Ultimo naufragio: Pantelleria

L’immagine più straziante è quella di un giovane padre con in braccio il figlio. La barca è tutta incrinata su un lato, attorno le onde sono alte,di fronte gli scogli di Pantelleria. L’uomo è terrorizzato, si sente perso, ma una cosa ha ben chiara nella mente: salvare il suo bambino. Sulla barca, stipati in poche decine di metri insieme ad altri 192 disperati,di bambini ce ne sono sei. Tutti terrorizzati da quel mare che non hanno mai visto. Vengono dal deserto, fuggono dalla guerra in Libia. Hanno pagato gli scafisti e lottato col mare per cinque giorni e cinque notti. Sono i brutti sporchi e cattivi che l’Italia non sa accogliere, l’Europa respinge, e la Lega semplicemente odia. Sono i disperati che “bisogna respingere”, dice un ex ministro, nientemeno che alla Giustizia, come Roberto Castelli. Che nei giorni  scorsi si è rammaricato, perché “non possiamo sparargli per ora”.un altro suo compare in camicia verde, Francesco Speroni, che siede nei banchi dell’europarlamento, è pronto ad imbracciare il mitra. Si, usiamo la mitraglia contro quel bambino in bilico tra mare e scogli. Quello di Pantelleria è l’ultimo naufragio nel Canale di Sicilia.Un mare pieno di morti, 16mila dal 1998. Donne, giovani,bambini, uomini inghiottiti dalle onde e uccisi dall’indifferenza.

Il barcone era partito da Tripoli cinque giorni fa. A bordo quasi duecento persone, 11 donne, sei bambini. Tutti fuggiti dalle atrocità della guerra civile in Libia. Il barcone viene individuata dalla Guardia Costiera, affiancato da una motovedetta e guidato verso l’approdo a Pantelleria. Le condizioni del mare sono pessime, c’è vento, ad un certo punto l’imbarcazione va “fuori rota” e finisce sulla scogliera in contrada Arenella. A bordo è il panico, dalla riva vengono lanciati salvagente e cime per aiutare chi cade in mare. Dalle onde spuntano le mani di uomini aggrappati alle funi e tirati a riva, altri terrorizzati sulla barca incrinata su un fianco. Marinai, poliziotti e carabinieri si lanciano in acqua per aiutare chi non ce la fa. Ore di lavoro. Muoiono due donne, giovani, scagliate contro gli scogli e poi trascinate a fondo dalle onde. I loro corpi vengono recuperati  e portati a riva. Ci sono anche due dispersi. Ma forse le vittime sono quattro, avvertono dalla procura di Marsala. C’è anche uno “scafista”, lo arrestano. Sono i superstiti ad indicarlo ai carabinieri. E’ l’ultimo anello della catena  dei trafficanti di uomini che sulle sponde libiche e tunisine stanno facendo affari d’oro in questi mesi.

Tragedie, mentre l’Europa ancora si divide e non riesce a trovare una linea comune. Vani gli appelli del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che auspica “soluzioni concordate a livello europeo”. Perché dopo la Francia e la Germania anche il Belgio annuncia il controllo dei turisti alle frontiere . paletti e resistenze  che spingono il ministro Roberto Maroni a parlare di “fine dell’Europa”. “Ci sono regole sulla libera circolazione, o sospendono Schengen o non possono non farli entrare. Mi auguro che non si arrivi alla sospensione perché sarebbe la fine dell’Europa”. Ma è il rapporto con la Lega a provocare crepe nel governo. Berlusconi si barcamena, si dice fiducioso sull’impegno dell’Europa, sulla libera circolazione assicura “c’è una collaborazione assolutamente piena e la Commissione ha certificato che il permesso di soggiorno temporaneo funziona”. Poi per placare la Lega e i governatori del Nord, dice che i permessi, 10mila tra una settimana, e l’accoglienza non sono l’unica strategia del governo italiano per superare l’emergenza. Da alcuni giorni, spiega Berlusconi, “con due voli al giorno abbiamo cominciato i rimpatri” così come a Tunisi “abbiamo detto, ed è stato detto anche da Barroso con grande chiarezza, che l’Europa è pronta ad aiutare l’economia del paese soltanto se la Tunisia si impegnerà nel contenere quello che fino ad oggi è stato vero e proprio tsunami”.

Europa e Italia alla deriva, incapaci di offrire soluzioni e di parlare all’altra sponda del Mediterraneo. La politica italiana che urla parole di odio e razzismo per meri poteri elettorali. Ma c’è una immagine di quest’ultima tragedia che si incarica di salvare la faccia del nostro Paese. Si vede un carabiniere fradicio di acqua di mare con in braccio un bambino di colore appena strappato alle onde. Ci sono i fotografi e l’uomo abbassa gli occhi. Per pudore, forse per nascondere la sua commozione.

(pubblicato su Il fatto Quotidiano il 14 aprile 2011)