Noi ti rifiutiamo: Napoli ai miracoli di B. non ci crede più

Quando, passate le cinque della sera, Silvio Berlusconi atterra a Napoli è scuro in volto. La città è ancora sommersa dai rifiuti, l’invio dell’esercito, mortificato dalla propaganda elettorale è stato un fallimento. E ora contro la monnezza si protesta, non solo nei quartieri popolari, ma al centro e nelle zone bene. Al rettifilo la gente ha riversato cassonetti e sacchetti per la strada, così a Via Arenella e Salvator Rosa, finanche i borghesi della Riviera di Chiana hanno dato vita al loro monnezza day. Un disastro, uno spettacolo che mai il Cavaliere avrebbe voluto vedere, la monnezza c’è finanche a Fuorigrotta, dove Silvio deve tenere il suo discorso. E il volto dell’uomo dei miracoli si rabbuia ancora di più quando gli uomini del suo staff gli comunicano che all’ingresso del padiglione 6 della Mostra d’Oltremare dove tra poco dovrà parlare, ci sono tafferugli e scontri con la polizia. “Sono i centri sociali”, gli sussurra qualcuno all’orecchio qualche collaboratore.
Non è così. In strada ci sono gli operai della “Fincantieri”, azienda con forte partecipazione dello Stato, da mesi 600 di loro sono in cassa integrazione, 2mila con l’indotti. Un esercito di uomini senza alcuna prospettiva. E poi le “mamme vulcaniche”, donne che da anni protestano contro le discariche. “A munnezza portala ad Arcore”, urlano in coro. Sono un centinaio di persone, pochi giovani, tanti uomini oltre la quarantina. Come i lavoratori della “Vodafone” e quelli che implorano “non chiudete il mercato del pesce, 400 lavoratori sono a rischio”. . “E’ la Napoli dei drammi sociali, alla quale Berlusconi risponde con le solite invettive (“toghe rosse, Ballarò, Anno Zero, i comunisti”) e un nutrito repertorio di barzellette. Molte già sentite, come quella sulla Iervolino, che “è incazzata perché quando si guarda allo specchio vede la sua faccia”. Quella sulla ragazza incontrata in aereo “che legge con intensità un libro sull’amore. C’è scritto che gli arabi sono infaticabili sessualmente, mentre i napoletani esprimono trasporto sentimentale”. Ebbene, dice Berlusconi, “io mi chiamo Mohammed Esposito”. Roba vecchia, Berlusconi è ormai ridotto come un comico del “Salone Margherita”, il vecchio café chantan di Napoli, che ripete all’infinito il suo repertorio. Ottimismo è la parola d’ordine. “Non siate musoni come quelli di sinistra – dice il Cavaliere – loro sono sempre tristi, antropologicamente diversi da noi”. E ottimismo trasuda il video che Gianni Lettieri ha preparato per la sua campagna elettorale. Immagini da Napoli cartolina, pizza, pasta e putipù, colonna sonora di un inconsapevole Pino Daniele, e poi Totò, la Loren-pizzaiola, De Filippo (Luca, il figlio di Eduardo, ha dichiarato il suo voto per Morcone e il centrosinistra), Peppe Barra (che ieri, invece, era al lungomare a cantare per Luigi de Magistris), finanche la faccia di Giorgio Napolitano viene usata per la propaganda. Non ci sono i volti degli operai delle fabbriche di Calitri, Avellino, che sono chiuse, fallite. Gianni Lettieri, l’uomo nuovo destinato a far rinascere Napoli, è il proprietario. Arriva Berlusconi e in sala una donna che cerca di srotolare uno striscione (“Silvio la vera metastasi d’Italia”) viene strattonata dal servizio d’ordine, buttata a terra, portata fuori. Accanto a sé Berlusconi ha tutto il nuovo sistema di potere della Campania: Nicola Cosentino, salvato dall’arresto per camorra dal voto della Camera, Gigino Cesaro, che presiede la Provincia e ha problemi di camorra pure lui, Gianfanco Rotondi (raggiante quando Silvio annuncia che aumenteranno i posti di sottosegretario) e il giovane presidente della Regione Stefano Caldoro. In sala, fremente, la giovanissima Francesca Pascale, oggi fa l’assessore alla Provincia, ieri era la leader dei comitati “Silvio ci manchi” e una apprezzata starlette di “Telecafone” (“si abbassa la mutanda si alza l’auditelle”, cantava). E’ la nuova Napoli. Quella che Silvio vuole a tutti i costi. “Perché qui e a Milano – scandisce – che si gioca la partita più importante. E’ importante vincere al primo turno, perché da queste due città verrà il sostegno al governo”. E giù con le promesse: i 72 punti annunciati dal candidato Lettieri e la sospensione della Tarsu (la tassa dell’immondizia) fino a quando Napoli non sarà pulita. E poi leggi speciali per la città e un decreto (del quale non vi è traccia a Palazzo Chigi) per la sospensione degli abbattimenti
delle case abusive. E’ l’appello finale, quello che più inquieta la Napoli civile. L’appello al ventre molle della città, quello che vive sempre in bilico tra legalità e illegalità. Nel Padiglione 6 ci sono elettori di centrodestra che mostrano cartelli contro la Lega e Calderoli per il loro mal di pancia sulla sanatoria annunciata. Ma Berlusconi serra le fila: “Chiamate anche le vostre vecchie fidanzate, portatele a votare. Dobbiamo vincere, Napoli non può essere irriconoscente verso il centrodestra e verso Silvio Berlusconi”. Perché lui ha ripulito la città in 58 giorni, ripete come un mantra. Mentre Napoli sommersa dai rifiuti si prepara ad un’altra notte di roghi e diossina.
( Il Fatto Quotidiano 14-05-2011)