La Curia e il bimbo mai nato

 

 

“Adesso tutti ci sorridono, sono gentili con noi. Ma non mi comprano così: voglio giustizia”. Giustizia nel paese dell’indifferenza che ha umiliato lui e sua moglie, e forse ha colpevolmente contribuito alla morte di quel bambino che cresceva nel grembo della madre. Due corpi alla deriva, egiziani e naufraghi come gli altri figli del Mediterraneo che cercano una impossibile sponda di solidarietà in Italia. Hanno vissuto in macchina, lui giovane uomo di 31 anni, lei mamma bambina. Per sedici giorni e sedici notti.

Perché anche nell’accogliente Grosseto non c’è posto per chi non ha. E chi se ne frega di un egiziano che non riesce ad assicurare un tetto e un pasto alla sua giovanissima moglie. Lo abbiamo ospitato in un albergo della Curia che accoglie persone in difficoltà, ma poi il Comune non ha pagato le rette. Cavilli su cavilli, burocrazie sorde e mute. E allora la Curia, che poi è la Chiesa, la grande madre che dovrebbe fottersene di carte e bolli e allargare le sue braccia a tutti, sfratta. Come un qualsiasi arido padrone del mattone.

“In queste due settimane racconta l’uomo – ho bussato a tutte le porte. Ho chiesto al sindaco di trovarci un posto dove io e mia moglie potessimo stare fino alla nascita del bambino. Avevo trovato anche un lavoro come pizzaiolo, l’affitto potevo pagarmelo, bastava solo aspettare e avrei avuto i soldi. Invece nessuno mi ha aiutato”. E il bambino è morto. Dolori alla schiena della madre, distacco della placenta. Una vita che non nasce, una giustizia che non arriverà mai.

(pubblicato su Il Fatto Quotidiano, 18 giugno 2011 )