La fabbrica dei falsi invalidi non chiude mai

(di Alessandro Chetta)

Se passate per Napoli attenti a cedere il posto sul pullman a un invalido. Potrebbe essere fasullo, un attore, un pensionato Inps a scrocco, uno che vi sta prendendo in giro. In breve, uno dei venti arrestati nel blitz di carabinieri e Guardia di finanza nella mattina di mercoledì 22 giugno. Potrebbe essere tra quanti (tanti) sono finiti negli ultimi due anni sotto la lente della Procura partenopea: disabili col trucco. Si dirà: pochi impostori in una marea di invalidi veri. Sicuro. Ma vista la marea di indagati e gente finita a Poggioreale dal 2009 sempre per questa storia, ci andremmo cauti a conteggiarli come “pochi”. Le attività investigative della sezione reati contro la pubblica amministrazione finora hanno portato all’arresto di ben 131 persone e al sequestro di beni per alcuni milioni di euro.

L’ultima: raffica di sequestri e  arresti per 20 presunti falsi invalidi nel quartiere Pendino, ai bordi del centro storico di Napoli. Una vera e propria centrale del documento taroccato che, secondo gli inquirenti, permetteva di ingannare l’Inps e intascare indebitamente un assegno mensile a scapito di coloro che l’handicap ce l’hanno davvero. Chi è finito nel mirino della giustizia viene ora accusato di essersi finto pazzo o malato di tumore. Invece erano sani come pesci. Tanto che una delle arrestate risultante invalida al 100% ha confessato che svolgeva attività di badante. Le certificazioni venivano presentate alle Municipalità e da qui girate all’Inps che provvedeva alla liquidazione.

Nelle carte dei magistrati risulta che a reggere le fila del “giochino” erano esponenti del clan Mazzarella. Gli affiliati proponevano agli interessati di poter avere un assegno di invalidità. Poi, sbrigate le pratiche burocratiche e una volta concessa l’invalidità, si facevano consegnare tutti gli arretrati e, in alcuni casi, anche una quota sull’assegno mensile.

L’inchiesta inizia nel 2004. Tutte le persone a vario titolo coinvolte sono sospettate di aver truffato all’Inps per oltre 1.100.000 euro. A Napoli il giro di false attestazioni emerso nel settembre 2010 aveva coinvolto anche Salvatore Alajo, consigliere circoscrizionale del Pdl e sua moglie: entrambi condannati per truffa col rito abbreviato.