Delitto Rostagno: la chiesa che accolse le spoglie di Mauro

Il ricordo è nitido nella memoria di Chicca Roveri per quella drammatica sera del 26 settembre 1988 quando le uccisero il suo compagno, Mauro Rostagno, 46 anni, sociologo e giornalista, si divideva tra la comunità Saman di Lenzi, davanti la quale fu ucciso dai sicari mafiosi, e la tv privata Rtc di Nubia. «Ero in comunità – dice – ho sentito nitidamente dei colpi di fucile, pensai a dei cacciatori, salgo su una scala che va in terrazza per vedere e vedo Monica Serra giungere verso la comunità, grida che c’è stato un incidente, che Mauro ha avuto un incidente. Non la vedo sporca di sangue e penso che possa avere avuto un malore, un infarto, e infatti scendo e cerco l’auto nel parcheggio della comunità ma non la trovo e allora mi gridano qualcosa, l’auto che è ferma più giù, sulla strada. Vado verso l’auto e trovo Mauro, capisco cosa è successo, mi siedo in braccio a lui e dalla mano gli sfilo, mentre gli parlo, la fedina che c’eravamo scambiati da poco, un suo regalo. Non so – prosegue – quanto tempo trascorre e sento un carabiniere avvicinarsi e dire che è stato un incidente, e allora grido, alzo la voce, dico che quello non è stato un incidente».

Chicca Roveri mercoledì è stata sentita in Corte di Assise, dai giudici che stanno processando gli imputati del delitto, Vincenzo Virga, mandante, e Vito Mazzara, esecutore: «Non mi diedero tempo di abbracciare mia figlia Maddalena quando tornai in comunità, i carabinieri mi dissero di andare alla stazione di Napola, oggi posso dire che la mia sensazione fu quella che mi volevano fare allontanare presto dalla comunità». «I carabinieri nemmeno mi sentono, tanto che nei verbali nemmeno risulta che io sono stata per ore presso la stazione di Napola».

Anomalie. Una tra le tante. Perchè il racconto di Chicca Roveri ai giudici ne svela un’altra. «Con Cardella (Francesco ndr) eravamo andati all’obitorio e già lì avevamo sentito un carabiniere dire di droga, dollari e altro trovati nella borsa di Mauro, cosa subito smentati dal magistrato ai giornalisti che avevano raccolto questa bugia, sulla strada del ritorno siamo stati fermati ad un posto di blocco. Ho saputo poi che poco distante dal luogo in cui ci avevano fermati c’era la cava dove i killer di Mauro erano andati a bruciare l’auto usata per fuggire. E allora oggi come allora mi chiedo come sia possibile che l’auto dei sicari è passata e noi invece siamo stati fermati?».

I carabinieri nel giro di qualche mese dissequestrarono l’auto appartenuta a Rostagno e sulla quale quella sera fu ucciso. «Ce la ridiedero nel dicembre 1988 – ricorda ancora la Roveri – ricordo che dal lato passeggero non era danneggiata, c’erano delle lacerazioni sul tetto e ovviamente i fori nel sedile di guida e il lunotto sfondato, fino al 1996 l’abbiamo tenuta in un garage a Milano, la prestai anche ad un ospite della Saman, tempo dopo ne ordinai la demolizione. Se volevano averla epr fare dei riscontri potevano certamente averla a disposizione, ma nessuno me l’ha mai chiesta nemmeno quando le indagini furono riaperte».

Altri momenti tristi ricordati da Chicca Roveri. «C’erano i sindaci di Trapani e Valderice che non ne volevano sapere di ospitare i funerali di Rostagno, ricordo che la sera del delitto c’era Consiglio comunale a Trapani e i lavori proseguirono nonostante la notizia del delitto, fu padre Adragna a dire che Mauro avrebbe avuto in Cattedrale il suo funerale».