La volpe perde il pelo , ma non il vizio.

(di Giovanna Maggiani Chelli, Presidente Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili)

La mafia non vuole più il “41 bis”, regime di detenzione speciale atto a far si che i mafiosi rei di strage dal carcere non possano più dare ordini, e mentre le vittime della mafia si sperticano affinché il 41 bis funzioni davvero, e non all’acqua di rose così che dall’interno delle celle dei boss di “cosa nostra” non si  possano più impartire ordini di morte, di condizionamento voto e di affari personali, i benpensanti all’Aquila si organizzano e remano contro.

E’ un brutto e tragico film che abbiamo già visto in questi 17 anni. Infatti il “41 bis” è stato spesso oggetto di grande attenzione, perché il “41 bis” movente mafioso per le stragi del 1993, movente ampiamente individuato e male manovrato  anche dalle istituzioni mentre scoppiavo le bombe di via Fauro, lasciando così scoppiare anche quelle di via dei Georgofili, è quanto di peggio possa capitare alla mafia insieme alla confisca dei loro capitali e ai collaboratori di giustizia.

Chiediamo a quanti sono in mala fede mentre si muovono contro un sistema carcerario molto pertinente per arginare lo strapotere mafioso, di non tornare a quegli anni in cui anche Cosimo Lo Nigro il massacratore di via dei Georgofili ha potuto lasciare il 41 bis, e di impegnarsi piuttosto affinché uomini come Giuseppe Graviano non possano più socializzare fino a quando non collaboreranno con la giustizia.

Ancora una volta nel corso di questi 18 anni, tanti dalla strage di via dei Georgofili, intravediamo una politica schizofrenica che timorosa di perdere consensi rispetto alla società civile, li cerca là dove da 18 anni stà l’oggetto del contendere tra mafia e Stato: il 41 bis.

Ovvero si tenta, secondo noi, ancora sprovvedutamente o peggio intenzionalmente, di dare alla mafia quella libertà di azione attraverso l’abolizione di misure di detenzione, sì severe, ma necessarie.

Del resto “cosa nostra” ha sempre combattuto il “carcere duro”, dal momento in cui Giovanni Falcone capi che l’unico sistema per frenare i mafiosi era isolarli in attesa che capissero che bisognava collaborare con la giustizia per tornare nella società civile istituendo il 41 bis.

Quindi per quanto possa valere, ma per i nostri morti e i nostri invalidi, i quali sono stati massacrati in nome e per conto dell’abolizione del 41 bis, esprimiamo tutta la nostra disapprovazione per manifestazioni che sentiamo fortemente pro mafia piuttosto che a salvaguardia dei diritti umani.

Del resto gli stessi diritti sono stati ampiamente calpestati in via dei Georgofili a Firenze il 27 Maggio 1993 e quanti organizzano e strumentalizzano oggi a proprio vantaggio contestando l’istituzione del“41 bis”, dovevano essere tutti al mare in quella estate infausta che ha visto l’utilizzo di 1000 chili di tritolo a buon mercato, perché cosa è successo in Italia nel 1993 fanno ancora oggi finta di non capirlo.

Cordiali saluti

Giovanna Maggiani Chelli

Presidente Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili