I Cava tra caffè e slot machine

“Nessuno deve abbassare la guardia nei confronti della camorra in Irpinia che, come dimostra l’operazione di oggi, è attenta e in grado di penetrare le istituzioni”. Così Rosario Cantelmo, procuratore aggiunto della DDA Napoli, in conferenza stampa al comando provinciale Carabinieri di Avellino, per presentare l’Operazione Slot, uno dei colpi più duri inflitti dalle forze dell’ordine allo storico clan Cava di Quindici. Un’operazione che ha radici lontane nel tempo, nel  2006 con l’arresto dei cugini Antonio detto Ndò Ndò e Biagio Cava, ai vertici del sodalizio criminale.

Caffè e slot machine. E’ questo il nuovo business della camorra made in Irpinia. Alle prime ore dell’alba gli uomini del comando provinciale dei Carabinieri di Avellino coordinati dalla DDA partenopea hanno eseguito 58 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di affiliati, prestanome e imprenditori collusi con lo storico sodalizio criminale di Quindici. Operazione Slot ha visto coinvolti oltre 250 militari che hanno agito in diverse provincie, oltre Avellino, Napoli, Salerno, Caserta, Roma, Firenze, Parma ed Ascoli Piceno. Associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, violenza privata, favoreggiamento, falso ideologico in atto pubblico, truffa ai danni dello Stato, questi alcuni dei reati contestati alla lunga lista di persone coinvolte.

Al vertice di tutto Armando Della Pia, noto imprenditore avellinese, in città e provincia conosciuto come “Armandone” per la sua stazza non proprio longilinea. Attraverso il metodo dell’estorsione, della minaccia e della ritorsione, avendo costruito nel corso degli anni un’articolata rete di fiancheggiatori, Armandone aveva il controllo diretto di bar, circoli privati, sale giochi, sbancando in toto la concorrenza. Due le sue armi, la Ana Caffè e le slot machine. La prima, una ditta di produzione e distribuzione di caffè con sede a Nusco, intestata a tre donne, Romina Pirone, moglie di Antonio Romano, in qualità di socio accomandatario e Giuseppina Battista e Simona Ziccardi, in qualità di soci, rispettivamente consorti di Armando Della Pia e Nicola Galdieri, tutti e tre raggiunti da ordinanza cautelare. Ana, acronimo di Armando, Nicola e Antonio,  è la ditta attraverso la quale Della Pia imponeva ai bar del territorio la fornitura di caffè commercializzato successivamente attraverso la Caffè Giusto s.n.c di Palmieri Soccorso.

Ma il vero business di Della Pia e soci erano le macchinette mangiasoldi illegali, quelle senza bollo ministeriale, tarate in modo illegale e la cui istallazione era imposta ai locali dell’avellinese. Armandone, forte della sua appartenenza al clan Cava, aveva dalla sua anche l’appoggio di quattro uomini della Guardia di Finanza, arrestati nell’ambito dell’operazione, che prestavano servizio in diversi comandi del territorio provinciale. Erano loro ad informarlo di eventuali controlli da parte delle forze dell’ordine nelle aziende da lui controllate e addirittura ad organizzare retate presso ditte concorrenti nei settori alimentare e dei giochi d’azzardo.

Oltre alle 58 ordinanze cautelari, sono state sottoposte a sequestro 19 società per un valore di 4 milioni di euro, numerose autovetture, conti correnti e immobili.