Balotelli e il safari a Gomorra

(di Alessandro Chetta)

Mario Balotelli arriva a Sorrento per ritirare un premio. Ma la terra delle sirene non gli interessa: vuole vedere Scampia, l’inferno delle Vele descritto in Gomorra. E così si fa accompagnare in tour alle case dei puffi, arcinota piazza di spaccio, immortalata in diversi film. Questo è quanto racconta un’informativa dei carabinieri. Nulla di male? Diciamo che superMario si è comportato come gli italiani, e tutti gli altri turisti, che smaniano dalla voglia di mettere piede al Bronx di New York o nella Città di dio, megafavela di Rio de Janiero. Curiosità morbosa ma comprensibile. Il punto è un altro. Secondo quanto riferisce la stessa informativa consegnata alla Dda di Napoli dai carabinieri del gruppo investigativo di Castello di Cisterna, e riportata da alcuni quotidiani, la mattina dell’8 giugno 2010 Balotelli si trovava “all’interno del quartiere napoletano di Scampia in compagnia di due elementi di spicco di due dei più potenti clan della periferia nord di Napoli, ovvero Salvatore Silvestri, del clan Lo Russo, e Biagio Esposito, del clan degli Scissionisti”. Ecco: perché farsi scortare da due figuri, quantomeno loschi (anche se, si può concedere, a chi ti sta intorno non si chiede la fedina penale) che poi si scopre essere contigui con la malavita organizzata? Dopo il putiferio scatenato dalla fuga di notizie, l’attaccante italiano del Manchester city si è difeso: «Non sapevo affatto chi fossero quelle persone, quel giorno a Napoli per strada c’era sempre molta gente intorno a me».

Il tour stile Safari non è piaciuto alle gente, la tantissima gente onesta di Scampia. Stizziti a dir poco i residenti di fronte all’idea di essere trattati come animali esotici in gabbia da osservare. Il primo a commentare l’accaduto è il prete anticamorra, don Aniello Manganiello, che operava sul territorio e tra l’altro venne suo malgrado trasferito a Roma proprio nei giorni in cui Balotelli fece il “giretto” in periferia. “Sono disgustato – ha detto – Noi lottiamo da anni per riqualificare quel territorio e per dare un futuro ai giovani, ma certi comportamenti, anche se inconsapevoli, rendono di fatto la camorra sempre più forte ed invincibile”. Meglio sarebbe stato, secondo don Manganiello andare a visitare i centri, le parrocchie e le associazioni che operano sul quartiere.