Nota di Rino Giacalone

RICEVIAMO DA RINO GIACALONE LA SEGUENTE NOTA CHE, COME E’ NELLO STILE DI QUESTO SITO, ISPIRATO ALLA PIU’ AMPIA LIBERTA’, PUBBLICHIAMO INTEGRALMENTE.

Da qualche tempo Nino Ippolito, che evito di chiamare con l’appellativo signore, ma soltanto come “addetto”, non fa altro che invadere di una stessa lettera le redazioni dei giornali, delle emittenti radio televisive, dei siti web e dei blog, locali e nazionali, per dare pubblicità ad una serie di gravi insulti nei miei confronti in nome di una richiesta di rettifica a notizie da me scritte.

Ora, al di là del fatto che l“addetto” deve mettersi d’accordo con se stesso, considerato che da una parte chiede ospitalità per una replica e dall’altra parte reclama ai sensi della legge sulla stampa una rettifica (ma si tranquillizzi l’”addetto” al contrario di come fa lui non inserirò questa defaillance in qualsiasi dossier degli errori altrui), è bene mettere le cose in chiaro.

Il nome dell'”addetto” esce fuori dalle indagini che riguardano l’ex deputato regionale della Dc Pino Giammarinaro. Ora, a parte la circostanza che fa sorridere e cioè quella che dinanzi al maturarsi delle “sfortune” giudiziarie il politico pare abbia perso per strade anche le amicizie, anche quella dell’”addetto”, ciò che sfugge all’”addetto”, ma non solo a lui, è la circostanza che le contestazioni all’on. Giammarinaro non sono relative all’ultimo periodo, quando le amicizie si sono rarefatte ma a periodi molto più antecedenti quando Giammarinaro era sorvegliato speciale e, nonostante ciò, partecipava e veniva ammesso a riunioni politiche, si muoveva liberamente per mezza Sicilia, viaggiava, andava a Roma, gestiva affari, aveva il suo “ufficio” dentro l’ospedale di Salemi, la sua città e girava per gli uffici dell’assessorato regionale alla Sanità, e presso quelli della Sanità pubblica a Trapani.

Si candidò anche da sorvegliato speciale, per una manciata di voti mancò la rielezione all’Ars nel 2001, con la lista del Biancofiore di ispirazione cuffariana. Nel 2006 scelse il suo candidato alle Regionali, l’ex presidente dell’Ordine dei Medici di Trapani, Giuseppe Lo Giudice, c’era Giammarinaro ad ogni appuntamento elettorale e la qualcosa non suonava strana a nessuno dei presenti, nemmeno quando Giammarinaro raccontava di una particolare novella che in sostanza suonava, per Lo Giudice, in questa maniera, “se non fai quello che dico io una volta eletto deputato puoi scordarti della rielezione”.

Ora il nostro “addetto” contesta l’affermazione (che non risulta scritta sul quotidiano La Sicilia, la cui direzione più di altre è stata tempestata della stessa lettera gravemente offensiva nei riguardi dello scrivente) che egli avrebbe fatto da “porta ordini” dell’on. Giammarinaro presso le stanze del potere politico. Si riportano alcune parti del provvedimento di sequestro dei beni che ha colpito l’on. Giammarinaro, da dove si evincono alcune situazioni nelle quali l’”addetto” è coinvolto, giudichi chi legge se il suo sia o meno un ruolo paragonabile ad un porta ordini. Resta da sottolineare il particolare che l’ordinanza è ovviamente una sintesi del lavoro investigativo e quello che si è riusciti a sapere di quanto scritto nell’ordinanza è una ulteriore sintesi, probabilmente sul conto dell’”addetto” gli atti contengono altri riferimenti.

“Infatti, il prosieguo delle riservate attività tecniche d’intercettazione consentiva di raccogliere elementi di riscontro, dai quali, oltre ad emergere l’impellente necessità da parte del LO GIUDICE Giuseppe di prelevare delle somme di denaro in contante dai propri conti correnti, si evidenziava come questi  mediante  il suo fidato collaboratore ACCARDO Giuseppe (nato a Trapani il 11-07-1949, ivi residente via G.S. Cassisa n. 4) ed il  suo addetto stampa IPPOLITO Antonino, (nato a Castelvetrano il 13-06-1969, residente a Salemi via Cappasanta n. 4), sollecitasse una mediazione al fine di consegnare a terza persona il prezzo per le spese sostenute durante la campagna elettorale.

Accadeva infatti che nel corso della conversazione telefonica avente progressivo n. 1169 delle ore 13.09 del 25.05.2008, il LO GIUDICE Giuseppe contattava l’utenza telefonica avente n. 3384669911, intestata ed in uso ad ACCARDO Giuseppe, al quale, dopo avere premesso di essere stato contattato da “Nino IPPOLITO”  lo invitava ad incontrarsi con quest’ultimo al fine di discutere delle questioni riguardanti le spese che il LO GIUDICE aveva sostenuto per la campagna elettorale (per il discorso domani… domani lui è qua… se tu domani gli telefoni… vi vedete un attimino… e  parlate di quel discorso là… il fatto di tutto  quello che io ho speso per la campagna elettorale…).

A fronte di tale precisa richiesta l’ACCARDO Giuseppe rispondeva, alludendo a delle transazioni di natura economica non trasparenti effettuate durante la campagna elettorale, che il problema non era  quello che aveva già speso, ma le spese che ancora avrebbe dovuto sostenere  (eh… il problema non è quello che hai speso… e… e… e… il problema è quello che devi spendere  ancora…).

Il LO GIUDICE Giuseppe si mostrava conscio di tale situazione e invitava  nuovamente l’ACCARDO a discutere della vicenda con l’IPPOLITO per fargli poi conoscere l’entità delle spese da sostenere:

ACCARDO: eh… Pio…

LO GIUDICE: e Peppe mio… senti… vedi che mi ha telefonato Nino… Nino IPPOLITO…

ACCARDO: si…

LO GIUDICE: per il discorso domani… domani lui è qua… se tu domani gli telefoni… vi vedete un attimino… e  parlate di quel discorso là… il fatto di tutto  quello che io ho speso per la campagna elettorale…

ACCARDO: eh… il problema non è quello che hai speso… e… e… e… il problema è quello che devi spendere  ancora…

LO GIUDICE: e lo so… ma e allora…

ACCARDO: e… e… e…

LO GIUDICE: mi fai… mi fai… sapere…

ACCARDO: però… però si deve chiudere… perchè non… e… e…

LO GIUDICE: e questo è il discorso… parlatene e poi mi fai   sapere quello che dobbiamo spendere ancora..

ACCARDO: e allora… parliamo e… e…

LO GIUDICE: va bene!?…

ACCARDO: va bene… Pio mio…

 

Tale conversazione risultava particolarmente importante in quanto il LO GIUDICE chiedeva ad una terza persona, ovvero all’ACCARDO Giuseppe, di parlare di questioni legate alla spesa per la sua campagna elettorale con colui che in realtà riveste il ruolo di suo portavoce ovvero l’ IPPOLITO Antonino, stante la particolare vicinanza con il GIAMMARINARO Giuseppe.

A riprova di quanto sopra affermato, in merito alle transazioni di natura economica di natura illecita, nella successiva conversazione telefonica intercorsa tra l’ACCARDO Giuseppe e il LO GIUDICE Giuseppe, il primo chiedeva all’onorevole regionale se avesse provveduto a sistemare “quella cosa in banca” e il LO GIUDICE rispondeva che “quella cosa in banca”  l’avrebbe avuta il mercoledì della settimana seguente.

Nel prosieguo delle attività d’indagine, il contenuto della conversazione intercorsa tra l’ ACCARDO ed il LO GIUDICE  in merito al prelievo da parte di quest’ultimo di somma di denaro dal proprio istituto bancario al fine di soddisfare esigenze di spese elettorali, trovava importanti conferme nella conversazione telefonica  allorquando l’ACCARDO Giuseppe  riferiva al LO GIUDICE di essere stato contattato dall’IPPOLITO Antonino che avrebbe voluto avere notizie di “quella cosa”.

A fronte di tale richiesta espressa in modo criptico ed allusivo, il LO GIUDICE rispondeva che alle ore 14.30 si sarebbe recato a prendere “quella cosa”, facendo quindi velato riferimento alla somma di denaro di cui questi aveva chiesto disponibilità in banca.

In data 04.06.2008, alle ore 20.13, si registrava la conversazione  in cui il LO GIUDICE Giuseppe contattava l’IPPOLITO Antonino e i due si davano appuntamento a Buseto Palizzolo, dove avrebbero potuto parlare di presenza; analoghe circostanze si riscontravano quando l’IPPOLITO e il LO GIUDICE si davano appuntamento nel primo caso allo svincolo di Gibellina e nel secondo caso allo svincolo autostradale di Salemi per poi andare insieme a Castelvetrano per la cena.

A tal proposito ricordo che al termine della campagna elettorale lo IPPOLITO Antonino, verosimilmente in nome e per conto del GIAMMARINARO Giuseppe mi consegnò una nota – spese dell’importo superiore ai 4000,00 euro consistente in una fattura proforma per l’affitto durante la campagna elettorale del Baglio Borgesati sito in località Salemi. Tale nota era commentata dal sottoscritto che ciò aveva anche il conforto del LO GIUDICE che si trattava di una spesa esagerata e non preventivata. Tale nota, allo stato ritengo non risulti pagata. —//

A.D.R. l’IPPOLITO Antonino, in qualità di addetto stampa del LO GIUDICE, teneva i contatti durante la campagna elettorale con le varie emittenti televisive ed era quindi lui che mi indicava importo ed emittente da saldare. —//

A.D.R. non sono a conoscenza dei rapporti tra l’IPPOLITO e il GIAMMARINARO, ma posso affermare che sicuramente l’IPPOLITO si sente affettivamente legato a tale personaggio. —//

A.D.R.: Sono a conoscenza per averne preso diretta visione del comunicato stampa redatto dallo IPPOLITO Antonino che riguardava il ringraziamento che l’onorevole LO GIUDICE esprimeva agli elettori della provincia. In quella occasione ebbi modo di esprimere parere contrario alla divulgazione del documento al predetto addetto stampa in quanto le frasi riportate davano particolare credito e gratitudine nei confronti dell’ex onorevole regionale GIAMMARINARO Giuseppe. Io esprimevo parere contrario rispetto al comunicato che l’IPPOLITO aveva prodotto ma questo non sortiva nessun cambiamento e in effetti tale comunicato veniva riportato agli organi di stampa. —//

A.D.R. sono sicuro che il comunicato stampa sia stato prodotto dall’IPPOLITO  e dubito che il LO GIUDICE abbia avuto modo di leggerlo. Io avevo modo di commentare il fatto con il LO GIUDICE dopo la pubblicazione del comunicato e entrambi eravamo amareggiati per l’accaduto in considerazione del fatto che anche lui non aveva avuto modo di leggerlo.—//

Lo stato di prostrazione psicologica ed il timore ingenerato nel LO GIUDICE dalle continue vessazioni del GIAMMARINARO Giuseppe, poste in essere allo scopo di condizionarne le scelte politiche ed indurlo alla elargizione di ingenti quantità di denaro, nella fattispecie la sopra citata somma di 200 mila euro, oltre che di altri benefici economici, veniva confermato dallo stesso deputato regionale in data 31 Ottobre 2008  al Pubblico Ministero, dott. Andrea Tarondo.

L’esponente politico aggiungeva che  circa un mese e mezzo addietro, avendo appreso dall’IPPOLITO Nino che il GIAMMARINARO era molto preoccupato per il figlio Francesco, al momento disoccupato, aveva all’uopo pensato di assumerlo presso la sua  segreteria allo scopo di tacitare l’ex sorvegliato speciale nella sua richiesta di 200.000 euro.

Il Francesco GIAMMARINARO si fece spiegare le caratteristiche dell’attività da svolgere e chiese di sapere a quanto ammontasse la retribuzione, stabilita dal LO GIUDICE intorno a 1000 euro al mese. 

Successivamente, il 30.11.2008, a Petrosino, il LO GIUDICE era stato informato dal dott. Piero BIONDO di Mazara del Vallo che il GIAMMARINARO si era lamentato con questi per l’offerta di lavoro, dicendosi  umiliato ed offeso per la retribuzione ritenuta insufficiente.

Tali lamentele  – spiegava il LO GIUDICE  – erano state esternate anche al Nino IPPOLITO dal GIAMMARINARO sempre in ragione della somma ritenuta esigua per il di lui figlio. In particolare, il GIAMMARINARO aveva detto all’IPPOLITO, con toni particolarmente accesi, che il LO GIUDICE avrebbe dovuto retribuire  il figlio per almeno 5000 euro al mese.

Infine, il LO GIUDICE non esitava  a manifestare il proprio timore per le pressioni ricevute dal GIAMMARINARO:

Sempre nella serata di ieri ho riferito di tale mio colloquio con il BIONDO al Nino IPPOLITO, il quale mi ha detto che anche con lui il GIAMMARINARO si era lamentato per la somma esigua che io avevo offerto a suo figlio. In particolare il GIAMMARINARO ha detto all’IPPOLITO, con toni particolarmente accesi, ben sapendo che me lo avrebbe riferito, che io avrei dovuto retribuire  suo  figlio per almeno 5000 euro al mese.

Mi pare chiaro che con tale richiesta il GIAMMARINARO avrebbe voluto ottenere una somma pari a quella dei famosi 200.000 euro che pretende da me.

…..Dall’esito di siffatte  indagini, è emerso il costante tentativo  da parte dell’ex sorvegliato speciale di PS di condizionare l’attività amministrativa del Comune di Salemi, partecipando occultamente alle fasi decisionali più  importanti, così ponendo in essere “…un vero e proprio condizionamento mafioso di tutta l’attività amministrativa del Comune di Salemi…”, finalizzato ad imporre, dopo l’elezione del Sindaco Sgarbi, un’influenza sull’Amministrazione Comunale di Salemi, avvalendosi della “collaborazione” sia di dipendenti e funzionari del Comune, che di Assessori e Consiglieri.

Nella nota della Squadra Mobile di Trapani, datata 03-11-2008, , si informava la Procura di Trapani  dei continui contatti tra il predetto addetto stampa del On. Pio Lo Giudice, IPPOLITO Antonino, ed il GIAMMARINARO Giuseppe al tempo utilizzatore dell’utenza mobile….intestata alla GINNIC CLUB ALICIA s.a.s. sedente in Salemi in via Ettore Scimemi n. 9.

In particolare, si aveva modo di registrare la conversazione telefonica, intercorsa tra l’IPPOLITO Antonino ed il GIAMMARINARO Giuseppe, nel corso della quale l’IPPOLITO Antonino lo informava che una riunione indetta presso l’abitazione del Sindaco era stata rimandata in considerazione del fatto che lo SGARBI era partito d’urgenza.

La costanza di tali rapporti tra l’ex sorvegliato speciale della P.S. GIAMMARINARO Giuseppe ed il sindaco SGARBI emergeva anche da un servizio di osservazione predisposto dalla Squadra Mobile di Trapani, nel corso del quale il personale di p.g., al fine di dare riscontro alla conversazione telefonica  intercorsa tra IPPOLITO Antonino e SGARBI Vittorio, si appostava presso l’albergo denominato Giardino di Costanza della catena alberghiera Kempiski sito in Mazara del Vallo.

In particolare, si aveva aggio di rilevare l’arrivo in quell’albergo del GIAMMARINARO Giuseppe a bordo di Mercedes CLS  targata….. intestata alla citata GINNIC CLUB ALICIA s.a.s. , via Ettore Scimemi n. 9 di Salemi, guidata da soggetto riconosciuto per il più volte citato ARDAGNA Nicolò Domenico, nato a Salemi il 30.01.1965, ivi residente nella via Cremona nr. 67, fidato prestanome  – come si è esposto in apposito capitolo della presente proposta – del GIAMMARINARO Giuseppe.

Si registrava altresì la presenza davanti l’ingresso dell’albergo del GIAMMARINARO Giuseppe intento a conversare con soggetto individuato per SAVALLE Giovanni, mentre pochi minuti dopo si vedeva  sopraggiungere lo SGARBI Vittorio in compagnia dello IPPOLITO Antonino,  rimanendo a conversare con il GIAMMARINARO e il SAVALLE.   

Ancor più pregnanti e recentissimi elementi di valutazione in ordine  a siffatta condotta del GIAMMARINARO Giuseppe, si traggono poi dall’analisi degli atti relativi al  procedimento penale n. 11383/09 RG ignoti, della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo,  iscritto inizialmente  per il reato di cui agli artt. 612 c.p. e 7 d.1. 152/91, atteso che il procedimento aveva  per oggetto una serie di minacce perpetrate (alcune lettere anonime contenenti minacce di morte) nel corso del 2009 in danno di Vittorio SGARBI, Sindaco dell’amministrazione comunale di Salemi,  ed archiviato dal Giudice per le Indagini Preliminari in data 22 settembre 2010.

Invero, nella richiesta di archiviazione del 6 settembre 2010, il Pubbico Ministero,  Dr. Carlo Marzella, pur rappresentando di non aver acquisito elementi idonei a individuare la provenienza delle numerose minacce anonime di cui è rimasto vittima Vittorio SGARBI, precisava  come le risultanze investigative, avessero, comunque “..delineato un contesto ambientale in cui Pino GlAMMARINARO, già processato ed assolto per reati in materia di criminalità organizzata, ha inciso in modo significativo su alcune delibere del Comune di Salemi guidato da Vittorio SGARBI…” .

L’attività criminosa aveva inizio il 4 giugno 2009, quando veniva recapitata alla sede della Polizia Municipale di Salemi una busta contenente una testa di maiale e un manoscritto anonimo dal contenuto intimidatorio, indirizzato a SGARBI.

Successivamente, il 28 luglio 2009 veniva rinvenuta una carcassa di cane morto nei pressi dell’ufficio di gabinetto del sindaco di Salemi.

Vittorio SGARBI, convocato presso la stazione Carabinieri di Salemi, riferiva di essere stato oggetto di una serie di minacce anche telefoniche, sin da quando aveva assunto la carica di Sindaco del Comune di Salemi.

Veniva, pertanto, avviata un’attività di intercettazione telefonica sulle utenze in uso alla parte offesa Vittorio SGARBI e ad alcuni dei suoi collaboratori.

La Procura di Palermo sottolineava  come, dalle indagini svolte, fosse incidentalmente “emerso un intenso e costante condizionamento dell’attività amministrativa del comune di Salemi da parte di Giuseppe GIAMMARINARO, ex deputato dell’Assemblea Regionale Siciliana, già sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale per la durata di quattro anni…”.

Secondo il Pubblico Ministero della D.D.A. veniva “raggiunta la prova di questa costante influenza esercitata da Pino GIAMMARINARO sull’amministrazione comunale di Salemi”. 

Dalle intercettazioni e dalle altre indagini svolte  –  osserva la Procura di   Palermo  –  è, infatti, emerso che la candidatura alla carica di Sindaco di Salemi di Vittorio SGARBI è stata sostenuta proprio dal GIAMMARINARO Giuseppe, che ha appoggiato il noto critico d’arte durante la campagna elettorale (dichiarazioni rese da Oliviero TOSCANI, ex assessore della Giunta di Salemi guidata dal medesimo SGARBI).

Una volta insediata la Giunta comunale, il GIAMMARINARO avrebbe addirittura partecipato, senza averne alcun titolo politico o istituzionale, a diverse riunioni della Giunta, allo scopo di indirizzare le decisioni dell’organo amministrativo.

Sul punto, la prefata A.G. menzionava principalmente  le dichiarazioni rese al pubblico ministero da Oliviero TOSCANI, ex assessore della Giunta di Salemi guidata dal medesimo SGARBI e il contenuto di una serie di telefonate intercettate  dai  Carabinieri di Salemi e compediate nella nota del  22/10/2009 e nella Informativa del 27 maggio 2010.

Anche secondo gli operatori di p.g. dell’Arma “… l’attività tecnica ha permesso di intercettare una  fitta serie di conversazioni  telefoniche su temi – spesso delicati – che riguardano il Comune, intercorse tra amministratori comunali ed altri  soggetti,  i quali,  sebbene ufficialmente non abbiano alcun titolo per intervenire nell’amministrazione della cosa pubblica, partecipano alle fasi decisionali più  importanti, o peggio,  talvolta, risultano essere gli unici ed incontrastati decisori”,  ritenendo del tutto fondata l’ipotesi investigativa secondo la quale esista  “…un vero e proprio condizionamento mafioso di tutta l’attività amministrativa del Comune di Salemi…”.

Analogamente  significativo  è quanto accaduto il 18 ottobre 2009, data  in cui il citato Antonino IPPOLITO ( di cui si è evidenziato nelle pagine precedenti il ruolo di portavoce dell’On. Pio LO GIUDICE e di contiguità allo stesso GIAMMARINARO ) e l’assessore Antonina GRILLO manifestavano tutta la loro preoccupazione, in quanto avevano appena saputo che Pino “manicomio” (soprannome di GIAMMARINARO accertato nel corso delle intercettazioni) avrebbe addirittura predisposto alcune deleghe da far firmare al Vittorio SGARBI, appena questi fosse giunto all’aeroporto.

Si trattava della partecipazione di Salemi ad una un’iniziativa dei Comuni del Belice, denominata “Unione dei Comuni”, per cui gli enti locali aderenti avrebbero ricevuto diversi milioni di Euro in finanziamenti, tra cui anche quelli previsti per  i festeggiamenti del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia.

Il GIAMMARINARO, battendo sul tempo il vice Sindaco FAVUZZA (che aspirava ella stessa ad essere il referente per l’”Unione dei Comuni”), dopo un’assenza di SGARBI per diversi giorni,  attendendo il Sindaco al suo arrivo all’aeroporto di Palermo ed accompagnandolo a Salemi con la propria autovettura, ne aveva approfittato per tentare di fargli firmare una delega che designava quale rappresentante l’Assessore CALISTRO (cognato del GIAMMARINARO ).

Del resto, la sequela di conversazioni che si riportano di seguito, a titolo esemplificativo, dimostra come dipendenti del Comune di Salemi o rappresentati politici dello stesso Ente informassero e consultassero, con cadenza quasi giornaliera e sistematica,  il GIAMMARINARO in ordine a qualunque decisione politica da intraprendere concernente l’amministrazione cittadina, notiziandolo  anche sulle  iniziative del Sindaco SGARBI, allo scopo di conoscerne il parere e ricevere direttive in merito.

Infine. L’”addetto” ritiene di muovermi offesa definendo la mia attività giornalistica come l’esercizio di una azione antimafia. Non mi offendo e però non ho bisogno di questa etichetta, svolgo il mio lavoro di giornalista con coscienza e professionalità, non ho bisogno di passare come giornalista dell’antimafia, perché ritengo che si è antimafiosi a prescindere, sono contro la mafia perché credo nella nostra Costituzione, nelle Istituzioni libere e democratiche, nella libertà, è per queste ragioni che cono antimafioso perché la mafia e le mafie sono il contrario di tutte queste mie convinzioni. Non so l’”addetto” a cosa crede e a cosa si ispira, ritengo che vive molto della sua presunzione e della sua arroganza, vive, lui, e non altri, secondo precise “tesi”, che sono quelle di portare comunque acqua al suo mulino, atteggiamento che però spesso finisce con il rischiare di non essere rigorosa espressione di legalità.

Tanto dovevo, Rino Giacalone

Milano 31 maggio 2011 .