Raphael Rossi “E sabotaggio ma non ci pieghiamo”

Dottor Rossi, chi sta sabotando la raccolta dei rifiuti? Chi vuole Napoli eternamente sommersa dalla monnezza? Raphael Rossi, mette da parte grafici e fascicoli, cerca di placare i due telefoni che gli squillano in continuazione, fissa l’ultimo appuntamento della giornata, “sì, parla col maresciallo, faremo un giro di ricognizione insieme, stanotte”, alla fine risponde. “Quando contemporaneamente in dieci punti della città scoppiano incendi dei cumuli di rifiuti, ci sono persone che trascinano i cassonetti dai marciapiedi alla strada, e parallelamente esplodono problemi con le ditte appaltatrici, beh, parlare di pressioni indebite sull’amministrazione comunale non è affatto esagerato. Sui rifiuti a Napoli si combatte una guerra, noi stiamo dalla parte di chi lavora per uscire dall’emergenza e delineare un nuovo piano, altri sono aggrappati al vecchio sistema di interessi e privilegi che in questi anni è cresciuto sull’emergenza”. 
Guerra della monnezza a Napoli, con barricate e roghi, guerra a Caivano e Acerra, dove non vogliono i “siti di trasferenza” (strutture dove si possono depositare i rifiuti per almeno 72 ore) e protestano con i sindaci in testa. Commercianti che chiudono le serrande, le strade del centro cittadino dove l’aria è irrespirabile per i miasmi. Raphael Rossi dirigeva l’azienda per la raccolta dei rifiuti a Torino, appena eletto, Luigi de Magistris lo ha voluto alla testa dell’Asia, l’azienda-carrozzone che a Napoli dovrebbe fare altrettanto con i risultati che tutta Italia vede ogni sera in tv. Tecnico capacissimo è conosciuto dal grande pubblico per aver rifiutato una tangente e denunciato sprechi e tentativi di corruzione. Oggi è nel cuore di quella tempesta perfetta tutta napoletana fatta di monnezza, camorre, interessi, emergenza. 
Dottor Rossi parliamo ancora dei sabotaggi. Dove vogliono arrivare? 
“Ad ottenere cose che noi non possiamo dare. Abbiamo tanti difetti, anche quello di rispettare le leggi. In questi giorni ho dovuto affrontare appaltatori che lavorano con Asia e che chiedono la forfettizzazione degli straordinari per lavorare. Una cosa assurda tecnicamente e legalmente”. 
Nel centro cittadino, Quartieri Spagnoli, via Toledo, la situazione è insostenibile, chi si occupa della raccolta? 
“E’ una ditta che ha un subappalto con noi e che nei giorni scossi non ha effettuato a dovere il servizio di raccolta. E si tratta di circa 300 tonnellate al giorno sulle 1250 circa prodotte dall’intera città”. 
Lavajet ha ereditato i lavoratori della ditta Enerambiente, gravata da una interdittiva antimafia e al centro di una recente inchiesta che ha coinvolto anche personaggi politici del Pdl, è quella la ditta? 
“Esattamente”. 
E’ vero che i mezzi dell’Asia che si sono avventurati nelle zone di competenza di Lavajet per raccogliere i rifiuti sono stati danneggiati? 
“Abbiamo avuto molti problemi”. 
Mi perdoni, ma se c’è un contenzioso con questa e altre imprese del subappalto, perché non revocate i contratti? 
“Questo suggerisce il buonsenso, ma la realtà ci dice che per revocare un appalto ci vogliono due cose: il tempo (i contenziosi sono lunghissimi) e il danaro. E sono le due cose che in questo momento mancano”. 
Ha sbagliato il sindaco a dire che in cinque giorni avreste ripulito Napoli? 
“Polemica assurda, quei tempi erano perfettamente compatibili dal punto di vista tecnico. Abbiamo avuto due difficoltà: l’atteggiamento di Lavajet che ha lasciato a terra 300 tonnellate di rifiuti che notte dopo notte si sono aggiunte alla produzione giornaliera, e la difficoltà nello smaltimento che non è competenza né di Asia né del Comune, ma di Provincia e Regione. Mancano i siti e gli impianti di lavorazione vanno a rilento. Noi raccogliamo, ma i tempi di sversamento sono lunghissimi”. 

Quanti rifiuti ci sono a terra in questo momento? (Otto della sera di ieri, ndr). 
“2500 tonnellate, due giorni di produzione di rifiuti, qualcosa come 250 camion”. 
Il decreto che il governo non ha ancora approvato e che consentirebbe il trasporto dei rifiuti in altre regioni, risolverebbe qualche problema? 
“Ci darebbe quell’ossigeno che oggi ci manca, cambierebbe totalmente lo scenario perché abbiamo già individuato siti, definito accordi con le Regioni, insomma avremmo quella serenità che oggi ci manca per programmare altri interventi”. 
Prima di parlare del futuro, da domani che farete? 
“Da stanotte, come vede sono le otto della sera e sono in azienda con i miei tecnici, stanotte usciranno i nostri mezzi per la raccolta, aggrediremo come stiamo facendo le zone dove la situazione è più drammatica, ma inevitabilmente saremo costretti a trascurarne altre. E in più lavoriamo al piano presentato dal sindaco, aumento della differenziata e porta a porta da estendere a 325 mila abitanti. Oggi siamo fermi a 146 mila, l’obiettivo è trattare i rifiuti della differenziata sul territorio e non trasportarli altrove. Un piano che, come vede, proietta Napoli a livello delle altre città europee estendendo quei bellissimi risultati che esistono, ma purtroppo solo su alcuni quartieri”

(pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 22 giugno 2011)