua complessità e soprattutto a quanti i clandestini, gli immigrati sono utili?