Illegittimo parcheggiatore…

(di Marina Bisogno)

Napoli, via Nazionale, a pochi metri dalla celebre pizzeria Pellone, che attira non solo fiumi di napoletani, ma sbalordisce gli stranieri e ne risveglia il palato. Uno dei tanti orgogli nostrani, una realtà nella realtà, capace di farti dimenticare lo squallore e la “munnezza”. Napoli è una maestra in questo.

La gioia per l’ottima cena non basta a nascondere l’ennesima “camorra” quotidiana, a cui la città è  tristemente abituata. Via Nazionale in una sera qualunque di Aprile. Il parcheggio si paga dalle 08.00 alle 20.00.

 A. guarda l’orologio: sono le 20.10, per una sera potrà risparmiare qualche euro, visto che non ha un lavoro stabile e la vita a Napoli, con tutti i costi e i mancati servizi, è difficile da sostenere. A. si allontana, cena con soddisfazione, crede che una pizza del genere non potrà mangiarla in nessun altro luogo del mondo, pensa che certi sapori si impossessano della memoria, che potrebbe rinunciare a tante cose ma non quel piacere sublime del palato, che è la cartolina di una città osannata, sognata,  che, però, si conosce fino in fondo solo se ci si vive. Via Nazionale, ore 21, A. sorride, è stata una bella serata e si avvia alla macchina. Apre lo sportello, si sistema il sediolino ma proprio quando sta per mettere in moto gli si avvicinano due tizi: stessa andatura dinoccolata, stessa espressione cagnesca, stessa prepotenza. A.capisce al volo: parcheggiatori abusivi, vampiri scesi a sostituirsi allo Stato per riscuotere, per affermare una supremazia illegittima. 

A. sa come comportarsi, è cresciuto per strada, certi atteggiamenti ha imparato a riconoscerli, a sondarli, a contrastarli. Uno dei ceffi vuole i soldi del parcheggio. Il messaggio è chiaro, il titolo meno. Perché A. dovrebbe pagare? Eppure il cartello è chiaro: dopo le 20.00 il parcheggio è gratuito.  A. abbassa il finestrino, azzarda in dialetto “uaglio’ nun m ricer nient ma nun teng spicc”.  Silenzio: da quando il “parcheggiatore” si è avvicinato non ha aperto bocca eppure il messaggio era lampante. Fa segno con la mano, autorizza A. a lasciar perdere ed andare via, d’altronde quando A. è arrivato lui non c’era nemmeno. Il parcheggiatore è saltato fuori dal buio, col suo assistente. Montano non appena scatta l’ora x e si muovono fra le macchine come i supervisori d’eccezione. A. accelera e se ne va. D’altronde perché avrebbe dovuto pagare?