Salus Iniqua: Salemi

La “squadra” di Pino “Manicomio” Giammarinaro. Assessori, consiglieri, funzionari e dipendenti comunali. Uno per uno sono stati elencati dal Tribunale di Trapani che ha emesso l’ordinanza “Salus Iniqua” che ha portato al maxi sequestro di beni in capo all’ex deputato che da sorvegliato speciale non solo ha ingrossato non potendolo fare il proprio patrimonio nascondendolo alla magistratura, usando dei prestanome, ma il suo arricchimento sarebbe derivato da un controllo costante della politica e degli affari della sanità pubblica. C’è un rapporto dei carabinieri di Salemi che indica chi sarebbero i “fidati” a disposizione dell’on. Giammarinaro, cominciando dal segretario generale del Comune Vincenzo Barone, e dall’ex direttore di ragioneria Gaspare Manzo gli assessori Angelo Calistro, Caterina Bivona, il presidente del Consiglio, Giuseppa Asaro, i consiglieri comunali Fabrizio Gucciardi, Giuseppe Rubino, Leonardo Bascone, Angelo Melchiorre, Giuseppe Ferro, Leonardo La Grassa, Giuseppe Greco, Salvatore Verde, Francesco Lo Fria, Francesco Giuseppe Fileccia.

 Ci sono una serie di intercettazioni condotte dai carabinieri, ma anche dalla polizia, che dimostrerebbero come in modo quotidiano l’on. Giammarinaro (soprannominato anche dei suoi più fedeli amici come “Pino Manicomio”). Sebbene privo di ruolo politico e amministrativo ufficiale, venisse quotidianamente consultato sui problemi politici e del Comune, e a nessuno pareva strano che ciò venisse fatto. Giammarinaro poi risulta essere stato informato anche su quanto andava facendo il sindaco Vittorio Sgarbi che se da un lato pensava di essere libero nella sua azione, di fatto dietro le quinte veniva “sorvegliato”.

 I fatti. Chiamata in causa è anche il vice sindaco ancora in carica, Antonella Favuzza, secondo il contenuto dell’ordinanza “Salus Iniqua”  “si è sistematicamente relazionata con Giammarinaro rispettando “la regia occulta”. Non sempre tra i due c’è stata con cordia, annota l’ordinanza, ma è infine il sistema di relazioni instaurato che avrebbe portato acqua al mulino di Giammarinaro. E l’ordinanza cita i contatti tra Favuzza, Salvatore D’angelo, Luigi Carado9nna, e l’assessore Antonina Grillo. Parlando con Caradonna (con il quale la Favuzza sarebbe legata da una un rapporto sentimentale), il vice sindaco nell’ottobre 2009 avrebbe confidato che il bilancio era stato  fatto presso l’abitazione dell’ex deputato regionale, e che l’assessore Caterina Bivona ed il consigliere Leonardo Bascone avevano portato il carteggio presso la casa dell’onorevole, occasione che sarebbe servita a cambiare l’organizzazione e la previsione di stanziamento su alcuni capitoli di spesa. In altra circostanza (novembre 2009) la Favuzza è stata ascoltata contattare il consigliere comunale Fabrizio Gucciardi perché l’aiutasse a mettersi in contatto con Giammarinaro a proposito di iniziative (notoriamente contrarie) di Sgarbi sulle pale eoliche, “poiché la questione delle pale eoliche stava prendendo una brutta piega”. Giammarinaro sarebbe stato contattato anche da fornitori del Comune che a lui si rivolgevano per avere pagate proprie pendenze, il caso di una agenzia di viaggi (Montalbano). Giammarinaro è stato intercettato a chiamare la Favuzza sollecitando il pagamento delle spettanze all’agenzia, ottenendo assicurazione che la ragioneria avrebbe presto provveduto. Le intercettazioni depositate nell’ordinanza sono lì a dimostrare come la presenza di Giammarinaro al Comune o dietro le quinte del Municipio di Salemi, fosse costante, in occasioni di riunioni (Favuzza che ne parla con Caradonna nel novembre 2009), o ancora i suoi legami erano così palesi che erano oggetto di commento ancora tra il vice sindaco Favuzza e l’assessore Grillo, secondo la Favuzza, i consiglieri Ferro e Angelo erano controllati da Giammarinaro, così come Irene Cavarretta posta a capo della commissione art. 5 (quella sull’attribuzione dei fondi terremoto), peraltro fidanzata di Angelo Melchiorre..

L’ordinanza cita un fatto particolare, quello sul trasferimento di un funzionario. Ancora di mezzo l’azione di Giammarinaro, episodio da collocare nel novembre 2009. Il vice sindaco Favuzza è stata intercettata a parlare con il sindaco Sgarbi al quale chiedeva “lumi” sulla rimozione del direttore di ragioneria, Gaspare Manzo, nonché dell’ingegnere Leone del quale, riferiva “Giammarinaro aveva chiesto la testa”. Sgarbi informava il vice sindaco che “Giammarinaro gli stava facendo firmare una richiesta indirizzata al sindaco di Campobello di Mazara affinché questi concedesse  un ulteriore periodo di aggregazione del Manzo presso il Comune di Salemi (manzo risulta dipendente di ruolo del Comune di Campobello, a scavalco si occupava anche del Comune di Salemi ndr); in quella occasione la Favuzza si mostrava contrariata, diceva a Sgarbi che Manzo era uomo di Giammarinaro. Per il sindaco Sgarbi la situazione doveva risolversi solo in un modo, contattare Giammarinaro per sapere cosa fare con Manzo e Leone. Dietro il contrasto tra la Favuzza e Manzo ci sarebbe stata la questione delle famose case di Salemi vendute ad un euro. Manzo no0n avrebbe voluto firmare alcune delibere, e quando lei informò Sgarbi del rifiuto, questi gli disse di rivolgere le sue lamentele a Giammarinaro a proposito del comportamento di Manzo. Sempre a proposito delle case ad un euro  (gennaio 2010), il vice sindaco Favuzza è stata ascoltata parlare con Giammarinaro perché si mettesse in contatto con il consigliere Gucciardi al fine di vedere approvato il regolamento sulla vendita delle case ad un euro.

Per risolvere dissidi politici spesso Giammarinaro veniva chiamato in causa, come avrebbe fatto il presidente del Consiglio comunale Giuseppina Asaro (sui contrasti con Fileccia) , o ancora Giammarinaro interveniva prima di alcune riunioni consiliari particolari, come quella dedicata al problema idrico (dicembre 2009), in quella occasione invitò il consigliere Rubino a passare da casa sua prima di andare in aula; in altra circostanza l’assessore Bivona che non aveva ottenuto dal sindaco Sgarbi l’autorizzazione ad una spesa per una manifestazione natalizia, finiva con l’ottenere l’autorizzazione da Giammarinaro, “ “Ketti ti autorizzo”.

I rapporti tra Giammarinaro e Sgarbi non sono state comunque sempre “sereni”, solo che forse il sindaco Sgarbi a certi messaggi non avrebbe dato il giusto peso. Per esempio quando ai primi del 2010 si pose il problema di un rimpasto di Giunta, Giammarinaro aveva saputo della sostituzione, a sua insaputa, di alcuni assessori, l’ex deputato aveva chiamato il sindaco dicendogli che “se qualora questa “cosa” fosse stata vera si sarebbe “dispiaciuto”,  ammonendolo che con i “suoi” due Assessori non gli avrebbe fatto fare delle brutte figure ed ancora che, attesa la maggioranza consiliare di cui disponeva,  avrebbe deciso personalmente  quando fosse stato il momento giusto e chi sostituire”.

Vicende che sono state indicate alla magistratura anche dall’ex assessore Oliviero Toscani. Anche in questo caso prima delle rivelazioni di Toscani alla magistratura, ci sono state le intercettazioni, come un colloquio con Sgarbi: “…allora cioè lo dico a te butta fuori quei testa di cazzo che non  fanno andare avanti le cose non abbiamo fatto niente…..non hanno fatto niente…li c’è questo signor GIAMMARINARO che non vuole cambiare niente perché cambi. Perde il potere.” E parlando con l’assessore Grillo, Toscani la avvertiva: “…anche tu sei una pedina di Giammarinaro non ti rendi conto……siete tutti così coinvolti in quel sistema…..che anche chi pensa di non essere un suo servo lo è! !….”

Toscani ai magistrati ha raccontato di come Sgarbi divenne sindaco di Salemi: “..SGARBI mi ha detto che fu Pino Giammarinaro a chiedergli di fare il Sindaco di Salemi. Mi ha detto che Giammarinaro salì a Milano e gli fece la proposta. Sgarbi me ne parlò, mi chiese cosa ne pensavo e gli risposi che mi sembrava un’idea “eccentrica” ma interessante..

E sulle sue dimissioni da assessore, Toscani ha spiegato: “ho deciso di lasciare la Giunta di Salemi perché mi sono reso conto che il contesto territoriale, che mi permetto di definire “mafioso”, non mi consentiva di operare in maniera libera ed autonoma nell’amministrazione comunale. In particolare, Le posso dire che sin dal mio ingresso in Giunta, ho potuto constatare la costante presenza di Pino Giammarinaro alle riunioni della Giunta. Giammarinaro partecipava e assumeva decisioni -senza averne alcun titolo- alle riunioni della Giunta di Salemi, alla presenza di Sgarbi, del sottoscritto e di altri assessori comunali. La cosa mi sembrò alquanto anomala, perché nessun estraneo aveva mai partecipato alle riunioni della Giunta…”: “..Credo che Giammarinaro è rimasto sconvolto dal fatto che io non abbia mai voluto riconoscere il suo potere, evidentemente perché non era abituato a prese di posizione così chiare e nette nei suoi confronti…. la Bivona ed  Angelo Calistro erano tra coloro che si opponevano fortemente alle mie proposte innovative.”.

Sulla gestione di finanziamenti pubblici Toscani ha denunciato alcune anomalie: ai magistrati il famoso fotografo ha raccontato di una richiesta di finanziamento per un progetto sulla condizione femminile avverso il quale il consigliere comunale Fabrizio Gucciardi (vicino a Giammarinaro) aveva avvicinato  una delle collaboratrici di Toscani, Giuliana Conte, intimorendola, “dicendole che quella richiesta di finanziamento era “roba loro” sicchè si dovevano astenere dal portarla avanti”..

Infine c’è il rapporto di un sottufficiale dei carabinieri (maggio 2010), a proposito di una riunione serale del consiglio comunale, prima dell’avvio dei lavori accertò che gli stessi sarebbero cominciati in ritardo per una riunione in corso che doveva servire ad appianare i dissidi sull’approvazione di una serie di debiti fuori bilancio. Una riunione che si svolse a casa del sindaco Sgarbi, il maresciallo si appostò e annotò chi vide uscire da quella casa, il sindaco Sgarbi, il presidente del Consiglio, Asaro, gli assessori Calistro, Bivona, Tortorici, i consiglieri Rubino, Gucciardi, Bascone, Angelo, Ferro, Grassa, Greco, i consulenti del sindaco Cantamessa, Giada e Ballario, per ultimo ad uscire dalla casa fu Giammarinaro, ad aspettarlo c’era il suo autista Nicola Ardagna.

E secco è stato il commento di Toscani sul ruolo di Giammarinaro. Il fotografo ha detto che prima di riferirlo ai magistrati lo aveva detto anche a Sgarbi, “un mafiosetto che non conta nulla “.. Ma non sarebbe stato proprio così.