Kinisia, tra tunisini e amianto.

(di Jana Cardinale)

La tendopoli di Kinisia, quindi, realizzata nei pressi dell’aeroporto “Vincenzo Florio”di Trapani Birgi per ospitare 700 immigrati tunisini sbarcati nelle settimane scorse a Lampedusa, sarà trasformata in Centro per l’identificazione e l’espulsione. Si tratta del terzo “Cie” dopo quelli di Palazzo San Gervasio (Potenza) e Santa Maria Capua Vetere (Caserta).

Per il cambio di destinazione, tuttavia, saranno necessarie alcune trasformazioni strutturali e il rafforzamento delle misure di protezione e sicurezza del campo. La decisione è stata assunta pochi giorni fa, dopo un approssimarsi di notizie sempre molto approssimative sul sito e su quanto vi si verificava. Alla tendopoli, com’è noto, sono stati alloggiati i migranti sbarcati a Lampedusa nelle scorse settimane, e nelle scorse giornate sono stati distribuiti ai richiedenti i famosi permessi di soggiorno che consentono la libera circolazione in Europa e che tanti problemi hanno causato nei rapporti tra L’Italia e la Francia. Con una nota, sull’argomento, era intervenuta la Cgil: “Non si capisce cosa stia accadendo nell’aeroporto Falcone-Borsellino di Palermo dove nei giorni scorsi è arrivato un pullman con a bordo alcuni migranti tunisini, scortato dalle volanti della polizia e proveniente dalla tendopoli di Kinisia a Trapani”. A denunciare la vicenda è stato il responsabile immigrazione del sindacato di Palermo, Zaher Darwish, che ha riferito: “Ci risulta che tre migranti tunisini sono stati portati in ospedale, a Palermo: due al ‘Cervello’, uno a Villa Sofia. Ma non è ancora chiaro cosa sia successo: se si sono sentiti male, se ci sono stati scontri con le forze dell’ordine, oppure perché hanno dato seguito ad atti di autolesionismo. Il pullman si trovava in un’area poco visibile, nei pressi della pista dell’aeroporto e le operazioni di trasferimento si sono svolte in gran segreto”. In sostanza il sindacato, per bocca del suo responsabile, chiedeva chiarezza su ciò che avveniva dal momento che i migranti magrebini venivano portati a Kinisia.

La tendopoli,  l’ex pista militare che ha accolto le mille persone da Lampedusa,  è stata al centro di molte polemiche, per le manifestazioni di protesta animate dai residenti vicini e per l’accavallarsi di informazioni sulla sicurezza del posto da parte delle istituzioni. Kinisia si credeva contaminata dall’eternit, coperto da uno strato di terra. L’allarme della cittadinanza sulla “inidoneità” della tendopoli impiantata nell’ex pista militare, era stato confermato dal Direttore generale di Arpa Sicilia, l’ingegnere Sergio Marino, che dopo un sopralluogo effettuato su richiesta del presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, aveva dichiarato che la discarica su cui sorge il sito era ad alto ischio di contaminazione. «I detriti e le schegge di amianto – ha affermato – sono ancora facilmente rinvenibili su tutto il terreno. L’eternit con ogni evidenza è stato “smaltito” per frantumazione e il tutto è stato malamente coperto da uno strato di terra». E mentre Lampedusa si cominciava a svuotare, a Marausa, Salinagrande, Rilievo, Locogrande e Guarrato, ad accogliere lo “sbarco” erano rabbia, timori e cortei.

“Abbiamo gridato a gran voce – spiegava Salvatore Tallarita, portavoce del Comitato osservatorio per la Contrada Trapani Sud – che non si stava seguendo la procedura prevista dalla legge per lo smaltimento dell’amianto. E abbiamo avuto conferma che i nostri sospetti erano fondati”. La pista di Kinisia si trova in una sorta di deserto. Sullo sfondo, le colline trapanesi e qualche pala eolica. In mezzo, il nulla. Non un albero, non un riparo. Solo massi e qualche timido accenno di coltivazione. Novanta le tende e pochissimi i wc chimici. “In ogni tenda – diceva ancora Tallarita – saranno letteralmente ammassate dalle otto alle dodici persone, per un totale di circa mille profughi in condizioni disumane. Non ci sono servizi igienici adeguati, non si capisce come raccogliere le acque reflue, manca l’acqua”.

 “Questa gente – incalzava Francesca Rindinella, sempre del Comitato – verrà rinchiusa dentro una camera a gas, per di più ad alto rischio di cancro. Quando arriverà il caldo scapperanno tutti. Il nostro non è razzismo. Siamo solo convinti che accoglienza non possa significare esclusione. Al più presto tradurremo in arabo i nostri volantini, per trasmettere anche ai profughi il nostro messaggio”.

“Vorremmo non essere fraintesi dal resto d’Italia – commentava infine il segretario provinciale della Cisl Giovanni Marino – e dagli stessi immigrati. Noi siamo abituati da sempre a convivere con profughi, clandestini e richiedenti asilo, ma non vogliamo vedere il nostro territorio trasformato in una “Lampedusa in terra”. Lo sviluppo trapanese si è basato negli ultimi anni sul turismo. Fino ad ora siamo stati ai margini dell’economia italiana e adesso che ci troviamo al centro degli avvenimenti mondiali rischiamo, paradossalmente, di essere penalizzati ancora di più». Anche il sindaco di Trapani, Girolamo Fazio, ha condiviso la preoccupazione dei cittadini e della gran parte dei rappresentanti politici. «Chi ha operato la scelta di Kinisia o non conosce il sito o ha ritenuto di risolvere così il problema immediato di dove “stipare” tutta questa gente. Non si può pensare di scaricare solo sulla Sicilia il peso dell’emergenza. Il nostro territorio, che faticosamente ha tentato di riprendersi, rischia di tornare nel baratro di un futuro senza prospettive di sviluppo. Ci aspettiamo che il Governo si renda conto della situazione e si attivi per evitare che diventi esplosiva». Intanto, dopo le proteste e le preoccupazioni manifestate in ogni occasione utile, è intervenuto il prefetto Giuseppe Caruso, commissario per l’emergenza immigrazione: “Risulta destituita di fondamento la notizia segnalata con una lettera inviata dal presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, al ministro degli Interni e a me secondo cui sarebbero state rinvenute grandi quantità di amianto nel sito prescelto per la realizzazione di una tendopoli destinata a ospitare i migranti in località Kinisia. Le tre aree dove sono state trovate tracce di amianto e che sono già state sottoposte a sequestro si trovano infatti a oltre un chilometro di distanza dal sito dove è stata allestita la tendopoli”.

Il prefetto ha infine sostenuto che piccole tracce di amianto che erano state trovate nel sito sono già state rimosse e l’area e’ stata bonificata da un nucleo specializzato dei vigili del fuoco.

Anche il sindaco di Marsala, Renzo Carini, era stato sul posto prima del contestato arrivo degli immigrati e, acclamato dai residenti, aveva sottolineato l’impossibilità di accogliere in modo dignitoso e sicuro le tante persone in cerca di sostegno e sollievo.