De Magistris, pochi giorni per ripulire vent’anni

Schiere di raffinati analisti, che negli anni hanno maturato una profonda conoscenza di Napoli scrutandola col binocolo dalla Piazzetta di Capri o da una terrazza del Vomero, aspettano al varco Luigi De Magistris. “Ha detto quattro-cinque giorni?  Gliene concediamo anche di più: sette-otto, anche nove-dieci. Ma se la promessa dell’immondizia sparita non sarà mantenuta entro quella data, che figura barbina, inescusabile, per il neosindaco di Napoli”. Nel suo editoriale di domenica sulla prima pagina del Corriere, Pierluigi Battista rampogna il nuovo sindaco e gli ricorda che sull’“illusione” del miracolo ha pagato prezzi altissimi anche Silvio Berlusconi.

Se De Magistris fallisce non usi “l’arma delle spiegazioni pretestuose, le fantasie sui complotti, la caccia agli untori”, addossando colpe e responsabilità alla “perfida cospirazione del governo, della Lega, dei poteri forti…”. Poche storie: a Gigino e alla sua giunta si chiede di fare presto quello che in vent’anni nessuno è riuscito a fare. Pulire Napoli. Ma gli analisti “capresi” si ostinano a non capire che chi tocca gli interessi della “Monnezza connection” si brucia. E non a caso ieri il sindaco ha parlato di “sabotaggi e fatti inquietanti”.

A Napoli in queste ore marciscono 2.300 tonnellate di rifiuti. Soprattutto al centro, che l’altra notte non è stato pulito perché la “Lavajet”, che ha in subappalto la raccolta in quella zona, non ha mosso i propri mezzi. E così 350 tonnellate sono rimaste per terra nel cuore della città. Ci sono tensioni, il contratto dell’impresa scade a fine anno e la nuova amministrazione non sembra intenzionata a rinnovarlo. Lavajet ha ereditato buona parte dei lavoratori di un’altra società, “Enerambiente”, al centro di uno scandalo, fatto di ricatti, danneggiamento dei mezzi, che appena ad aprile ha portato in galera un politico del Pdl e suo padre.

Al Comune di Napoli tocca fare “lo spazzamento” della città e poi il trasporto dei rifiuti negli impianti di lavorazione, o in attesa nei “siti di trasferenza” (dove possono sostare massimo 72 ore). Toccava alla Provincia (centrodestra) individuarli. Lo ha fatto tardi e male. Alla Regione (centrodestra), invece, il compito di definire il “piano flussi”. Il meccanismo è saltato. A Caivano, cittadina dove è stato scelto uno dei siti, è scoppiata la rivolta, con il sindaco (Udc) in testa. Ma c’è la madre di tutte le battaglie sui rifiuti. Pochi giorni fa De Magistris e il suo vice Sodano hanno presentato la prima delibera sui rifiuti, il piano della città per entrare finalmente nella normalità, tutto improntato sulla differenziata. Le cronache lo hanno raccontato nei dettagli, quello che non si è detto, però, è il sistema di interessi che il piano mette in discussione.

La camorra (padrona delle discariche abusive, presente nei consorzi e nel subappalto, leader del trasporto della monnezza) con la differenziata perderebbe un business pari a quello della droga. E c’è di più, il chiarissimo no del sindaco alla costruzione del sovradimensionato inceneritore (400 mila tonnellate l’anno da bruciare sulle 500 mila prodotte a Napoli), “scassa” un interesse incalcolabile: quello delle lobby dell’energia. 400 milioni di euro, tanto costa l’impianto, e una concessione ventennale di gestione che è un Bingo (il Comune pagherebbe 90 euro a tonnellate per bruciare i rifiuti). I poteri che si oppongono al nuovo a Napoli non sono “fantasie”, ma interessi veri, soldi.

Infine. A Napoli dal 1° giugno aspettano il decreto del governo per il trasporto dei rifiuti fuori regione. Non si è fatto perché la Lega è contraria. Berlusconi rinvia e il sospetto che qualcuno voglia affogare la Primavera napoletana sotto migliaia di tonnellate di monnezza ingrassa ogni giorno di più.

(Il Fatto Quotidiano, 21 giugno 2011 )

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