Matteo, ‘u siccu, e la pasta.

Sarà un intenditore di arte, conosce i segreti dell’archeologia, tanto da esserne, a modo suo, particolare cultore, per alimentare i suoi traffici illegali o dovendo scegliere obiettivi da colpire col tritolo mafioso come è accaduto nella terribile primavera ed estate del 1993, con le bombe piazzate a Firenze, Milano e Roma, ma di cucina e piatti tipici, Matteo Messina Denaro, il super boss latitante dal 1993, originario di Castelvetrano, terra del Belice, non ne capisce molto. A parte la sua altra passione per lo champagne, che sa anche come degustare per apprezzarne il perlage, ha un po’ di confusione per quanto riguarda la differenza tra i primi piatti e tra quelli propri della tradizione italiana. E così confondendo l’amatriciana con la carbonara nel 1992 mandò all’aria il tentativo di appostamento per uccidere a Roma il giudice Giovanni Falcone. Si potrebbe dire “benedetta confusione”, purtroppo la mafia presto si riorganizzò, e uccise Falcone, sua moglie, Francesca Morvillo, e gli agenti di scorta, con la bomba piazzata sotto l’autostrada di Capaci.

Prima di quel botto a Roma si era trasferito un commando organizzato per uccidere il giornalista Maurizio Costanzo e il giudice Giovanni Falcone. Ne facevano parte Giuseppe Graviano, Renzini Tinnirello, Matteo Messina Denaro, ed i soggetti che dopo l’arresto passarono dalla parte della collaborazione con la giustizia, Cristoforo Cannella, Francesco Geraci, Vincenzo Sinacori. A Falcone andavano a cercarlo nei ristoranti. Dapprima Giuseppe Madonia e Leoluca Bagarella tenevano sotto controllo il famoso ristorante di “Sora Lella”, Messina Denaro invece teneva sott’occhio il ristorante “L’amatriciana” nel quartiere Prati. Fecero numerosi appostamenti all’inizio del 1992, sera dopo sera loro erano lì, ma non c’era Falcone. Tempo dopo Matteo Messina Denaro scoprì di avere sbagliato locale, non doveva cercare “L’amatriciana” ma semmai “La Carbonara”, da tutt’altra parte rispetto al quartiere Prati, il locale “giusto” si trovava a Campo dei Fiori, ed era spesso lì che nella serate romane, a fine giornata di lavoro che Falcone si recava. Messina Denaro ha fatto confusione di pasta, ma poi Totò Riina mise ogni cosa purtroppo a posto. Diede ordine ai commandos  di rientrare in Sicilia, “abbiamo trovato cosa fare”. Il tritolo a Capaci.