Processo a Messina Denaro, il Pd si scuote e si costituisce parte civile

Sul filo di lana alla prima udienza contro la mafia trapanese, prevista per lunedì davanti al Tribunale di Palermo, nel processo dove sono imputati il latitante e capo mafia Matteo Messina Denaro e alcuni soggetti accusati di avere fatto parte della cerchia più ristretta dei suoi ultimi favoreggiatori, arrivano le costituzione di parte civile. Ci saranno la Provincia regionale di Trapani, che ha in Consiglio un consigliere, Pietro Pellerito, infermiere ospedaliero, che è stato condannato a sei anni per un favore reso ad un imprenditore mafioso, il Comune di Castelvetrano che più di mafia preferisce che si parli di legalità, enti locali che avevano «saltato» l’appuntamento con la costituzione già nel corso dell’udienza preliminare. La costituzione di parte civile come parte offesa verrà anche reiterata dall’antiracket di Marsala e ancora dal avanzata per la prima volta dal Pd siciliano. Grande assente resta la Regione, sebbene proprio di recente, in occasione del processo, in corso dinanzi la Corte di Assise di Trapani, per il delitto di Mauro Rostagno, la Regione si è costituita con i politici che hanno ricordato (a loro stessi) l’esistenza di una norma di legge che obbliga il Governo pro tempore a costituirsi in tutti i dibattimenti che riguardano la lotta a Cosa nostra.

A costituirsi già dall’udienza preliminare anche nei confronti degli che hanno chiesto il rito alternativo, ci saranno invece il Comune di Campobello di Mazara, Comune che si appresta ad andare al voto con una richiesta di scioglimento pendente al Viminale per inquinamento mafioso, Confindustria Trapani, due imprenditori, uno di questi è Nicola Clemenza di Partanna che subì un incendio per avere avuto l’ardire di costituire un consorzio oleario, il fondo Antiracket italiano, e Addiopizzo.

Sicuramente le costituzioni di parte civile annunciate e decise dopo l’udienza preliminare non potranno essere avanzate nei procedimenti che si svolgeranno col rito abbreviato (26 maggio). Tra i quattro imputati che verranno giudicati nel chiuso dell’aula del gup di Palermo – Andrea Craparotta, 47, Matteo Filardo, 43, Raffaele Arimondidi 51– ci sarà anche il fratello del super latitante, quel Salvatore Messina Denaro che la prima volta finì in carcere finendo in cella dal posto di preposto della Banca Sicula (poi Comit), e la seconda volta dopo essere stato intercettato a dire che suo fratello, arrestato Provenzano, era «oramai il numero uno», salvo che smentirsi durante l’udienza preliminare quando rendendo dichiarazioni spontanee ha cercato di dimostrare che «con suo fratello non c’è niente» e che lui «è stato una preda ed  è stato incastrato».

Degli indagati ha già patteggiato a 2 anni l’accusa di esseres tato «manovale» a disposizione dei boss, Salvatore Sciacca. Alla sbarra da lunedì saranno Nino Marotta, 84 anni, Maurizio Arimondi, 45 anni, Calogero Cangemi, 61, Lorenzo Catalanotto, 31,Tonino Catania, 44, Giovanni Filardo, 48, Leonardo Ippolito, 56, Marco Manzo, 46, Nicolò Nicolosi, 40, Vincenzo Panicola (cognato dei Messina Denaro), 39 anni, Giovanni Risalvato, 57, Filippo Sammartano, 53, Giovanni Stallone 53.

Il Partito Democratico regionale si costituirà parte civile come ha deciso l’esecutivo regionale, che si è svolto ieri nella sede del Pd, al quale hanno partecipato, tra gli altri, il segretario regionale Giuseppe Lupo e il segretario provinciale di Trapani, Baldo Gucciardi. «Abbiamo voluto costituirci parte civile nel processo contro le cosche trapanesi- spiega Lupo – perchè nel novembre del 2008 nostri esponenti di Castelvetrano furono vittime di gravissime intimidazioni finalizzate a contrastare l’attività politica contro la mafia del Pd nella provincia di Trapani e in tutta la Sicilia, come si evince chiaramente dagli atti processuali. L’iniziativa -conclude Lupo- ha un forte valore politico che conferma quanto il Pd sia determinato nella lotta a cosa nostra».

A subire l’incendio della propria casa fu il consigliere comunale del Pd di Castelvetrano Pasquale Calamia, poco tempo dopo che in aula, alla presenza dell’allora prefetto Stefano Trotta, auspicò che presto Castelvetrano fosse citata come la città dove «vnega catturato il mafioso Matteo Messina Denaro e non come la città del boss». Affermazione che dovrebbe essere fatta da tutti i politici anche da quelli che se la prendono con i reportage giornalistici su Castelvetrano, ma spesso poi dinanzi ai fatti gravi tacciono.