Riflettori accesi sulla Centrale del Mercure

«Alla faccia dell’inquinamento ambientale, cosa si nasconde dietro la maschera dell’energia rinnovabile e pulita? Boschi svenduti al miglior offerente. Per alimentare una centrale che si trova in una zona a protezione speciale (Zps), dove si può intervenire solo per esigenze connesse alla salute dell’uomo e della sicurezza pubblica. E mentre la Regione Calabria tace, gli oppositori al progetto continuano a gridare all’Enel di smantellare la centrale una volta per tutte. Ricevendo, qualche mese fa, minacce e aggressioni..».

Siamo alle battute finali di una storia che parte dal 2000. Da quando cioè l’Enel vuole riaprire una vecchia centrale dismessa dal 1997, per convertirla a biomasse, ma senza alcuna autorizzazione e con gravi rischi per la salute dei cittadini dei Comuni di due regioni: la Calabria e la Basilicata. Malitalia aveva già seguito il caso questo inverno con due servizi (22 dicembre 2010 Una centrale nel parco protetto e il 29 aprile 2011 Centrale del Mercure cresce il dissenso ma la regione Calabria sostiene il progetto)

Oggi arriva pure l’interrogazione della parlamentare Angela Napoli, che chiede conto alla Regione Calabria circa l’autorizzazione concessa. A proposito dell’autorizzazione e di tanti altri particolari (e contraddizioni dell’Ente calabrese) fra due giorni il reportage, firmato da Angela Corica e Gianpiero Capecchi, che Malitalia ha girato proprio fra i boschi del Parco Nazionale del Pollino, che vi svelerà tutti i particolari del caso.

Ecco anche l’interrogazione

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

 Al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e al Ministro dello Sviluppo Economico – Per sapere – Premesso che:

– il 25 settembre 2001 ENEL Produzione ha presentato un progetto di riattivazione della centrale termoelettrica del Mercure, sita nel territorio del comune di Laino Borgo (CS), un impianto costruito a metà degli anni ’60 ed ormai completamente inattivo da oltre 12 anni;

– il progetto presentato da ENEL prevede la conversione a biomasse della centrale di che trattasi, la cui ubicazione è all’interno di un’area doppiamente protetta a livello nazionale e comunitario (Parco Nazionale del Pollino e Zona di Protezione Speciale –ZPS- Pollino e Orsomarso -IT 9310903);

– la potenza elettrica lorda della centrale è di 41Mwe, quella netta in 35 Mwe, che ne farebbe una delle centrali del genere più grandi d’Italia e d’Europa;

– conseguentemente, la biomassa necessaria ad alimentare una centrale di tali dimensioni risulta essere nell’ordine delle 400-5000.000 tonn/anno, da trasportare, per impervie strade di montagna -già ora insufficienti per il normale traffico veicolare-, con circa 150 grossi TIR che quotidianamente dovrebbero transitare su tale rete viaria, sempre all’interno dell’area protetta;

– tale enorme quantitavo di biomassa, certamente non reperibile in loco, verrebbe approvvigionata sull’intero territorio dell’Unione Europea -per come la stessa ENEL è stata costretta ad ammettere-, con ulteriori rischi di introduzione di specie animali e vegetali alloctone rispetto alla biodiversità dell’ambiente protetto del Parco del Pollino;  

– uno studio del professor Paolo Rabitti e del dottor Felice Casson, segnala, tra l’altro, la presenza, proprio nel bacino del Mercure, di specie protette, quali la lontra (oggetto, recentemente, anche di un progetto di tutela del Ministero dell’Ambiente, interessante le regioni meridionali, sottoscritto anche dal Parco Nazionale del Pollino), che avrebbero, dall’avvio della centrale, danni irrimediabili;

– i rischi non riguardano, inoltre, soltanto l’ambiente e le specie protette -animali e vegetali- presenti nell’area, ma l’attivazione della centrale determinerebbe inaccettabili rischi anche per la salute delle popolazioni residenti, legate alle emissioni aeree di inquinanti e al loro persistere all’interno della Valle del Mercure, dotata di scarsissima ventilazione, nonché nocumento alle attività economiche esistenti sul territorio e, infine, ma non certo da ultimo, allo sviluppo occupazionale dell’intera area, calabrese e lucana, interessata;

– al progetto di che trattasi, inoltre, si oppongono con grande forza e determinazione l’intera popolazione della Valle, nonché le Amministrazioni delle comunità maggiormente a rischio per l’eventuale attivazione della centrale e l’Ente Parco Nazionale del Pollino, oltre a varie Istituzioni, tra cui la Regione Basilicata e la Provincia di Potenza, rappresentanti politici e amministratori di ogni estrazione, associazioni e comitati locali e nazionali;

– con decreto n. 13109 del 13.09.2010 La Regione Calabria – Dipartimento n°5 /Attività Produttive – Settore Politiche Energetiche ha incredibilmente autorizzato la riattivazione della sezione 2 della centrale termoelettrica del Mercure, con l’utilizzo di atti nulli (prodotti in sede di conferenza di servizi alla Provincia di Cosenza, prima che la stessa fosse dichiarata incompetente) e senza attivare le procedure previste dalla vigente normativa (conferenza di servizi), senza coinvolgere Istituzioni, quali la Regione Basilicata, aventi titolo, diritto e obbligo a partecipare al procedimento autorizzativo, e, soprattutto, senza acquisire il definitivo parere dell’Ente Parco Nazionale del Pollino, Ente gestore del territorio su cui sorge la centrale;

 – avverso tale improvvido provvedimento hanno avanzato autonomi ricorsi presso il TAR di Catanzaro la Regione Basilicata, l’Ente Parco Nazionale del Pollino, i comuni di Rotonda (PZ) e Viggianello (PZ), nonché l’Associazione ambientalista WWF;

– l’Associazione Italia Nostra ha presentato un ulteriore ricorso straordinario al Presidente della Repubblica avverso il citato provvedimento autorizzativo;

– è altresì in corso, presso l’Unione Europea, specifico procedimento conoscitivo, essendo la vicenda di evidente interesse comunitario, e prospettandosi, per l’Italia, un possibile procedimento di infrazione;

– tali numerose e qualificate iniziative,  assieme alle proteste popolari, immediatamente riaccesesi dopo il provvedimento autorizzativo, testimoniano della delicatezza della vicenda e della unanime opposizione, popolare e istituzionale ad uno sciagurato progetto che, se portato a compimento, danneggerebbe irreparabilmente i diritti e gli interessi delle popolazioni della Valle del Mercure, oltre a devastare un’area protetta tra le più belle d’Italia;

– all’inizio del mese di maggio u.s., veniva approvato dalla Comunità del Parco del Pollino, dopo l’adozione, avvenuta il 29 aprile 2011, da parte del Comitato direttivo dello stesso Ente, il primo Piano del Parco, in cui, in uno specifico paragrafo, si sottolinea l’incompatibilità della centrale del Mercure con l’area protetta del Parco del Pollino;

– all’approvazione hanno concorso, in aggiunta ai Sindaci dei Comuni i cui territori ricadono all’interno del Parco del Pollino, anche i rappresentanti della Regione Basilicata, delle province di Potenza e Cosenza e, infine, ma non da ultimo, il rappresentante della Regione Calabria, funzionario, tra l’altro, del Dipartimento regionale all’Ambiente, che ben conosce le problematiche relative alla centrale dell’ENEL;

– dunque si è venuta a creare una evidente e grave discrasia tra l’autorizzazione concessa dal Dipartimento alle Attività Produttive della Regione Calabria – e così vivacemente contestata, anche per le vie legali, da Enti e popolazione-  e la esplicita opposizione della stessa Regione Calabria, alla centrale del Mercure, in seguito alla  approvazione del Piano del Parco del Pollino, ratificata anche dal rappresentante ufficiale della Regione Calabria:

– quali iniziative i Ministri interessati intendano prendere per contribuire a sanare la paradossale situazione venutasi a creare a seguito delle inconciliabili e contrastanti iniziative amministrative adottate dalla Regione Calabria, riguardanti la centrale ENEL della Valle del Mercure (autorizzazione da parte del Dipartimento delle Attività Produttive della Regione Calabria e sottoscrizione da parte della stessa Regione del Piano del Parco del Pollino che ne sancisce l’incompatibilità con l’area protetta) , di cui è manifesta l’incompatibilità con il quadro ambientale e la vocazione economica dell’area in cui è ubicata, stante l’area di che trattasi ricompresa nel perimetro del Parco Nazionale del Pollino e classificata in sede europea quale Important Bird Areas (IBA), in immediata adiacenza di aree ulteriormente protette dallo stesso diritto comunitario, ZPS (Zona di Protezione Speciale – Pollino/Orsomarso) e SIC (Sito di Interesse Comunitario);

 – quali ulteriori iniziative si intendano altresì adottare per bloccare, anche ai fini di una più attenta valutazione della problematica sotto il profilo tecnico-amministrativo e ambientale, gli effetti del Decreto n.13109, con cui la Regione Calabria -Dipartimento n°5 /Attività Produttive – Settore Politiche Energetiche ha autorizzato la riattivazione della sezione 2 della predetta centrale. Ciò anche in considerazione del fatto che il Decreto è stato emanato in assenza di parere favorevole da parte del Parco Nazionale del Pollino, al quale, in base alla Legge quadro sui parchi, la 394/1992, è riconosciuta competenza specifica nel procedimento autorizzatorio e, non da ultimo, sulla base di atti precedentemente annullati dal TAR.

ON. ANGELA NAPOLI
ROMA, 27 GIUGNO 2011