L’opportunismo futurista

 

(di Elia Fiorillo)

 Chi è il futurista? Niente a che vedere con Filippo Tommaso Marinetti ed il suo movimento futurista o con le vicende di Fini e compagni.  Il soggetto in questione è uno che cerca d’interpretare il futuro per posizionarsi in tempo. Un costruttore d’opportunità – meglio opportunismi  – che lavora  più sui possibili scenari futuri che non sull’impegno quotidiano e su posizioni ideali. Il suo tempo lo passa a capire come sarà composta la prossima leadership della congrega, del partito, del movimento per potersela ingraziare prima che le luci della ribalta la illuminino. Soprattutto prima che  il designato capo in pectore, o presunto tale,  possa fare la conta sui fedelissimi su poggiarsi. Il soggetto di cui stiamo parlando per vocazione è un “realista”, nel senso che è fedelissimo al capo del momento fin che questi è in sella. Quando il potere vacilla allora è il primo a differenziarsi, a prendere le distanze. Lo fa con naturalezza, senza porsi alcun problema di coerenza. Come se dal primo momento avesse contestato la politica del re, i suoi costumi, le sue strategie. Non gli sfiora manco per un secondo il pensiero che certe scelte le ha anche suggerite lui. E’ stato, comunque, il plaudente tra i plaudenti. Per mesi si era vantato di essere l’amico, il mentore,  più caro del principe; il suo suggeritore e stratega. No, da questo punto di vista la memoria non l’aiuta. Nei giorni del tracollo di colui che fu il capo indiscusso lui, il futurista, è il più intransigente avversario e ricorda con puntigliosità tutti gli errori commessi e, per converso, le posizioni virtuose e vincenti  che lui aveva proposto, ovviamente non ascoltato, anzi deriso e scacciato via. 

            Non c’è dubbio che il tempismo è un elemento essenziale non solamente per il raggiungimento del così detto potere. Puoi essere intelligente, illuminato eccetera, ma se non riesci a misurare i tempi della tua azione, a calibrarli tenendo conto degli eventi che sono intorno a te, quasi certamente non centri l’obiettivo. Il nostro uomo opportunista-futurista in fatto di tempismo è un cronometro svizzero. Sa quando deve elogiare e quando deve svicolare; quando battere le mani a scena aperta e quando tagliere la corda senza un minimo di rimorso. Da questo punto di vista è un vero genio. Mai nemmeno un piccolo scrupolo di coscienza, mai un rimorso. E perché mai? Se il suo obiettivo è il potere, è essere sul palcoscenico comunque tra gli attori, tutto è lecito e non c’è mai tradimento o morale da rispettare. “Rivoltatela come più vi pare – scriveva Bertold Brecht -, prima viene lo stomaco, poi viene la morale”.

             Il futurista non è uomo di opposizione. La stessa parola minoranza lo fa rabbrividire. Nel suo vocabolario non esiste. Per pura combinazione ci si può pur trovare in minoranza, ma non per molto. Il salto di qualità o di potere riesce a farlo con una naturalezza disarmante. A volte scientemente va all’opposizione, ma quando gli conviene, quando sa che per poter raggiungere le mete del paradiso non può fare a meno di passare per l’inferno. Ma per poco, per quel tanto che basta per emendarsi, se è il caso, per poi fare il grande salto. Insomma, l’opposizione è solo il trampolino di lancio della sua vocazione-passione che è sempre il posto al sole, costi quel che costi.

             La domanda da porsi è come mai il Capo non prende le distanza dal futurista-opportunista. In verità ci sono capi e capi. In una democrazia matura e funzionante il nostro uomo – o donna – “passepartout” di problemi ce ne ha di seri. E’ difficile da un giorno all’altro dire tutto il contrario di quello che si era sostenuto solo una manciata d’ore prima. I convincimenti e le azioni sono importanti. Ed il vertice, la leadership,  è la sommatoria non casuale di convincimenti e di conseguenti azioni coerenti, nel rispetto assoluto delle regole del gioco che sono alla base di tutto. Quando, invece, le norme è possibile aggirarle come se niente fosse, i comportamenti virtuosi sono optional da non tenere in considerazione e la scalata al potere avviene per strane strade in cui la democrazia è solo una bella facciata da invocare sempre, ma da non praticare, allora si può ben comprendere il perché l’opportunista futurista è vincente. Perché in questo caso il dibattito ed il confronto democratico non ci sono. Chi prova a farlo è immediatamente giudicato un nemico da abbattere, mentre chi elogia e batte le mani sempre e comunque è l’amico fedele da premiare sempre. Francamente ci preoccupano i tanti opportunisti-futuristi presenti attualmente in politica nel nostro Paese. Sono un significativo indice che le cose non vanno per il verso giusto e che la democrazia corre pericoli seri.