Poveri Bronzi di Riace….Povera arte calabrese…

Per il governatore Scopelliti il modo “innovativo” di promuovere il turismo in Calabria è mostrare in una veste del tutto nuova i Bronzi di Riace. Sono loro i protagonisti che animano il nuovo spot pubblicitario che alla Regione pare essere costato – solo nella prima fase di promozione pubblicitaria – 2,5 milioni di euro. Salvatore Settis, Gian Antonio Stella, Pino Arlacchi, per fare qualche nome piuttosto noto, non hanno gradito l’iniziativa. All’Ansa il sociologo e deputato europeo Arlacchi dice: “A differenza della ‘ndrangheta, alla quale politici ed intellettuali del luogo stanno per erigere addirittura un museo di tre piani per la conoscenza del fenomeno mafioso, le opere d’arte come i Bronzi di Riace appartengono all’umanità intera. Provengono dalla cultura da cui è nata la civiltà occidentale e dovrebbero girare il mondo come fanno tutti gli altri capolavori”. I politici reggini per Arlacchi non sono stati capaci, a 37 anni dalla scoperta delle statue, di fare in modo che il museo della Magna Grecia venisse ristrutturato e valorizzato in modo tale da attirare i turisti. Il sociologo che coniò l’espressione “mafia imprenditrice” sul punto è lapidario: “Il fallimento di una classe politica, di destra e di sinistra, si misura anche da questo. I politici calabresi – afferma – non sono stati capaci, a quasi 40 anni dalla nascita della Regione, di valorizzare l’eredità della grande storia che é passata dalle loro parti. La prova di ciò è il fatto che la Calabria e l’Abruzzo e il Molise sono le uniche regioni italiane che, a tutt’oggi, sono escluse dalla mappa dei siti Unesco patrimonio storico dell’ umanità. Ma per l’Abruzzo ci sono delle ragioni. Per la Calabria nessuna, se si eccettua il malgoverno”. Arlacchi non ha nulla contro la Calabria. È nato a Gioia Tauro e da sempre si occupa di criminalità organizzata e ‘ndrangheta. Diverse sono le sue pubblicazioni. A lui non si può dire che parla solo male della Regione, come invece si è dovuto sentir dire Gian Antonio Stella per il suo articolo pubblicato sul Corriere della Sera. E insieme a lui anche Settis. A parlare a difesa della “Regione Calabria” è stato Piero Sansonetti che in un editoriale su Calabria Ora arriva a dire “Gian Antonio ha un punto debole: non sopporta la Calabria e quando può ne scrive male. È più forte di lui”. Mentre il pensiero dell’archeologo e storico dell’arte Settis l’ha “sbalordito”. Scopelliti – dal canto suo – va avanti dicendo “i calabresi sono con noi”. Fatto sta che ancora tutti questi calabresi favorevoli a “prestare” un’opera di importantissimo valore artistico per uno spot pubblicitario – neppure tanto originale – non si sono visti o fatti sentire. A parte Sansonetti, che calabrese non è, lo è invece Settis. Nello spot – che non fa né ridere né sognare – i Bronzi di Riace fanno “pari o dispari”, per scegliere se andare al mare oppure in montagna. Muovono il corpo nudo e più scuro del solito (evidentemente abbronzati, quasi a dire “scegli il mare – possibilmente spiaggia nudista”) in maniera così naturale e disinibita che l’effetto non è certamente lo stesso del dipinto di Manet Le dèjeuner sur l’herbe che tanto fece scandalo. Ma quantomeno si trattava di uno scandalo bello, dal punto di vista estetico e dell’arte. Per carità, non si scandalizza nessuno a vedere dei corpi nudi, specie se si tratta di statue. Ma l’imbarazzo che non c’è da parte dei politici calabresi è invece scandaloso. Anche perché la libertà dei Bronzi di Riace nello spot niente ha a che fare con la libertà di pensiero di artisti moderni come Duchamp, per citare un artista che ha introdotto nuovi stili, con sapiente ironia. Come dire “ad ognuno il suo” nel senso di “dare a Cesare quel che è di Cesare”. Siccome chi ha ideato lo spot, evidentemente, non è proprio un cultore dell’arte, almeno qualcuno cominci a fare mea culpa se per l’ennesima volta l’immagine di questa regione appare agli occhi delle altre città italiane ridicola, rozza e anche un po’ volgare. E, soprattutto, vista la crisi economica che attraversa l’Italia in generale, e la Calabria in particolare, era proprio il caso di spendere soldi così? Magari i turisti, dopo aver visto la pubblicità, cambieranno idea per le prossime vacanze. Di sicuro non verranno in Calabria.